Le Ereditiere: Recensione del Film premiato a Berlino

Tra le uscite di questa settimana Le Ereditiere di Marcelo Martinessi, un film che racconta uno spaccato di realtà del Paraguay dai più ignorata.

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Il cinema sudamericano arriva in Italia: dal 18 Ottobre arriverà nelle sale italiane Le Ereditiere (Las Herederas), un film di Marcelo Martinessi la quale attrice principale, Ana Brum, ha ottenuto l’Orso d’Argento alla Berlinale 2018.

Le Ereditiere, con un cast composto da sole tre attrici principali, è ambientato in Paraguay, verosimilmente ai tempi moderni. Due donne sole e mai sposate vivono insieme da trent’anni in una casa lussuosa, ma poco curata ad Asuncion. I problemi economici le spingono a vendere tutto ciò che di lussuoso era rimasto in casa, finendo per vivere in una casa quasi spoglia.

Una delle due, Chiquita (Margherita Irun), finisce in carcere per debiti e l’altra donna, Chela (Ana Brun) inizierà a vivere una vita totalmente diversa dopo aver accettato il lavoro di tassista privata per una ricca anziana.

I sogni devono, presto o tardi, finire. Il ritorno di Chiquita dal carcere non è ben digerito da Chela, e riconquistare la libertà fino ad ora solo intravista non sarà per nulla facile.

Le Ereditiere: due generazioni a confronto

L’incontro di Chela con la figlia della signora anziana dà l’occasione al regista di mettere a confronto due generazioni vissute in due epoche storiche diverse. Chi è nato nella prima metà del Novecento ha vissuto in prima persona le dittature borghesi sudamericane: avere e possedere era la linea di demarcazione tra esistere o non esistere.

Fare parte del ceto più povero della nazione portava a soprusi e violenze, per questo – in tempo di “pace” – anche chi ha vissuto nel lusso in tempo remoto deve fingere di farlo ancora. Chi, invece, è nato molto dopo come Angy è totalmente travolta dalla globalizzazione di mentalità e costumi dove non esiste una demarcazione chiara tra ricchi e poveri.

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Chela scopre – attraverso la giovane donna – che esiste un mondo diverso oltre quello in cui lei era stata abituata a vivere. Soprattutto trova una compagna con cui interfacciarsi dal punto di vista intellettuale, senza ricorrere ai pettegolezzi di una generazione che non ha più nulla da raccontare.

Meriti e demeriti della regia

Il merito del lungometraggio d’esordio di Martinessi è quello di offire al cinema – come lui stesso ha dichiarato – uno spaccato di vita del suo paese. Il film tratta anche di argomenti tabù nella società occidentale più “avanzata” quali l’erotismo nella terza età e un certo tipo di amore omosessuale represso.

Le intenzioni, però, non sempre vengono rispecchiate dalla resa tecnica. Se la sceneggiatura molto dialogica è abbastanza buona, la regia manca di illuminazione. Il risultato è un film abbastanza monotono che alterna le stesse inquadrature per tutta la durata del lungometraggio.

L’impressione è che il film sia l’unione di tanti cortometraggi vista la fotografia che non differenzia i diversi tipi di piani e situazioni: colori freddi accompagnano tutta la narrazione non seguendo le evoluzioni morali e caratteriali della protagonista. Ci sono, inoltre, parecchie dissimetrie nella narrazione: il film segue un ritmo anche troppo pacato per quasi tutto il minutaggio per arrivare ad una conclusione frenetica ed ambigua negli ultimi dieci minuti.

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Tuttavia è evidenziato molto bene l’aspetto di disagio e straniamento che la protagonista Chela vive nella sua “seconda giovinezza”: la rappresentazione emblematica è nel suo usare un telefono a disco in un mondo dominato dagli smartphone. A volte le situazioni sono mostrate tramite i suoi occhi, ad esempio quando il corpo di Angy è reso sfocato: un indizio rivelatore della repressione sessuale e sociale della donna non più giovane.

Le ereditiere è un film a suo modo coraggioso e apprezzabile solo se si è al corrente della recente storia dello stato sudamericano. Il film ha una certa internazionalità, ma manca del “salto di qualità” per piacere e convincere.

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