Oddworld: Abe’s Oddysee | Recensione del platform per PSX

Abe ha cambiato tutte le carte in tavola per i giochi platform. Tra anti-capitalismo, morale complessa e atmosfere agghiaccianti, andiamo a scoprire perché questo titolo rimane importante oggi come nel 1997

Abe
Condividi l'articolo

Oddworld: Abe’s Oddysee è stato un platform rivoluzionario per la sua epoca

Uscito nel 1997, Oddworld: Abe’s Oddysee diventa presto un gioco di culto. Rispondente al genere platform, Abe (come lo chiamano semplicemente fan e gamer) si fa notare per la complessità delle tematiche che tratta, così come per le atmosfere crude e per le diverse innovazioni di gameplay.

Il gioco, sviluppato da Oddworld Inhabitants per PlayStation e distribuito dalla GT Interactive, ottiene da subito un enorme successo. L’influenza tutta particolare esercitata dal Abe nel panorama videoludico platform, tradizionalmente più caratterizzato da giochi per bambini e ragazzi, è significativa.

Di fatto, Abe cambia un po’ tutte le carte in tavola, portando sugli schermi dei giocatori (il gioco esce anche per computer, ma quasi tutti lo giocano su PSX) un modello tutto nuovo di platform. L’inclusione di temi adulti e complessi, la morale anti-capitalistica di fondo e le accurate cutscenes sono solo la punta dell’iceberg.

Abe’s Oddysee – Un gameplay della prima parte del gioco, 1997

Un pianeta alieno, un’economia spietata e una specie a rischio

La prima cosa che colpisce di Abe’s Oddysee è l’ambientazione. Siamo su di un pianeta alieno, Oddworld, controllato da una specie dominante chiamata Glukkon. Costoro, industriali senza scrupoli, gestiscono gli immensi Mattatoi Ernia (Rupture Farms) dediti alla lavorazione della carne e alla preparazione di prelibatezze.

I mattatoi assicurano alla specie dei Glukkon enormi profitti, ricavati dallo sterminio di diverse specie animali del pianeta, prontamente trasformate in squisitezze a base di carne, di grande successo. I Paramiti (Paramites) e gli Scrab sono i più richiesti; i Munchies, dopo un intenso “sfruttamento”, si sono estinti.

C’è un problema però: i profitti sono in caduta libera. Per porvi rimedio Molluck, il capo dei Glukkon, escogita un piano spietato: produrre cibo a partire da una nuova specie, i Mudokon, impiegati e lavoratori nel mattatoio stesso. Ed è proprio uno di questi, Abe, a venire a conoscenza del piano per puro caso. Al che, deve fuggire.

Il finale “buono” del gioco

La trama

Il gioco è diviso in tre segmenti narrativi. Nel primo Abe deve scappare dai Mattatoi. Nel secondo, ritrovata la sua gente, deve attraversare le terre perdute di Paramiti e Scrab per riscoprire le antiche tradizioni del suo popolo e per risvegliare i suoi poteri. Infine nel terzo ritorna ai mattatoi per fare, senza giri di parole, una strage.

Durante la sua missione Abe viene ad apprendere l’importanza del proprio retaggio culturale e scopre che il suo ruolo nell’esistenza è ben più importante di quello di un semplice “spazzino”. Il legame tra lui e gli altri Mudokon è uno dei punti fondamentali del gioco.

Abe deve infatti fare in modo di liberare, attraverso portali speciali attivati con la forza della mente, tutti i 99 lavoratori Mudokon impiegati ai Mattatoi Ernia. Da questo viene deciso il finale, che può portare alla sua salvezza oppure, cosa inedita per l’epoca, alla sua cruenta uccisione.

Il gameplay

Abe si muove in un mondo a due dimensioni, “decorato” da cinematiche in 3D e da cutscenes in computer-grafica. Questo, va detto, in un momento storico nel quale tutta l’industria del videogioco si sta spostando o si è già spostata verso il 3D. Il che, del resto, nulla toglie all’intensità del gameplay.

Abe’s Oddysee coinvolge elementi di platform, azione, strategia e puzzle. Di schermata in schermata, il protagonista deve capire come proseguire, sfruttando gli elementi a sua disposizione; ma servono anche prontezza di riflessi e buon uso dei comandi. La difficoltà naturalmente non è indifferente.

La componente più “avveniristica” di questo gioco, molto discussa all’epoca, è quella vocale. Ogni tasto corrisponde ad un comando che Abe può utilizzare per interagire con i compagni Mudokon. Si possono anche controllare mentalmente le guardie (Slig) e inscenare situazioni strategiche complesse per superare ogni ostacolo.

Anticapitalismo e riscoperta della ruralità

La forte ed evidente contrapposizione tra i Mudokon e i Glukkon passa per la caratterizzazione differente delle due civiltà. Da una parte i Mudokon, che vivono in capanne, si vestono appena e sfruttano una tecnologia rudimentale e in gran parte attivata dai loro poteri mistici.

