Contromano -Recensione del nuovo film di Antonio Albanese

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Contromano

Dopo 16 anni da Il nostro matrimonio è in crisi Antonio Albanese torna alla regia con Contromano, il suo nuovo film.

Dopo anni di televisione, teatro, e vari lungometraggi, fra cui Qualunquemente e L’abbiamo fatta grossa, Albanese torna alla regia con Contromano; un film diverso, un film che rispecchia di più l’animo del vero Albanese, malinconico e al tempo stesso riflessivo, una commedia che cerca però di porre sul tavolo temi importanti per l’Italia (e non solo).

Mario Cavallaro è un onesto cittadino milanese, che lavora da sempre nel suo negozio di calze.

Mario è ordinato, preciso, un uomo che vuole semplicemente che le cose stiano al suo posto. Il primo scossone arriva quando il suo barista, ormai lo stesso da decenni, che ha ereditato il negozio dai genitori, e che quindi è come un’istituzione di quartiere, vende il bar ad un egiziano. Insieme a questo cambio arrivano nella sua strada e nel quartiere molti stranieri ed al tempo stesso venditori ambulanti. E Mario non è che sia razzista però, insomma, tutti questi ambulanti che lo chiamano “amico” lo infastidiscono non poco. E fra tutti, quello che lo turba più di tutti è Oba (Aex Fondja), che si piazza proprio davanti al suo negozio di calze pregiate a vendere calze di bassa qualità ad un prezzo davvero più conveniente.

Contromano
Quando Oba inizia a vendere calze davanti al negozio di Mario

Ovviamente poco ci vuole a capire che quello che venderà di più sarà proprio Oba, osservato attentamente da dentro la vetrina del negozio da Mario, che da uomo semplice com’è, suscettibile però al minimo cambiamento, si inizia ad arrabbiare fin da subito. Perché Mario, in fondo, non è crudele, né ha specificatamente nulla contro gli extracomunitari, ma si traumatizza facilmente, soprattutto se il suo mondo ordinato viene squilibrato da quelle persone che sono arrivate dal loro paese pensando di vivere Milano alla loro maniera. Ha un animo gentile, che si dimostra soprattutto la sera, quando torna a casa a curare il suo orto sul terrazzo del suo palazzo, o quando piega le calze con estrema cura.

E a lui viene in mente una cosa, un metodo per risolvere questo problema: riportarli tutti a casa!

Quest’idea assurda in fondo per Mario una base: se ogni italiano si prendesse carico di uno di loro per riportarli al suo paese di origine, avremmo risolto il problema! E Mario Cavallaro questo lo fa davvero. Ma le cose si complicano a loro si unisce Dalida (Aude Legastelois), la ragazza di Oba, che si finge sua sorella per far invaghire Mario -che da uomo ingenuo quale è ci casca- e venir riportata lei stessa in Senegal. Da qui partirà la loro avventura in macchina che tra varie peripezie li accompagnerà per tutt’Italia, fino al traghetto e poi alla tanto sognata Africa.

Non aspettatevi un film come Qualunquemente, vedendo Contromano.

Contromano è un film da vedere con serietà, come si affronta un tema problematico ed attuale, condito da qualche battuta della tipica commedia italiana. Per assurdo Albanese fornisce sullo schermo una soluzione che può essere presa seriamente come qualunque altra proposta dei politici italiani per la tematica degli immigrati. Il film viene condito con una punta di malinconia che resta una leggera costante per tutto il film, che tuttavia viene alternata a questa sottile gioia ed ironia con cui si cercano di trattare questi temi delicati. E’ una pellicola che fa sorridere molto, mentre invece le parti in cui si ride sono veramente poche.

Il film, sia per trama, che per luoghi, che per giudizio, può essere sostanzialmente diviso in due parti.

La prima, ambientata a Milano, è chiara, netta, ben interpretata ed espone la tematica in modo serio ed al tempo stesso ironico, come il buon Albanese che tanto amiamo sa fare. La seconda si sposta sul cosiddetto roadtrip, che purtroppo cala nettamente nel valore, lasciandosi andare a battute tragicomiche che malamente definiscono l’atmosfera del film. Diventa così una favola attuale sul razzismo e sull’immigrazione, che alterna scene di intimità fra i personaggi a tipiche scene all’italiana nei paese, fra cene e paesaggi mozzafiato del sud Italia. Tuttavia diventa forse troppo favolistica per il tema che vuole sostenere, e troppo buona, anche nel prevedibile finale. Ed è davvero un peccato per la parte iniziale e soprattutto per l’ottimo incipit, che raccontava e mostrava un mondo fatto di mix culturali felici, in una Milano piovosa ma un po’ più accogliente del solito.

un momento di serenità lungo il viaggio

Ma bisogna apprezzare questo sforzo, perché non è un tema facile e lo si sa, soprattutto in questo periodo in Italia; e affrontarlo con la stessa ironia con cui abbiamo visto Albanese interpretare Cetto la qualunque sarebbe forse stato troppo.

