Detective Pikachu, la perfetta fusione tra il noir e l’icona crossmediale dei Pokemon

Nelle sale da giovedì 9 maggio 2019

Detective Pikachu 

Più che un semplice film, Detective Pikachu è possibile definirlo come un evento. In un’epoca dove si gioca moltissimo sul fattore nostalgia, il film in live action targato Rob Letterman si inserisce perfettamente nel contesto sopracitato. Tuttavia, la morbosa nostalgia non viene assolutamente ricalcata come ad altri film del genere. Anzi. Sfruttando in maniera del tutto basilare la narrazione del videogame omonimo da cui è tratto, Letterman prende tutt’altra strada, dando vita ad un film noir ideale per iniziare con il genere stesso. Un piccolo compendio per bambini e non con rimandi costanti a tutti gli stilemi classici del noir, sfruttando un solido impianto parodistico. Mai fermarsi all’apparenza perché Detective Pikachu dà una vera svolta al genere contemporaneo d’animazione.

In un mondo dove i Pokemon sono pressoché la prassi, Justice Smith è Tim, un giovane perito assicurativo che se ne tiene ben lontano. Volente o nolente sarà costretto ad incontrarsi con un Pikachu molto particolare. Una telefonata sconvolge la sua vita abitudinaria: suo padre è scomparso in un gravissimo incidente. Tim, tornerà quindi nella sua città natale e dovrà fare i conti con un’indagine lasciata a metà che scoperchierà un vero e proprio vaso di Pandora. Un virus molto analogo a quello della rabbia sta mettendo in serio pericolo l’armonia tra umani e Pokemon. Con l’aiuto di una giovane stagista del mondo del giornalismo dovrà sbrogliare una situazione sempre più complicata e sull’orlo del collasso.

Detective Pikachu 

Questa la trama in poche righe e della quale non diremo più altro. I colpi di scena sono tantissimi, sebbene molto scontati. Il punto però non è la trama, perfetta nella sua banalità e imperfezione, quanto più come questa viene messa in scena. L’ottima CGI ci regala una sequenza da brividi che per certi versi rimanda ai palazzi pieghevoli di Inception. O ancora, lo scontro tra Charizard e il piccolo Pikachu doppiato da Ryan Reynolds. Tutti i Pokemon sono caratterizzati alla perfezione e visivamente Detective Pikachu rispetta le promesse fatte nei vari trailer. La sensazione di unità tra Pokemon ed esseri umani viene esplicitata da immagini molto suggestive e figlie dell’intento di voler creare un contesto tanto realistico quanto utopico rispetto la sua reale concretezza. Non bisogna essere fan sfegatati per ricevere un po’ di malinconia nel sapere che quel mondo non troverà mai realtà.

Tuttavia, le gag ben riuscite, come quella con Mr. Mime, colmeranno il senso di vuoto lasciato dalla delusione di non poter mai avere un Pokemon con sé. Ancor di più le battute costanti affidate ad un Pikachu con dipendenza da caffeina. E nel caso in cui pensante di vedere un Ted ma con Pikachu, levatevelo dalla testa. Le analogie tra i due film si riducono all’unico fatto che i due protagonisti parlano. Nulla più.

Detective Pikachu 

Al netto del pregevole comparto visivo, Detective Pikachu trova il suo vero punto di forza nel costruzione della storia che ben si coniuga alla messa in scena. Tutti i cliché del noir vengono rispettati alla perfezione ed in maniera didascalica così da poter far comprendere cosa è il noir a praticamente tutti: dal bambino all’adulto. La fusione tra intrigo e meraviglia visiva dà vita a questo più che soddisfacente Detective Pikachu. Andando in ordine, nella miglior tradizione noir, le indagini di Tim portano avanti sia il caso della scomparsa del padre sia i tipici problemi formativi del giovane detective. Non è un caso che Harry Goodman non si vede mai se non nell’ultima scena del film. Un puzzle interiore da ricostruire per risolvere il caso e salvare umani e Pokemon. E riconciliarsi con un passato burrascoso.

Con Detective Pikachu, Letterman lancia una sfida che vince a mani basse sfornando un grandissimo film d’animazione che potrebbe (speriamo) dare vita ad un nuovo franchising che potrebbe far felice la Warner Bros. I Pokemon sono diventati nel tempo una vera icona crossmediale e, in qualche modo, anche del contemporaneo artistico. E questo Detective Pikachu rispecchia tutte quelle caratteristiche filmiche e profilmiche che lo ascrivono in uno dei migliori esempi odierni. Contaminare col noir un prodotto rivolto ad un target ben preciso e non propriamente adulto è un’operazione azzardata nell’intento ma vincente in questo caso specifico. La progressiva formazione del giovane protagonista, tipica dei film d’animazione, viene ricontestualizzata secondo l’accezione e la forma del noir, senza mai (e poi mai) lasciare che gli stilemi dell’animazione prevarichino su quelli del noir stesso. E viceversa. Da togliersi il cappello.