The Fortress, recensione in anteprima

The Fortress

Al cinema La Compagnia di Firenze inizierà questa sera il 16° Korea Film Festival, evento che seguiremo da vicino, soprattutto in quelle che sono le numerose anteprime non solo italiane, ma anche europee.

Questa mattina abbiamo assistito alla proiezione stampa del nuovo film di Hwang Dong-hyuk, The Fortress, un colossal che si svolge durante la Seconda Invasione Manchu della Corea, già vincitore di numerosi premi in patria e nel proprio continente.

Nella prima metà del ‘600 in Oriente si scontravano due grandi popoli: la gloriosa Dinastia Ming che aveva dominato la Cina per quasi 300 anni cedette sotto l’invasione dei Manciù, che una volta insediatisi, presero il nome di Dinastia Qing. I coreani della Dinastia Joseon governarono la penisola coreana per oltre 500 anni, ma nella prima metà del ‘600, resi orfani anche dell’aiuto dei Ming loro alleati, caddero sudditi degli invasori Qing. La storia portata sullo schermo dal regista Hwang Dong-hyuk fotografa proprio questo ultimo atto, focalizzandosi in particolare sulla caduta della fortezza di Namham, dove si trovava in quel momento Re Injo, nell’ultimo disperato tentativo di scongiurare una sconfitta.

The Fortress

Hwang Dong-hyuk è abilissimo, alla sua prima esperienza con un film storico, nel portare in scena la gelida atmosfera che regnava sulla montagna di Namham, cima vessata da un inverno gelido. Dal vapore emesso col respiro degli attori, alla cura messa nel trucco dei soldati che rischiavano la morte per assideramento, tutto è evocativo del grande freddo che per 47 giorni fu spettatore immobile dell’assedio di Namham.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, è adattata dalle pagine di un romanzo storico, dal forte taglio storiografico.

Tra dignitari di corte e popolani, la schiera dei personaggi che si alternano nel film è numerosa e per circa 140′ si danno battaglia sullo schermo principalmente con l’uso delle parole. Viene in aiuto al regista l’ottimo cast, all’interno del quale spiccano le prove di Lee Byung-hun, Kim Yoon-seok e Goo So.

Quello che Hwang ha realizzato è un colossal atipico, dove gli scontri armati non sono preponderanti ma alternati accuratamente alle vicende diplomatiche. Questo concede maggior spazio per delineare le sorti e le caratteristiche di diverse personalità, foriere dei diversi sentimenti che albergavano le menti di re, ministri e umili uomini prestati alle armi. Ciò che emerge è uno spaccato della società del tempo davvero interessante, dove inevitabilmente le parole e le idee perdono di potenza a fronte di una realtà più cruda e poco poetica, poco filosofica.

Valore, onore, dignità e rispetto appaiono vuoti concetti di fronte al freddo, alla povertà, alla morte dei

RECENSIONE
stars
Lapo Maranghi
Medico con la passione per il cinema. Nato a Firenze, vanta un bagaglio culturale vintage-pop costruito grazie a varie attività parallele, portate avanti boicottando e autosabotando i propri studi, come la lettura compulsiva di fumetti e libri, la passione per concerti e festival, la pallanuoto e ovviamente l'amore per il cinema. Scrive per la Scimmia perché nessuno è più figo della Scimmia.