Birdman: le inattese virtù del jazz – Musica e film

Birdman

Probabilmente il grande capolavoro di Iñárritu.

Birdman è una pellicola con un palmares sterminato. Costruita come una grande unica sequenza, vi sono pochissimi stacchi nel film, tanto da sembrare girato interamente in pianosequenza. Questo permette di seguire serratamente i movimenti caotici di una troupe teatrale guidata da Riggan Thomson (Micheal Keaton), ex attore hollywoodiano in cerca di riscatto.

Riggan vuole consacrarsi alla recitazione nel suo tempio naturale, il teatro, cercando di nobilitare la notorietà guadagnata con Birdman, il supereroe che l’ha reso famoso. Un po’ come Keaton, che dopo tanti anni di assenza da grandi ruoli, torna sul grande schermo conosciuto ai più per il Batman di Tim Burton. Birdman è quindi anche un intreccio tra finzione e autobiografia: persino Edward Norton, notoriamente insopportabile sul set, sembra interpretare nient’altro che se stesso.

Birdman

Birdman è un film pieno di doppi, di dualità.

Un film basato interamente sul tema del doppio, che viene arricchito da una serie di immagini. Il duo Riggan-Birdman assume in sé le dialettiche di cinema e teatro, menzogna e verità, fama ed arte, finzione e autobiografia. Anche la colonna sonora si muove su due binari fondamentali. Da un lato le improvvisazioni alla batteria di Antonio Sanchez, dall’altro dei frammenti di opere classiche.

Quindi questa dicotomia assume un significato preciso nella metafora globale del film. All’interno del teatro il sonoro è affidato principalmente alle percussioni di Sanchez. I movimenti degli attori e dei tecnici tra corridoi, palco e camerini è sottolineato da eventi musicali asciutti, antimelodici. Da puro ritmo, associato quindi al movimento serrato della cinepresa.

Questo segmento del film invece, fungendo da controesempio, si regge sulla Passacaglia dal Trio per pianoforte di Maurice Ravel. Siamo fuori dal teatro, davanti ad un Riggan più autentico e umano, lontano dalle sue ambizioni e dal suo passato. E la musica classica è la scelta migliore per sottolineare questa sequenza così emotiva, in cui anche i movimenti di macchina si fanno più lenti e poetici.

Piccola curiosità: “Passacaglia” deriva dallo spagnolo “pasa calle“, cioè attraversare la strada, come fa il nostro protagonista in questo punto del film. In origine era una danza che si ballava, per l’appunto, sui margini delle strade.

Una forma quasi a chiasmo.

Il jazz, genere musicale della modernità e della strada, entra nel teatro attraverso la batteria di Antonio Sanchez, spodestando la musica classica, che invece diventa la proiezione sonora degli stati emotivi del film. La dicotomia tra ritmo e melodia si aggiunge a quelle già numerate. Il ritmo in senso assoluto è una successione ordinata nel tempo di accenti e pause. In un certo senso però si può immaginare il ritmo come uno stato anteriore della melodia.

Il ritmo non ha in sé in potenza la melodia, né la melodia è ritmo in atto. Un evento ritmico può però essere la base su cui ideare una linea melodica, aggiungendo il parametro dell’altezza di un suono. In Birdman quindi, oltre come ordine del movimento, il ritmo può essere visto come predecessore della melodia. In fondo Riggan opera una sorta di regressione all’interno del mondo della recitazione. Dalla finzione filmica vuole tornare all’antenato spirituale del cinema. Così la musica, prima di essere suono, è ritmo.

Solo nel finale ritmo e melodia si riuniscono in maniera consistente.

Riggan cerca di sfuggire alla menzogna del cinema e al successo vuoto che ne ha ricavato per tornare eremiticamente alla verità del palcoscenico, per poi scoprire che anche il teatro, attraverso la critica, è nel giogo della fama e dell’economia dell’arte. Qui c’è il senso più profondo e tragico del destino dell’artista moderno, che muore di fronte al pubblico che l’applaude. E con lui muore la verità, soffocata dalla finzione che il pubblico crede di applaudire.

Dopo il tentato suicido di Riggan c’è infatti la sequenza più enigmatica del film, che è accompagnata dalla traccia Fire trail. L’ultimo assolo di Sanchez è quasi surclassato da un grosso blocco accordale di synth indeterminato, terribilmente primitivo e magmatico. Nel riunirsi così misterioso delle due entità sonore distinte per tutto il film, Birdman corona le sue simbologie.

Sarà per questo che Sanchez non ha avuto la nomination per la colonna sonora agli Oscar del 2015. Unica grande assente, evidentemente gli mancava il carattere di una vera e propria musica da film, capace di sottolineare e creare stati d’animo. Ed è chiaramente così, alla luce del fatto che parliamo di assoli di batteria, virtuosi nell’essere puro ritmo e, in qualche modo, perfetti per Birdman.

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