Godfather of Harlem 2: il furioso ritorno di Bumpy Johnson [RECENSIONE]

Su Disney Plus è arrivata la seconda stagione dell'apprezzatissima Godfather of Harlem. Ecco la nostra recensione.

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Dopo il grandissimo successo ottenuto dalla prima stagione di Godfather of Harlem, serie crime di Epix che racconta le avventure di Ellsworth “Bumpy” Johnson, uno dei criminali più influenti e potenti degli Stati Uniti dello scorso secolo, ecco che finalmente possiamo parlarvi anche della seconda, da poco rilasciata nella sua interezza su Disney Plus.

Come la precedente, anche questa stagione, brilla per un cast davvero di alto livello: Forest Whitaker, Vincent D’Onofrio, Chazz Palminteri e Giancarlo Esposito guidano un gruppo di ottimi giovani attori emergenti e talentuosi che tengono il passo con i loro colleghi ben più esperti riuscendo a regalare momenti di altissimo livello interpretativo, non così comuni nelle serie TV.

Godfather of Harlem 2: La Trama

Ritroviamo Bumpy, leader della criminalità nera di New York, nella situazione ben poco invidiabile nella quale lo abbiamo lasciato. Le 5 Famiglie hanno infatti scoperto che ha ucciso un Uomo d’Onore, Richie Zambrano, ed ora il criminale ha una taglia sulla testa, che lo costringe a scappare. Ma, come sempre, ha un piano per ribaltare completamente le carte in tavola.

Il nodo focale attorno al quale ruota tutta la seconda stagione è la cossiddetta connessione Francese. Si tratta di un contatto con un uomo corso, Jean Jehan, in grado di portare una quantità gigantesca di droga in America direttamente da Marsiglia. Questo distrae le famiglie da Bumpy e permette a quest’ultimo di salvarsi prima e di passare al contrattacco poi. Inoltre le Famiglie vengono prese di mira da un incorruttibile e affamato procuratore distrettuale, Robert Morgenthau (Justin Bartha), che intraprende una battaglia contro la malavita newyorkese.

Saranno vitali per la storia anche le peripezie di Malcolm X e di Stella Gigante delle quali, tuttavia, possiamo dire ben poco per evitare di incappare in spoiler di sorta. Per quanto riguarda dunque la trama della seconda stagione di Godfather of Harlem, ci fermiamo qua.

Godfather of Harle 2: Il Trailer

Godfather of Harle 2: Recensione [SENZA SPOILER]

Sebbene il titolo della serie faccia pensare che tutta la narrazione ruoti attorno ad un unico personaggio, questa seconda stagione di Godfather of Harlem, ancor più della prima, trova la sua forza nella coralità. Oltre agli affari criminali di Bumpy infatti, la storia si concentra in modo importante sulla frizione tra Malcolm X e la Nazione dell’Islam e sulla figlia di Chin, Stella, disperata per la morte del suo fidanzato, Teddy, ucciso a causa di suo padre.

Ogni personaggio ha il giusto spazio che merita, cosa che rende questa serie non la classica storia di criminali e droga, ma un autentico spaccato della società americana di quegli anni. La componente legata al razzismo è infatti preponderante. Il sentimento che la popolazione nera prova, del noi contro tutti voi, diventa quasi palpabile, specie nel terzo e nell’ultimo episodio, forse i più pregni e potenti dell’intera serie. La frustrazione provata da quella gente ancora così fortemente discriminata ci viene mostrata da più punti di vista: quello criminale con Bumpy, quello religioso e sociale con Malcolm ma anche quello politico con il reverendo Adam Clayton Powell Jr.

Grande merito inoltre va dato al modo nel quale le storie vengono narrate. In questo tipo di serie, la tentazione di esaltare un personaggio negativo in quanto protagonista è sempre presente. Godfather of Harlem se ne guarda bene. Le tremende azioni compiute dai protagonisti vengono infatti mostrate in tutta la loro barbaria. Non c’è possibilità di assoluzione o attenuanti di alcun genere. Bumpy illude sè stesso dicendosi di fare tutto ciò che fa per l’amore che nutre nei confronti della famiglia. In realtà gli spettatori sanno che è solo un criminale che non ha altro nella vita se non la sua attività.

