Morto McCoy Tyner, leggendario pianista jazz

Scomparsa una vera leggenda del jazz

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McCoy Tyner. Credits: Gisle Hannemyr
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McCoy Tyner è mancato all’età di 81 anni

McCoy Tyner è stato uno dei grandi protagonisti della stagione più significativa del jazz. Quella, cioè, che tra anni ’50 e ’70 ha visto la trasformazione completa del genere, con l’esplorazione di sonorità via via sempre più audaci e sperimentali, fino alla nascita del free jazz, del post-bop e dell’avant-garde. Alfred McCoy Tyner, nato nel 1938, ha potuto vedere questi cambiamenti dall’interno, in quanto membro fondamentale del celebre “quartetto classico” di John Coltrane. Si parla di una formazione che, con Jimmy Garrison al basso ed Elvin Jones alla batteria, tra il 1962 e il 1965, inventa un jazz tutto nuovo e ricercato.

Sotto la guida di Coltrane, i quattro fanno del jazz una musica spirituale, trascendentale, votiva, che va ben oltre la dimensione del semplice intrattenimento (dimensione che, d’altra parte, il jazz ha superato già da anni). Con Coltrane, il fondamentale apporto di McCoy Tyner si fa sentire in album leggendari quali Impressions (1963), Crescent (1964) e soprattutto A Love Supreme (1965). Quest’ultimo viene universalmente considerato come uno dei migliori e più importanti album jazz mai registrati. Proprio in questo periodo, però, McCoy Tyner comincia a sentirsi fuori posto nella formazione di Coltrane. La musica, sempre più atonale e astratta, rende il pianista via via più confuso sul suo ruolo.

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McCoy Tyner dal vivo nel 2012. Credtis: Joe Mabel

Un jazz “oltre” il jazz

Di quel periodo ha dichiarato: “Tutto quello che potevo sentire era un sacco di rumore. Non avevo alcun sentimento per la musica, e quando io non ho sentimento, non suono”. Lasciato il quartetto, Tyner si dedica alla produzione di una serie di album post-bop come bandleader. Sempre influenzato dallo stile di Coltrane (come buona parte del jazz di metà anni ’60), l’approccio di Tyner è però necessariamente meno radicale, e guarda, almeno all’inizio, più alle strutture classiche dell’hard bop del decennio precedente. I risultati sono dischi come The Real McCoy, il suo capolavoro (1967), Tender Moments (1968), Expansions (1970) ed Extensions (1973).

Negli anni ’70 si sposta verso musiche più etniche ed esotiche, specie in Sahara (1972), album nel quale McCoy Tyner suona, oltre al piano, anche il koto (strumento tradizionale giapponese), il flauto e le percussioni. Evitando la “moda” della fusion, McCoy continuerà nel decenni successivi a proporre un jazz di carattere tradizionale, sempre ispirato, mai solipsistico o fine a sé stesso. Il suo nome si è cementificato nella storia del jazz come uno di quelli fondamentali, imprescindibili, magari schivi che, trovandosi nel posto giusto al momento giusto, hanno contribuito a una rivoluzione che forse neanche sapevano di portare avanti. McCoy Tyner è morto in New Jersey, il 6 marzo 2020, all’età di 81 anni.

Fonte: The New York Times

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McCoy Tyner – Passion Dance, 1967