 

La Conferenza Stampa

Abbiamo assistito alla visione del film il 23 Marzo, in anteprima, al cinema Anteo a Milano, e a seguire vi è stata una conferenza stampa con ospiti proprio Antonio Albanese e Aude Legastelois, che interpreta Dalida.

Entrambi gli attori sono sembrati molto cordiali e a loro agio. Aude, soprattutto, dimostra di avere molto tatto essendo comunque alle sue prime armi, soprattutto per quanto riguardo l’Italia. Albanese, dal canto suo, sembra dirigere lui la conferenza, quasi come se fosse moderatore ed intervistato allo stesso tempo, dimostrando grandissimo agio e molta simpatia. E’, insomma, lo stesso personaggio che abbiamo conosciuto in tv a Che Tempo Che Fa, lo stesso Antonio che cerca, tramite i suoi personaggi, di spiegarci l’Italia, i suoi difetti e le sue qualità.

Ci è stato spiegato che le selezioni per i due co-protagonisti che affiancano Albanese sono state effettuate a Parigi, dove prima in realtà è stato preso Alex Fondja, che interpreta Oba e solo dopo è stata presa Aude.

Ecco alcune delle domande rivolte ad Antonio:

La scelta di fare un film del genere viene più da un’esigenza sociale o più da un’esigenza personale? Cosa ti ha spinto davvero a fare un film del genere? Nasce da un desiderio sociale misto personale.

Albanese: “Nasce da spettatore, dal desiderio di raccontare in maniera diversa un tema così importante, che affrontiamo e osserviamo quotidianamente tutti noi.”

Nella prima parte vi sono una parte di ansia e violenza quasi, che diventa poi un po’ come nei primi film di Salvatores quando vi erano i viaggi da Marrakech, con un clima contrapposto da carattere e cultura. Come sono avvenute nella scrittura e regia questa evoluzione e confronto con la realtà? 

Albanese: “Mario Cavallaro è alla fine un altro personaggio, che nasce da un implosione di rabbia che ha accumulato negli anni e poi ha una sorta di apertura caratteriale, apre le ali anche grazie a questo incontro salvifico e a questo viaggio con culture diverse. Il personaggio nasce dalla sceneggiatura, anche se poi chiaramente il mio corpo è questo e questo è il mio strumento. Dalla durezza e indifferenza iniziale e da uno sguardo chiuso lo sguardo si apre verso una serenità diversa, una gioia. Quando io ho incontrato Aude ed Alex, io volevo capire il loro punto di vista, Ma poi abbiamo capito che anche loro condividevano questa esigenza di contatto, poiché anche loro partivano da questa diffidenza iniziale, fino ad arrivare alla gioia ed agli abbracci finali. Raccontarlo in modo ironico fa un po parte del mio modo, della mia convinzione… Io sono sempre un po’ terrorizzato nel temere di non vedere più ironia in questo paese. Siamo un paese meraviglioso che si e sempre aiutato dall’ironia e dalla comicità; ho ancora una grande energia, voglio continuare ad usare questo modo.

Come mai sono passati ben 16 anni dalla tua ultima regia cinematografica? Cosa ti ha spinto a tornare dietro la macchina da presa? 

Albanese: “Io devo dire che con Contromano ho avuto una gioia infinita e scoprire questa gioia 53 anni è da estremamente fortunati. Ho avuto l’occasione di imparare anche da altri registi, ho un gruppo che mi segue da molti anni; quindi l’idea, protetto da questo gruppo, era quella di entrare in questo film curandolo, e ne sono uscito felicissimo. Ho aspettato perché sentivo il desiderio di capire, comprendere, di sentirne davvero il bisogno.

Un film che parte come riflessivo e diventa un viaggio, è un film che cambia pelle e fa cambiare pelle e modalità allo stesso tempo anche alla produzione. Il film è già nelle sale, fateci quindi sapere le vostre opinioni!

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