Le band musicali più sottovalutate di sempre, Parte 1 [LISTA]

Un viaggio alla scoperta di gruppi validissimi e musiche da sogno, nascosti a pochi passi da noi (e dalle nostre orecchie)

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Il video di Swimming at Night dei Django Django, 2018
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Alla scoperta di una serie di band che non hanno mai ottenuto il riconoscimento dovuto. E che è il momento di rivalutare

Se siete musicofili, le avrete sicuramente cercate: le band sottovalutate. Underrated, in inglese. Quelle delle quali si sente poco parlare, o quelle che si conoscono ma non abbastanza. Perché la musica da ascoltare non basta mai e non sempre gli algoritmi digitali delle piattaforme streaming aiutano.

Iniziamo quindi una rubrica nella quale vi presenteremo alcuni gruppi musicali, uno per decennio dagli anni ’60 in poi (per gli anni ’20 è presto). Gruppi che forse avrete sentito nominare, forse no. Band che magari conoscete per una hit, per una canzone sentita in un film, ma del cui potenziale, scommettiamo, non siete al corrente.

Parliamo quindi qui, per intenderci, non di gruppi poco noti a livello di fama, come The Jesus Lizard, gli Utopia di Todd Rundgren o i Brian Jonestown Massacre. Invece, ci dedichiamo ad esplorare nomi “minori” della scena, magari occasionalmente famosi ma di certo non quanto avrebbero meritato o meriterebbero.

Al posto di una tradizionale classifica seguiamo un’esplorazione cronologica, album e canzone consigliati. Nella maggior parte dei casi si tratterà di artisti dalla discografia corposa e quindi qui sarà possibile solo grattare la superficie. Ma contiamo di fornirvi comunque abbastanza consigli per ore e ore di nuova, interessante musica. Iniziamo.

Anni ’60 – The Kinks

Molti li conosceranno per la loro You Really Got Me, classico (proto-)hard rock del 1964. A qualcuno verrà in mente la voce di Niccolò Contessa che descrive i film di Wes Anderson: “Inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks“. Ma la band dei fratelli Davies, Ray e Dave, è sempre stata molto, molto più di tutto questo.

Emersi dal panorama della British Invasion di metà anni ’60 guidata dai Beatles, i Kinks quasi subito si emancipano dallo stile “garage” delle prime produzioni per adagiarsi su di un songwriting raffinato e complesso. Da lì il passo e breve e arrivano i concept album, che li guidano tra anni ’60 e ’70.

La loro musica è un misto di pop barocco, psichedelia, folk rock e derive hard rock e blues, sempre sostenute da liriche impegnative e poetiche. Ray Davies era il leader della band, mentre il fratello Dave lo affiancava alla chitarra. I Kinks si sono sciolti nel 1997 ma la loro eredità, fatta di ventiquattro album, è tutta da esplorare e da riscoprire.

Brano consigliato: Waterloo Sunset, 1967
Album consigliato: The Kinks Are the Village Green Preservation Society, 1968

The Kinks – Sunny Afternoon, 1966

Anni ’70 – Roxy Music

I Roxy Music attraversano la musica degli anni ’70 come una meterora, partendo dal pop glam sperimentale sotto l’egida di un ancor giovane Brian Eno per approdare ai video patinati del New Romantic inizio anni ’80. La band viene sempre guidata da due dei musicisti più geniali dell’epoca: Bryan Ferry, un Frank Sinatra versione rock anni ’70; e il chitarrista Phil Manzanera.

Le loro produzioni esplorano in ogni angolo quel tipo di deriva musicale chiamata cinquant’anni fa “art rock”: non un rock destrutturante, come quello dei Residents, né iconoclasta, come quello di Frank Zappa. I Roxy Music non rinunciano mai alle classifiche o all’energia musicale, ma trovano il modo di colorare il loro suono con un’incessante ricerca strumentale.

Dal glam rock ai primordi della new wave passando per alcune intransigenze proto-punk o persino la disco music (Love Is the Drug, ovviamente), i Roxy Music consegnano ai posteri una discografia fatta di tali e tante intuizioni da richiedere molteplici ascolti per essere apprezzata appieno. Poco importa che l’attività termini con Avalon, il canto del cigno commerciale: è il culmine dovuto.

Brano consigliato: Virginia Plain, 1972
Album consigliato: For Your Pleasure, 1973

Roxy Music – Ladytron, 1972

Anni ’80 – XTC

Gli XTC sono una delle formazioni migliori ad emergere dal panorama post-punk/new wave di fine ’70 / inizio ’80. Eppure, sono e vengono a tutt’oggi perlopiù ignorati. La band, guidata da Andy Partridge e Colin Moulding, propone inizialmente un post-punk fantasioso e sfaccettato, per spostarsi presto però su suoni più pieni e cangianti, colpevoli delle più disparate influenze.

Toccano il loro picco creativo verso la metà degli anni ’80, trovando anche il tempo di trasformarsi in un gruppo psichedelico stile Beatles anni ’60, The Dukes of Stratosphear. Il loro eccellente sogwriting fa da specchio ad un impegno musicale che dei Beatles eredità voglia di rinnovamento e capacità di re-invenzione della canzone pop.

Il loro ultimo album viene pubblicato nel 2000 ma ogni loro lavoro, dal 1978 (anno dell’esordio) in poi, è da rivisitare come una fucina di invenzioni musicali geniali che poco ci fa rimpiangere il loro scioglimento. La coloratissima new wave anni ’80 da loro proposta, in particolare, dovrebbe essere lo standard di riscoperta del genere e di un’intera epoca sonora.

Brano consigliato: Senses Working Overtime, 1982
Album consigliato: English Settlment, 1982

XTC – Senses Working Overtime, 1982

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Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.