Quando il terrore è in famiglia: 10 film da vedere

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terrore è in famiglia

La famiglia, spesso e volentieri, è sinonimo di protezione e amore, ma non per tutti è sempre così.

I rapporti di sangue e le relazioni possono infatti diventare la causa scatenante di nevrosi, di smarrimento e dell’inizio di un tormento senza fine. Molti cineasti nel corso della storia hanno scelto di puntare il loro obiettivo verso i legami intimi e personali, estrapolandone le paure più arcaiche e comuni all’uomo. Viaggi filosofici e analitici all’interno della psiche dei personaggi coinvolti, che divengono indirettamente rappresentanti di una generazione o una determinata categoria di persona.

Ecco quindi 10 film dove il terrore è in famiglia.

1. Possession – Andrzej Zulawski (1981)

terrore è in famiglia

Possession è un’opera folle, un film audace in grado di trascendere l’ordinario e di sconvolgere l’animo dello spettatore ad ogni visione. Disturbante, grottesco e a tratti quasi onirico, trascina le persone in un viaggio sulla psiche dell’uomo, sul rapporto famigliare e sulla perdita dei valori e della ragione. Un padre, una madre e un figlio sono i personaggi di questa storia grottesca, figure chiave di questa odissea schizzata e al limite, che incomincerà con un divorzio e con il conseguente disfacimento dei valori e delle certezze del genere umano. Una pellicola in grado di colpire non solo per la sua messa in scena, sempre asettica e ostile, ma anche per le interpretazioni magistrali degli attori, capaci di rimanere impresse nella mente dello spettatore, poiché difficilmente ripetibili.

Isabelle Adjani, protagonista assoluta, offre una performance allucinata, un’impersonificazione di un disagio umano, resa alla perfezione dall’attrice in questione. Un lavoro eccelso, fatto di mimiche facciali e movenze inquietanti, accostabile tranquillamente al livello di qualità all’interpretazione di Jack Nicholson in Shining

La regia, che spesso si concede movimenti di macchina a mano, rappresenta concretamente il turbamento degli animi dei protagonisti e la fotografia, in grado di conferire staticità e sospensione temporale, aiuta incredibilmente la riuscita di questo capolavoro. Possession non è un film facile, ma è un’opera che vive di allegorie e di simbolismi, un trattato sull’animo umano e realizzato attraverso le paure ancestrali dell’essere umano (Qui potete approfondire).

 

2. Mother! – Darren Aronofosky (2017)

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Mother! è l’inferno, un girone dantesco senza fine, dove la disperazione è l’unica aria che si respira. La donna è l’elemento imprescindibile di ogni famiglia, fondamenta di una casa e incarnazione della stessa. La femminilità che gioca da sempre un ruolo fondamentale nell’esistenza dell’uomo, in Mother! va a rappresentare le pareti e il tetto del mondo del maschio e dell’unica realtà che ci viene mostrata. In uno scenario angosciante, realizzato con una tecnica che sfiora la perfezione, si dipanano varie chiavi di lettura, utili per decifrare un quadro grottesco e dannato, proiezione degli incubi del genere umano.

Dio e la natura, lui e lei, rappresentazioni allegoriche di ciò che ha dato vita all’uomo e alla Terra su cui vive. Il marito, creatore di ogni cosa, l’essere sovrannaturale per il quale si combattono guerre e si compiono massacri e la Donna, Terra deflagrata dalla stupidità e dalla cattiveria umana. Due figure messe in contrasto in un’opera dalle atmosfere polanskiane, in grado di lasciare senza fiato. Utilizzando questa chiave di lettura per tutto il film, potremmo vedere entrare in scena prima Adamo, successivamente Eva ed in seguito Caino ed Abele, fino ad arrivare ai giorni nostri dove il caos regna sovrano e la povertà e le guerre fanno da padrone. Un pianeta martoriato dai peccati dell’uomo, dalla sua ingordigia e da quella fede cieca e pericolosa, che porta unicamente alla distruzione e alla morte.

 

3. Antichrist – Lars Von Trier (2009)

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Antichrist è un’opera sul dolore; sia fisico, che mentale, capace di analizzare la depressione dettata da una tragica condizione e dal senso di colpa, motore di un’inevitabile autodistruzione. Una pellicola che mette in scena un rapporto di copia ansiogeno e lesionista, corroso dal lutto per la perdita di un figlio. Lars Von Trier dirige e firma così il suo film più contestato della trilogia della depressione, trasportando lo spettatore in una realtà cupa, dove i tormenti assumono la forma della famiglia, pronti ad inseguire e tormentare i due protagonisti. Un’odissea macabra e senza meta, dove ogni speranza viene distrutta da una voragine senza fine, un vortice che risucchia al suo interno ogni cosa, anche l’essenza stessa di una persona. 

Antichirst è un’opera magnifica, diretta in maniera fenomenale e con una fotografia molto curata, in grado di regalare una sequenza d’apertura da antologia. Il taglio della luce e le ombre nette e decise, accompagnate dalle note di Handel, regalano la giusta atmosfera per un inizio, in grado di conciliare grazia e violenza. Un contrasto funzionante, che ammalia e rapisce lo spettatore, fornendo anche spunti interessanti, per una corretta interpretazione futura della pellicola.

4. Moebius – Kim Ki-Duk (2013)

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Moebius non è un film che può essere dimenticato, soprattutto se si è un maschio. L’opera di Kim Ki-Duk è un incubo viscerale, che mira a smascherare una società ipocrita e che si nasconde dietro false facciate. L’essere umano vive ancora oggi della sua primordialità e in essa si identifica e si relaziona con il mondo esterno. Un brillante scienziato, rispettato in tutto il mondo per il suo intelletto, potrebbe benissimo diventare un essere inerme e senza volontà, sempre se venisse evirato brutalmente. Il maschio, per quanto sia evoluto, trae la sua forza dal suo membro e da quello che è in grado di fare con esso. Senza è completamente perso, privo di qualsivoglia ambizione. Questa perdita di forza non è solo attribuibile al trauma subito, ma anche alla privazione di procreare e quindi di trasmettere qualcosa alla futura prole. Un pensiero inconscio che accomuna tutti e che segretamente smuove il mondo. Moebius parla proprio di questo, di tutte quelle cose che la società di oggi non dice, ma che segretamente cova.

 

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