Dall’altra i Glukkon e gli Slig, che utilizzano supporti meccanici, armi da fuoco ed energia elettrica. L’autenticità dei valori conservata dalla società primitiva dei Mudokon si oppone chiaramente alle necessità industriali e scevre di empatia di quella dei Glukkon, per i quali conta solo il profitto.

Forse un ritratto un po’ ingenuo, da una parte e dall’altra, ma che per la fine degli anni ’90 non è per nulla scontato. Questo tipo di contrapposizione, inedita per un gioco platform dell’epoca, si ritroverà poi in molti prodotti, come Avatar di James Cameron, o nella serie Star Trek: Discovery.

L’introduzione del gioco illustra la spietata realtà dei Mattatoi Ernia

Questione di morale

Vale anche la pena di soffermarsi sulla figura stessa del personaggio protagonista: Abe. Fin dall’inizio ci viene mostrato in catene, per cui tutto quello che viviamo nel gioco è in realtà un viaggio che lo porta a quel risultato inevitabile. Ma è anche un percorso di crescita, che a seconda delle scelte del giocatore può cambiare il destino di Abe.

Non stiamo giocando ad Heavy Rain, ma c’è comunque la possibilità, per chi gioca, di scegliere di ignorare gli altri lavoratori Mudokon e proseguire nel gioco. In questo caso, come si diceva, Abe incontrerà una brutta fine. Un qualche tipo di scelta morale, quindi, entra in gioco.

Nel caso non si salvino i Mudokon saranno essi stessi, furiosi con Abe per aver tradito la propria gente, a lasciarlo andare incontro a una morte cruenta. In caso contrario, faranno in modo di salvarlo con i propri poteri mentali. Sia come sia, il finale “buono” si raggiunge solo se Abe è in grado di riabbracciare la propria cultura, facendo la scelta “giusta”.

Le difficilissime aree segrete di Abe’s Oddysee

L’odissea dell’ignavo

Ciò che c’è di più interessante nella figura di Abe è che egli si ritrova “eroe per caso”. All’inizio del gioco non ha nulla contro i Mattatoi Ernia. Vediamo che è anzi un impiegato modello, che mostra di gradire a sua volta le leccornie che i Glukkon vendono e che non sente per nulla il peso di quello che fa.

Non abbiamo quindi a che fare con uno Spartaco, che vuole liberare gli schiavi come lui nel nome di un ideale superiore. Al contrario: “Pensavo di avere un buon lavoro”, dice Abe. Finché naturalmente ciò che i Glukkon fanno, la spietatezza della loro rigida morale industriale, non inizia a toccare lui per primo.

Ma anche così il suo viaggio viene inizialmente motivato solo dalla fuga. Sarà in seguito, apprendendo gli insegnamenti della sua gente e riscoprendone l’antica cultura, che Abe deciderà finalmente di prendere posizione. Ma, ancora, è il giocatore a dover decidere questo fino in fondo e fin dall’inizio. E a voi, quanto importava dei Mudokon?

Abe scopre che la superficie della luna di Oddworld rappresenta la forma della mano dei Mudokon, cosa che suggerisce un fortissimo legame tra la storia della sua gente e quella del pianeta

Oddworld oggi

Il successo di Abe è enorme, i critici lo acclamano e il pubblico lo adora. Le meccaniche semplice e coinvolgenti del gioco lo rendono un successo e aprono la strada a diversi sequel, più una versione remaster uscita nel 2014. Per il 2021 è prevista invece una nuova versione del sequel, Abe’s Exoddus.

Quest’ultimo titolo, uscito nel 1998, riprende lo schema del primo gioco e ne espande dinamiche e ambienti. Le cose cambiano con Munch’s Oddysee, il terzo gioco della saga e il primo in 3D, uscito nel 2001 solo su Xbox e non su PlayStation. Ne segue un quarto, Oddworld: Stranger’s Wrath, nel 2005.

Al momento la saga è ferma su remaster e rivisitazioni. Tra progetti scartati e porting per altre console si è pensato anche a un film, ma nessun progetto serio è stato per ora sviluppato. Un peccato perché l’eredità di questo franchise andrebbe riletta con molta attenzione, oggi più che ieri. Ma molti giocatori già sanno quello che c’è da sapere.

Logo PS4 Playstation 4

Oddworld: Abe’s Oddysee | Testato su PlayStation 4 – via PlayStation Now –

Continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook ufficiale, La Scimmia Gioca, la Scimmia fa.

RECENSIONE
VOTO
8.7
Articolo precedenteChe fine ha fatto Meg Ryan oggi?
Articolo successivoEcco perché Warner Bros non può licenziare Amber Heard
Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su SentireAscoltare, OndaRock, Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.
oddworld-abe-oddysee-recensione-giocoOddworld: Abe's Oddysee è un punto fermo nella nostalgia di un'intera generazione. In quel periodo fiottavano grandi titoli e inizi di saghe memorabili. Tra tutti però le avventure di Abe restarono impresse nella memoria dei giocatori. Un platform 2.5D con meccaniche uniche e un'ambientazione estremamente affascinante.