Ozark: la spiegazione del finale della serie Netflix [VIDEO]

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Ecco come possiamo interpretare i momenti finali dell’acclamatissima Ozark

Ozark è arrivata alla fine. La serie crime drama con Jason Bateman è giunta ai suoi ultimi momenti dopo quattro immacolate stagioni colme di momenti di tensione e azione stravolgente. Per chi è giunto fino all’ultimo episodio, intitolato “Una Fine Difficile” (A Hard Way to Go), cerchiamo di ragionare un po’ sugli eventi e sul destino della famiglia Byrde. Ovviamente, tutto quanto segue è SPOILER.

Il finale di Ozark, per quanto chiaro a livello di trama, rimane piuttosto criptico come significato e può essere visto in diversi modi. Ma partiamo dall’inizio. Come sappiamo, la premessa della serie parte dalle connessioni che l’apparentemente umile ma in realtà ambizioso Marty Byrde intrattiene con un capo criminale messicano, Omar Navarro.

Per salvarsi dopo che Navarro scopre che un suo collega fa la cresta sul lavaggio del denaro a loro affidato, Marty propone di svolgere la medesima attività ma negli Ozarks, laghi artificiali creati in Missouri negli anni ’30. L’ambiente è adatto per filtrare il denaro attraverso piccole attività in un luogo discreto e poco controllato.

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Ma fin da subito l’ambizione di Marty trova eco e infine si riversa completamente nella moglie Wendy; anzi, scopriamo che di fatto lei è sempre stata quella con il più forte e segreto desiderio di crescita ed emancipazione. La coppia coinvolge anche i figli, Jonah e Charlotte, in una serie di attività criminali sempre più efferate e crudeli.

Una famiglia destinata alla corruzione

Pian piano i Byrde acquisiscono potere, lasciandosi dietro una scia di sangue e morte. A far loro da controcanto l’altrettanto intraprendente ma diversamente motivata Ruth Langford, proveniente da una famiglia di “hillbillies” ma fin troppo intelligente e furba per potersi accontentare della misera vita alla quale la sua “gente” è abituata.

A questo punto torna comodo ricostruire le vicende riprendendo il vecchio paragone, avanzato più volte, con Breaking Bad. Le premesse di fatto sono molto simili: Marty è un uomo di mezz’età annoiato dalla sua vita e che cerca qualcosa di “diverso”; c’entrano il traffico di droga, un cartello messicano e il coinvolgimento di una persona “qualunque” in attività criminose di alto livello.

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Lo schema di Breaking Bad si rispecchia particolarmente nella coppia Marty/Ruth, che assume l’aspetto della dicotomia mentore/allievo di Walt e Jesse. Allo stesso tempo, la moglie prima semplicemente avvezza e poi complice degli affari del marito segue l’ipocrisia e il tornaconto egoistico di una Skyler.

Almeno fino all’ultima stagione, quando lo schema improvvisamente si inverte. Wendy prende completamente il controllo della situazione, spingendosi oltre ogni ragionevolezza e diventando quindi “Walt”; mentre Marty ne diviene completamente succube, obbedendo (cosa che anche riconosce) ai suoi desideri e diventando perciò “Skyler”.

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Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.