Il Canto di Calliope, recensione del libro che racconta l’altro volto della guerra di Troia

Arriva in libreria con Sonzogno Il Canto di Calliope, bellissimo romanzo che da voce a tutte le donne dei canti omerici

il canto di calliope
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È arrivato in libreria lo scorso 21 gennaio grazie a Sonzogno Il Canto di Calliope, romanzo di Natalie Haynes che si prefigge il compito di raccontare la guerra di Troia dei poemi epici ribaltando il punto di vista e aggiungendo nuove voci.

Al centro del racconto non troviamo più le impavide gesta di eroi mossi dalla sete di gloria e potere: l’occhio dell’autrice si sposta invece sulla parte di umanità dimenticata, su quella che non trova molto spazio nei racconti di guerra. Le donne.

Il Canto di Calliope, la trama

Calliope, musa della poesia epica, ascolta la preghiera insistente del poeta che cerca l’ispirazione per raccontare gli ultimi giorni di Troia: la caduta della grande città-fortezza, coi suoi eroi temprati nella gloria e nell’onore.

Ma Troia brucia e porta con sé il fumo della sconfitta e della disperazione: e Calliope ascolta il pianto del “suo” poeta, ma invece di accontentarlo lo mette davanti a una realtà che lo scrittore sembrava non essere in grado di vedere.

Davanti ai suoi occhi ciechi non c’è più un campo di battaglia, né il pelide Achille che brandisce la spada con l’immortalità a muovere la forza del suo braccio. C’è invece una donna che corre, con la sottoveste appena tirata su per avere una miglior libertà di movimento. Una donna che corre tra il fuoco e il fumo, che cerca ciò che resta della sua famiglia, mentre la sua città viene presa d’assalto dai greci di Agamennone.

Creusa, moglie di Enea, è la prima donna sacrificata alla sete di potere degli uomini: per tutto il tempo in cui il poeta invoca la sua musa, Calliope non fa altro che mostrargli le donne: la bella Elena, la dolce Andromaca, l’incompresa Cassandra.

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La recensione

Ecco quello che fa Natalie Haynes con il suo Il Canto di Calliope. Prende un racconto noto più o meno a tutti – quello dell’Iliade – e ne disegna un nuovo sfondo. Al centro del racconto non ci sono più uomini che combattono con la scusa del rapimento di una donna, come era stato ad esempio mostrato anche in un film come Troy con Brad Pitt.

Ci sono invece mogli, madri, figlie. C’è quel popolo reso invisibile dalla penna di un poeta e che invece sono quelle che maggiormente hanno portato sulle spalle il peso di una guerra che sembrava infinita, sottomessa ai capricci degli dei dispettosi.

L’autrice riflette molto sul concetto secondo il quale sebbene sia vero che gli uomini in guerra perdano la loro vita, combattendo per ciò che è giusto, le donne perdono tutto il resto. Un assioma che viene ben rappresentano dall’insieme di donne troiane che vengono lasciate in riva al mare con la consapevolezza di aver perso libertà, speranze e famiglia in una volta sola.

Natalie Haynes regala al lettore una galleria di personaggi femminili che si trovano a fare i conti con le decisioni prese da altri: e in ogni capitolo de Il Canto di Calliope il lettore viene accompagnato al fianco di un altro personaggio femminile, un’altra donna che ha patito e affrontato i dieci anni di guerra come hanno fatto gli uomini.

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Il canto di Calliope, un romanzo pieno di eleganza

Il ritratto che Natalie Haynes fa delle sue donne, ferme ad attendere il destino avverso del periodo post-bellico, è un ritratto molto intenso e attento ai dettagli. La scrittrice da a ognuno dei suoi personaggi un tale spessore esistenziale e un tale bagaglio di vissuto che è pressoché impossibile non sentirsi vicine a queste donne che non hanno più nulla se non gli abiti che indossano.

Ma non sono solo le troiane a finire sotto la lente d’ingrandimento della Haynes: ci sono anche le divinità o Elena, la cui bellezza è stata in grado, secondo la tradizione, di far scoppiare una guerra. Ma anche in questo caso la Haynes ribalta la prospettiva: perché la colpa deve ricadere solo su Elena, adultera, e mai su Paride, adultero lui stesso?

La modernizzazione dell’epica omerica – che rimane intoccabile anche ne Il Canto di Calliope – passa attraverso uno stile che trasuda eleganza e talmente evocativo da far sentire sulla pelle lo sciabordio del mare o la terra sotto i piedi nudi.

A ben guardare lo stile de Il Canto di Calliope richiama da vicino quello che aveva già sfoggiato Madeline Miller nei suoi due romandi di “origine omerica”, La Canzone di Achille e Circe.

Natalie Haynes scrive un romanzo elegante e consapevole, a metà strada tra una raccolta di racconti e un canto altrettanto epico di gesta che sono eroiche non perché hanno a che fare con l’onore sul campo di battaglia, ma molto di più con l’onore dei sopravvissuti.

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RECENSIONE
Il canto di calliope
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