Akira – Recensione del film di Katsuhiro Otomo

Akira

Questa città è un frutto troppo maturo che sta per cadere nelle nostre mani, ed il vento che soffierà si chiama Akira

 

Dall’esordio al cinema nel lontano 1988, Akira di Katsuhiro Otomo rimane oggigiorno un indiscusso punto di riferimento dell’animazione giapponese. Il film si apre mostrando un’immagine scioccante, un’esplosione enorme, apparentemente atomica, avviene nel centro di Tokyo distruggendo tutto e accendendo cosi la miccia che farà scoppiare la terza guerra mondiale. Trent’anni dopo la fine della guerra, nel 2019 Neo Tokyo è rinata dalle macerie e trasformata in una metropoli di luci brillanti e grattacieli immensi. La situazione però è tutt’altro che tranquilla, il paese è colpito da una gravissima crisi dovuta alla tremenda situazione economica, politica e sociale.Akira

Il Colonnello Shikishima, capo dell’esercito, teme il rischio imminente di una violenta rivolta. Inoltre diversi gruppi di fanatici religiosi riempiono le strade istigando le folle e predicando al mondo la ricomparsa di “Akira il salvatore”, le violenti forze militari governative ricorrono a misure estreme per fermarli.

Numerose bande di motociclisti, tra i quali troviamo i nostri protagonisti, ronzano per la città sfidandosi all’ultimo sangue in battaglie mortali per le strade di Neo Tokyo, con desideri di rivalsa. Esperimenti governativi top secret hanno trasformato dei bambini in strani e snaturati Esper con poteri incredibili. Unioni tra materia e spirito.

Akira

Questo è solo in parte il terrificante ed emozionante mondo cyberpunk creato dalla mente di Katsuhiro Otomo, l’artista manga e regista di anime la cui visione ispirerà innumerevoli altri artisti e registi di Hollywood negli anni a venire.

Il realismo immaginato da Otomo si presenta sotto forma di disegni pittorici che ritraggono l’incredibile paesaggio variopinto di Neo-Tokyo, le immagini della città, le moto che lasciano la scia rosso neon, sono graficamente di grande impatto, ispirate alla visione futuristica di Ridley Scott per la sua Los Angeles in Blade Runner (1982). In altre scene invece il regista impiega una stilizzazione più fumettistica, in particolare nelle scene meno pesanti o più comiche che coinvolgono Kaneda.

Le sequenze d’azione sono impreziosite dai colori accesi e dal movimento incessante, perfettamente sposate assieme alla folgorante musica di Yamashiro Gumi. Il risultato è impressionante e completamente coinvolgente, il film non lascia un attimo di tregua, ci immerge completamente nel frenetico catastrofismo nipponico. L’influenza di Otomo e il suo approccio indiscutibilmente cinematografico, si possono ritrovare in innumerevoli altre pellicole/anime giapponesi, come Ghost in the Shell (1995), o in film come The Matrix e Il quinto elemento.

Akira

Ma il film offre molto più che immagini incantevoli, concetti fantascientifici e adrenaliniche battaglie motociclistiche. 

È impossibile guardare la scena di apertura del film e non pensare immediatamente all’esplosione dell’atomica su Hiroshima e Nagasaki nella seconda guerra mondiale, e alle paure collettive derivanti da essa. Negli anni a venire, il Giappone del dopoguerra si trasformerà in un paese sovrappopolato e occidentalizzato, la dilagante crescita economica condurrà la nazione a quello che è considerato il sunto delle città futuristiche: l’attuale Tokyo, una gigantesca metropoli composta da un tripudio di luci al neon e strade sovraffollate da persone.

Nelle mani di Otomo i suoi personaggi e in particolare il “nuovo uomo”, Tetsuo, subiscono una rinascita simile. Durante il film il tragico protagonista verrà rapito e sottoposto ad esperimenti genetici da parte del governo. Presto andrà incontro a spaventose allucinazioni, in una sequenza le sue interiora si riversano a terra e lui cerca disperatamente di rimetterle dentro, in un’altra ha un incubo in cui vede animali giocattolo che trasformarsi in mostri giganteschi. Proseguendo nella storia i suoi poteri cresceranno esponenzialmente a pari passo con il suo vulnerabile stato emotivo, fino a perderne il controllo dando sfogo a spettacoli di violenza e distruzione; abbandonando la cognizione di tutto ciò che lo circonda assieme all’amore per i suoi amici.

Akira

Nel finale apocalittico, l’incontrollabile mutazione di Tetsuo viene risucchiata nell’enorme corpo di Akira, liberato dai piccoli Esper. A differenza del giovane, Akira è eternamente contenuto in una forma, quella di un bambino. Il terrore primordiale del conflitto atomico. I titoli di coda di Akira mostrano che Tetsuo, dopo essere stato risucchiato a Neo-Tokyo, si trasforma in un nuovo Big Bang creando un nuovo sistema solare e un nuovo universo. L’idea di distruzione suggerita da Otomo è che ques’ultima, di qualsiasi tipo essa sia, fisica, sociale o politica, porta a un nuovo inizio piuttosto che ad una vera fine permanente. Tornando quindo al principio del film Tokyo viene distrutta e poi ricostruita, per poi essere distrutta di nuovo nello stesso identico modo.

Akira è un’opera mostruosa e di difficile comprensione per le molteplici tematiche che affronta.

Sin dall’inizio il film riassume gli eventi del manga originale e l’immensità e la complessità dell’opera cartacea trovano la giusta trasposizione per mano del suo stesso autore in un viaggio che ci porta oltre l’animazione, oltre il cinema. Due ore apocalittiche di pura visionarietà, un capolavoro ambientato in un futuro che ormai è divenuto presente, uno squarcio animato di rivoluzionaria furia catastrofica. Assolutamente imperdibile.

Akira