Back 4 Blood recensione: un divertente shooter cooperativo

La recensione di Back 4 Blood, shooter cooperativo sviluppato da Turtle Rock Studios e sequel spirituale di Left 4 Dead.

Back Blood recensione
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Siamo morti e resuscitati un numero di volte che neanche stessimo giocando a Sekiro. Abbiamo abbracciato, anche se virtualmente, i nostri compagni alla fine di ogni missione. Siamo riusciti, nonostante le difficoltà, a completare Back 4 Blood e a scriverne la recensione. L’fps di Turtle Rock Studios e sequel spirituale di Left 4 Dead, ci ha regalato una campagna tachicardica e in perenne inferiorità numerica.

Back 4 Blood è disponibile dal 12 ottobre per Windows, PlayStation 4 e 5, Xbox One e Xbox Series X/S e al day one per gli abbonati al Game Pass. Un titolo che si è rivelato da una parte, una vera e propria sorpresa tanto ci siamo divertiti a sparare in compagnia. Dall’altra, molto più difficile di quanto le prime due ore di gioco lasciassero trapelare.

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Un parassita, il Verme del Diavolo, ha infettato la gran parte della popolazione mondiale. Un gruppo di umani, gli Sterminatori, immuni a questo parassita, imbracciano le armi per fermare l’ascesa di questi Infettati. Sul fronte narrativo, non vi aspettate rivoluzioni. La storia si aggiunge alla lunga lista dei prodotti di intrattenimento post apocalittici senza apportare nulla di rilevante. Seguirà un percorso lineare fino ai titoli di coda ma riuscirà comunque ad intrattenere il giocatore, grazie a cut scene ben confezionate e una regia che infiammerà il vostro schermo.

Se vi aspettate dunque qualcosa di innovativo su questo fronte, avete sbagliato videogioco. La vera novità di Back 4 Blood è nel gameplay, merito di una divertente formula tutta da scoprire.

Una mortale partita di carte

All’avvio della campagna, giocabile fino ad un massimo di quattro giocatori anche in cross – play, potremo scegliere fra otto personaggi diversi. Ognuno di essi avrà la propria storia personale e tre diverse abilità. Queste però non basteranno ad arginare le infinite orde di infetti che affronteremo. Ecco quindi che in nostro soccorso potremmo giocare diverse carte che ci regaleranno ulteriori bonus, passivi ed attivi, ad ogni partita.

Per schierarle dovremo creare un nostro mazzo personalizzato. L’I.A. ne preleverà alcune in automatico all’inizio di ogni atto (quattro atti complessivi) e a queste, potremo aggiungerne altre, una per ogni missione. Se periremo in battaglia, i progressi fatti sul fronte power up si azzereranno e dovremo ricreare da zero la build.

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Il giocatore dovrà prestare quindi attenzione a diversi aspetti. Sbloccare le migliori carte grazie ai punti rifornimento che accumuleremo al completamento di ogni incarico. Costruire il miglior mazzo possibile all’interno dell’hub principale e infine evitare di morire così da potenziare al massimo il nostro personaggio. Il gioco però non starà a guardare e schiererà le sue carte malus.

Back Blood recensione

Le carte corruzione sono necessarie per equilibrare quelle di potenziamento che potrà giocare l’utente. Il sistema funziona e anche molto bene. Garantisce delle partite sempre diverse e introduce numerose specie di infetti. E’ logico quindi che cercheremo di costruire un mazzo equilibrato anche per sopperire alle mancanze di quelli dei compagni. Una volta scelti i nostri power up, eccoci sul campo pronti ad uccidere.

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La struttura delle missioni è quasi sempre la stessa. Muoversi da un rifugio di partenza ad un altro e sopravvivere alle orde. Per quanto tutto ciò possa sembrare monotono, gli sviluppatori hanno lavorato bene sugli scenari e sulla varietà degli incarichi da completare, riuscendo ad arginare quella ripetitività di fondo inevitabile in un prodotto del genere.

Un ottimo shooter con problemi di bilanciamento

Lo shooting di Back 4 Blood, ci ha convinti senza riserve. Il feeling con le pistole è ottimo e il sistema di mira molto accurato. In aggiunta, nel corpo a corpo, l’impatto delle armi da mischia sul cranio degli infetti, è estremamente realistico. Tale sensazione, è resa ancora più tangibile dalla stamina. Al suo esaurimento infatti, il nostro eroe sarà stanco e la violenza degli attacchi ridotta. Gli effetti grafici in ultimo, esaltano ancora di più il pacchetto ludico del titolo. Il sangue che colora il nostro monitor, le mani e le armi dei protagonisti, garantiscono un senso di immedesimazione totale in questa guerra alla sopravvivenza.

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Il problema principale di Back 4 Blood è legato al bilanciamento della difficoltà. La parte iniziale e centrale dell’avventura, scorre via che è un piacere. Nella fase finale invece, il conteggio delle morti si alzerà vertiginosamente, poiché il numero di nemici diventa molto complicato da gestire così come il loro respawn. Ad ogni game over poi, le carte si azzerano, per cui vi ritroverete a fine atto con pochissime abilità a disposizione. La probabilità di bloccarsi e ripetere un livello all’infinito è dietro l’angolo e il divertimento rischia di sfociare in frustrazione. Gli ultimi due atti diventano più crudeli degli stessi infetti e non lasciano spazio all’errore.

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Proprio in questi giorni, Turtle Rock Studios ha tweettato di essere al lavoro per rendere più facile Back 4 Blood. La speranza è che il team di sviluppo risolva questi problemi senza inificiare la complessiva esperienza di gioco.

Conclusioni

Back 4 Blood è un divertente shooter cooperativo che consigliamo di giocare in compagnia. Un gruppo di amici che si riunisce la sera per sterminare più infetti possibili. Tra urla e risate, riuscirete, difficoltà permettendo, ad arrivare ad un’adrenalinica boss fight finale che vi garantirà enormi soddisfazioni. Un prodotto che rievoca le serate in sala giochi, quando imbracciavamo i nostri fucili per affrontare dure sessioni di The House of Dead e che dona una ventata di freschezza al genere degli fps.

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