Emmy Awards 2018: nessun premio a Twin Peaks

Fan e critica hanno amato Twin Peaks: Il Ritorno, quindi perché la serie distribuita da Showtime non ha ricevuto alcun premio?

La serie cult di David Lynch è tornata sul piccolo schermo lo scorso anno, a venticinque anni di distanza dalla fine della seconda stagione e dal film prequel Fuoco Cammina con Me. Twin Peaks da sempre considerata rivoluzionaria grazie ai suoi personaggi insoliti, alla sua cinematografia innovativa e il suo cupo senso dell’umorismo, nel 1991 con la prima stagione della serie trionfò agli Emmy, vincendo in due categorie su diciotto, nello specifico per miglior costumi e miglior montaggio video, cambiando per sempre la televisione moderna. Ma né Lynch né il collaboratore Mark Frost sono riusciti a ottenere premi ai Emmy Awards di lunedì sera. La serie era candidata in due categorie, miglior regia e miglior sceneggiatura. E’ parsa a molti sorprendente la scelta di premiare invece la regia di Ryan Murphy per la seconda stagione di American Crime Story, o di assegnare la miglior sceneggiatura a William Bridges e Charlie Brooker per Black Mirror e l’episodio “USS Callister”.

In definitiva possiamo dire che Twin Peaks è stato totalmente disdegnato dalla premiazione. Persino il talento di Kyle McLachlan impegnato nell’interpretazione di tre diversi personaggi (l’agente Cooper, Dougie e il malvagio Mr. C) è stato completamente ignorato.

Emmy 2018: nemmeno un premio a Twin Peaks

Pensato come un lungo film di 18 ore, questo revival è stato in grado di oscurare la gran parte delle produzioni tv della stagione passata. Mai prima d’ora nella storia della televisione a un regista come Lynch è stata data piena libertà di soddisfare i suoi capricci e le sue idee attraverso il completo controllo creativo sull’opera (e un budget considerevole), che infine si dimostra essere un punto d’incontro di ogni elemento, sia tematico che visivo, che ha caratterizzato nel tempo la filmografia del regista. Una libertà creativa che esplode letteralmente nell’ottavo episodio della serie, nel quale distruzione e creazione si mescolano sullo schermo combinandosi con l’irreale, il tutto espresso nella forma più pura del cinema, quella audiovisiva. Una puntata di un’ora spogliata della trama e dalle strutture narrative tradizionali, sostituite da lunghe sequenze surreali. Senza dubbio David Lynch paga ancora una volta la sua comunicazione aulica, la stessa che lo ha contraddistinto e lo ha reso simbolo di una certa fetta di cinema, lo penalizza di fronte al grande pubblico.

Indiscutibilmente al di là delle premiazioni che lasciano il tempo che trovano, qualsiasi esse siano, possiamo dire che David Lynch e Mark Frost siano riusciti nel difficile compito di riprendere, più di venticinque anni dopo la sua messa in onda, una delle serie più importanti e influenti di sempre, distruggendola e spogliandola della sua struttura originale che, nel corso di 18 episodi, ricostruiscono con una storia totalmente nuova e originale.

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