Così Cuaron ha reso Harry Potter e il prigioniero di Azkaban il film più bello della saga

Comunemente Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è ritenuto il film migliore della saga: merito, senza dubbio, del regista dietro la macchina da presa

Una scena di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Condividi l'articolo

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è il terzo film della saga dedicata al mago inventato da J.K. Rowling che andrà in onda stasera alle 21.20 su Italia 1, all’interno della maratona dedicata alla serie.

Di tutti gli otto film che compongono la saga di Harry Potter, Il prigioniero di Azkaban è comunemente ritenuto il migliore. Un po’ perché si lascia alle spalle l’atmosfera infantile, ma soprattutto perché dietro la macchina da presa passa un autore come Alfonso Cuaròn.

Il regista di Roma, all’epoca, aveva dichiarato di non aver visto i due film precedenti, né di aver mai letto i libri che avevano fatto impazzire tutti.

Così, quando venne scelto per dirigere il terzo episodio era totalmente all’oscuro di quello che accadeva nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts.

Fu l’amico regista Guillermo Del Toro a convincerlo a leggere immediatamente i libri e quando Cuaròn arrivò sul set – con una clausola contrattuale che gli impediva di imprecare davanti ai bambini – era ormai un uomo preparato.

Nonostante questo Alfonso Cuaron aveva le idee ben chiare su come dovesse essere il suo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. E fu proprio grazie a queste intuizioni che il film ne uscì così solido.

La ricerca della verosimiglianza

Uno dei punti forti di Harry Potter e Il prigioniero di Azkaban è il fatto che viene del tutto abbandonato il tono quasi favolistico dei primi due film e si entra di più nella realtà “cruda”.

LEGGI ANCHE:  Anya Taylor-Joy ha imparato l'inglese leggendo Harry Potter

Un elemento che Cuaròn ha scelto di inseguire sin dai dettagli apparentemente più superficiali. Fu sua, infatti, la scelta di far apparire gli attori anche con abiti “casual”.

Cuaròn disse che ognuno era libero di indossare abiti normali o la veste da mago a proprio piacimento: secondo lui questo avrebbe restituito allo spettatore un senso maggiore di verosimiglianza, tratteggiando degli adolescenti che non erano vestiti tutti uguali e tutti perfettini.

E proprio per questa ricerca di verosimiglianza Alfonso Cuaròn insistette per stabilire il layout finale della scuola, di modo che non desse l’impressione di essere una serie di set giustapposti un po’ alla rinfusa. In un’intervista ha detto:

Abbiamo cominciato collegando spazi. Vedete, lì c’è la Sala Grande e poi a destra della Sala Grande c’è il corridoio che porta alle scale che portano al dormitorio dei Grinfondoro.

Oppure, se passi il ponte di legno arrivi in un piccolo giarino con dei monoliti. Superati quelli e attraversando uno specifico sentiero, arrivi alla capanna di Hagrid.

La pianta di Hogwarts stabilita da Alfonso Cuaròn rimase quella “ufficiale” dei film successivi, sebbene a ogni capitolo venissero aggiunti dei cambiamenti, molto spesso necessari a livello di trama.

Sempre per il concetto di verosimiglianza Cuaròn avrebbe voluto aggiungere un cimitero nei giardini della scuola, ma J.K. Rowling rifiutò categoricamente, sebbene avesse accettato altri cambiamenti, come ad esempio l’introduzione del coro.

LEGGI ANCHE:  Harry Potter, J.K. Rowling sulla copertina italiana: "La amo, è così strana!"

Il desiderio di Cuaròn di creare un ambiente reale e realistico era tale da chiedere di non usare la CGI per la creazione dei Dissennatori, e utilizzare invece dei “pupazzi” che, per quanto verosimili, non riuscirono a dare quel senso di terrore legato alle guardie di Azkaban.

Alla fine il regista dovette abbandonare la sua idea e lasciar fare agli esperti della computer grafica e a tutto il reparto degli effetti visivi.

L’apporto tecnico di Cuaròn a Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Naturalmente la possibilità di avere un autore dietro la macchina da presa ha fatto sì che Harry Potter e Il prigioniero di Azkaban avesse un aspetto distintivo.

Ad esempio, la maggior parte delle riprese sono state effettuate con una camera a mano che ha aiutato a restituire – ancora una volta – un senso di maggior realismo.

Cuaron, inoltre, è noto per il suo amore per le riprese lunghe e i piani sequenza e sebbene Del Toro gli abbia consigliato di “arginare” queste sue passioni, sono molte le scene di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban che duravano per del solito, prima che ci fosse un taglio.

Inoltre, come è evidente anche a un primo sguardo, la scelta di una fotografia cupa, con una palette ben più scura rispetto ai film precedenti, è un marchio di Cuaròn, che il regista utilizzerà poi anche nel film successivo, I figli degli uomini.