La componente umana tuttavia è presente. Il rapporto tra Stella ed Ernie che cresce col passare degli episodi, la nuova vita di Eloise che vuole essere finalmente la madre di sua figlia o le crisi di coscienza di Bumpy. In diversi momenti la serie ci vuole ricordare che quelli che vediamo sono pur sempre uomini. Ciononostante in nessun caso queste sporadiche scene fanno dimenticare allo spettatore le barbarie commesse da quei personaggi. Vuoi perchè arrivano dopo momenti di forte violenza o preparatori ad essi, vuoi perchè sono dirette e recitate in modo duro e scostante, i criminali di Godfather of Harlem non ottengono nessuna indulgenza, in nessun momento.

La componente tecnica, esattamente come la prima stagione, è di altissima fattura. Le musiche, che vanno dall’hip hop al rap passando per sporadiche comparsate anche nel Jazz e nel Blues, riescono a catapultare gli spettatori nell’Harlem criminale al centro della comunità nera americana. Stessa cosa vale per i costumi. Ogni elemento è creato in maniera precisa e dettagliata. Ogni singola scena, dialogo o ambientazione, vi poterà nel periodo nel quale questa storia si svolge.

Il lavoro sul montaggio è uno dei migliori della storia recente della televisione. Gli stacchi e le sequenze alternate permettono allo spettatore di tenere sott’occhio tutti gli avvenimenti della trama. In particolare nei momenti nei quali le situazioni concitate creano focolai narrativi in luoghi diversi di Harlem. Lo spettatore non si sente mai confuso o perso nella storia. Non capita mai di non trovare il senso in determinati gesti o momenti. Il montaggio riesce a legare scene, anche lontane ne tempo e nello spazio tra loro, in modo assolutamente superlativo.

La regia si destreggia tra primi piani lenti e dolci, con i quali gli attori vengono lasciati liberi di performare al meglio, e momenti frenetici di azione che sanno in ogni caso essere chiari e comprensibili. La scazzottata tra Chin e Bumpy sotto la pioggia, ripresa quasi come fosse una scena di in film di boxe è sicuramente uno degli apici registici della serie.

La serie sicuramente sà prendersi i suoi tempi. Niente è inutilmente affrettato per dare shock visivi agli spettatori. Il ritmo davvero irregolare è sicuramente uno degli elementi che maggiormente tengono incollati allo schermo. I registi non hanno alcun interesse nel colpire visivamente gli spettatori. Vogliono portarli dentro la storia, fin dentro la mente di Bumpy e nell’anima di Malcolm X. La violenza è totalmente asservita alla trama e non crea mai alcun fastidioso senso di alienazione, dovuto a momenti di improvviso gore, cosa a cui spesso assistiamo in prodotti simili.

Concusioni

Godfather of Harlem è un gioiello. Una perla nel mondo delle serie TV. Tecnicamente ineccepibile, questo show viene portato ad un livello altissimo grazie a degli attori eccezionali in uno stato di grazia assoluto. Visto in lingua originale è anche possibile apprezzare lo slang sia delle gang nere che dei mafiosi italiani che spesso parlano italiano. In ogni singola inquadratura si vede lo studio ossessivo fatto dai produttori su questi personaggi così contorversi e su quell’epoca in generale. Una lunga lettera d’amore a tutto il filone del cinema crime che viene costantemente omaggiato. Assolutamente imperdibile.

Che ne pensate? Avete visto Godfather of Harlem? Vi piace? Ditecelo nei commenti.

RECENSIONE
Godfather of Harlem
Avatar di Matteo Furina
In teoria sono un giornalista. In pratica scrivo di cose belle su un sito bellissimo. Perchè dai, nessuno è più fico della Scimmia.
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