RomaFF13, inizio col botto: 7 sconosciuti a El Royale

La Festa del Cinema di Roma si apre con il secondo film diretto dallo sceneggiatore Drew Goddard che torna dietro la macchina da presa dopo l'esordio splatter di Quella Casa Nel Bosco.

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7 sconosciuti a El Royale

7 sconosciuti a El Royale in poche parole è l’ideale fusione tra Wes Anderson e Quentin Tarantino. Giunto alla seconda regia, Drew Goddard dirige un film forse con troppe diluzioni ma che rimarrà impresso per molto tempo. Dal comparto visivo a quello narrativo, 7 sconosciuti a El Royale è un film che gioca moltissimo sugli interni, dove l’hotel El Royal fa da cornice ad un fortuito incontro tra sette persone che dovranno passare una notte sotto lo stesso tetto, seppur in camere diverse. Ma solo per poco tempo. Già, perché tutti loro nascondono un segreto e apparentemente nessuno è quello che dice di essere. Ma come si intrecciano le loro storie? La risposta verrà svelata passo dopo passo.

Dopo aver diretto Quella Casa Nel Bosco, Goddard cambia registro e genere, focalizzandosi su un thriller che abbraccia vari sottogeneri. La storia viene narrata in base alle stanze occupate dagli ospiti, insieme alla loro breve storia grazie ai continui e brevi flashback. E proprio i flashback sono gli unici momenti in cui l’azione si svolge fuori da questo singolare hotel situato a cavallo tra due stati: Nevada e California. Siamo nel 1969, Jon Hamm, Jeff Bridges e Cynthia Erivo si trovano tutti nella hall, aspettando che arrivi qualcuno per la registrazione e per prendere la camera. Iniziano le presentazioni e basta poco per capire che qualcosa non quadra. Soprattutto quando poi entra Dakota Johnson che si sveste dei frustini delle 50 sfumature e si firma sul registro con un laconico “Fuck You“.

7 sconosciuti a El Royale

Inquadrature simmetriche, piani sequenza e una fotografia a palette sono il leitmotiv di questo film che meriterebbe una doppia analisi: contenutistica e stilistica. Goddard riprende lo stile didascalico dei Tenebaum e la narrazione temporalmente sconnessa ed episodica tipica del Pulp Fiction di Tarantino, unendo il tutto con una trama fitta di intrighi e botti finali (nel vero senso della parola). Il risultato non può che essere soddisfacente sotto ogni punto di vista. 7 sconosciuti a El Royale sa intrattenere ma ha anche la capacità di prestarsi moltissimo ad analisi approfondite, sia a livello di forma che di contenuto. Un perfetto e simmetrico connubio di come il cinema dovrebbe essere. Si potrebbero tirare in ballo Lacan, Freud, le questioni legate all’identità ed al contesto storico del 1969 con Nixon presidente. Si incapperebbe tuttavia in fastidiosissimi spoiler che rovinerebbero la fruzione.

Basti comunque sapere che 7 sconosciuti a El Royale ha molteplici chiavi di lettura, a partire dalla struttura fisica dell’hotel che riesce a ricreare un connubio tra presente e passato, tra la speranza e la fortuna del Nevada e la splendente e soleggiata California. E merita una menzione d’onore anche la colonna sonora che spazia da Hush dei Deep Purple fino alle meravigliose interpretazioni della Erivo di brani come Can’t Take My Eyes Off You.
Un gioco di opposti che coinvolge anche tutti i personaggi, la cui alchimia è perfetta. Cosa scontata visti i nomi altisonanti che compongono l’intero cast che potrebbe fare a gara a chi ha interpretato il personaggio più simbolico. Dal Don Draper a Drugo Lebowski fino al Thor di Chris Hemsworth. In particolare, il primo e l’ultimo faranno a mo di sipario in questo film, per il piacere di tutte le donne che vedranno questo fantastico 7 sconosciuti a El Royale.

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