5 film da vedere su Netflix – Luglio 2020 [LISTA]

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Bad Boys II – Michael Bay (2004)

Forse il capolavoro di Michael Bay, inteso come film che, più di tutti i precedenti, riassuma in sé le caratteristiche fondanti del primo cinema del regista. E’ la pietra miliare che, prima dell’approdo ai Transformers e al disaster movie, impose Bay come autore; riconoscibile, inimitabile, omaggiato-parodiato come il classico istantaneo che è.

Bad Boys II ne è una sintesi tanto del meglio (la composizione plastica dell’azione, affreschi michelangioleschi in movimento), quanto del peggio (di base, tutto il resto). Con il tempo il regista migliorerà ancora, raggiungendo livelli siderali (l’insuperabile 13 Hours) e persino riscoprendosi sottile analista di caratteri (Pain and Gain): ma questo rimane il suo greatest hits.

5 Cm al Secondo – Makoto Shinkai (2007)

5 cm al secondo

Il titolo di “nuovo Miyazaki” è stato assegnato senza criterio a qualunque regista anime degli ultimi trent’anni; ma in nessun caso il paragone è stato più pretestuoso che con Makoto Shinkai.

A metà tra le cartoline di Natale e i wallpaper Facebook, il regista ha sublimato una personale e unica visione del melò adulto ultra-kitsch, così melensa e sopra le righe (lens flare, tramonti, magic hour) che a chiunque altro varrebbe la scomunica.

Un altro universo rispetto alla semplicità di tratto e storie del guru Ghibli; se paragone deve essere, Shinkai è piuttosto il Michael Bay dei sentimenti. Your Name ne ha svelato il lato tenero e commerciale; ma i primi capolavori del regista sono creature stranianti e crudeli. Oltre al neo-arrivato 5 Cm, Pronto da recuperare su Netflix anche Oltre Le Nuvole il Luogo Promessoci (2004).

Overlord – Julius Avery (2018)

Overlord
Overlord

Uno sguardo all’offerta presente. Pochissimo visto ma molto interessante mini-blockbuster vecchio, vecchissimo stile, con JJ Abrhams a comandare. E’ il tipo di film scomparso dai listini delle major trent’anni fa, e che per intenti e valori produttivi si pone più al fianco del Total Recall di questo mese che a un Marvel moderno.

Ibrido di generi tradizionalista ma attento alle tendenze nazi zombie contemporanee (sopratutto videoludiche), al risparmio sul cast (dove sistema il figlio di Kurt Russel, a sancire l’eredità carpenteriana del prodotto), ma non dove conta davvero: proiettili, esplosioni, gore e schifezze prostatiche. Praticamente un Grindhouse modello Rodriguez, con più budget e zero parodia.

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(Roma, 1993) Lavora nei campi dell'editoria e della produzione audiovisiva. Scrive e collabora tra gli altri con Point Blank, Nocturno e Cineforum.