I peggiori film del 2017 secondo la Scimmia

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9) Insospettabili sospetti, di Zach Braff

Questo sembra quasi un cinepanettone americano, con un po’ più stile, visto che gli interpreti al cinema ci sanno stare, ma sprizza perbenismo e conformismo ad ogni battuta.

Zach Braff inciampa nel filmetto della domenica pomeriggio. Tre attori amati dal pubblico, una storiella da working class delle più banali, scenette comiche viste e riviste, trama scontatona e finale alla vissero tutti felici e contenti: quello che ogni nonnina americana vorrebbe vedere. Il film è il remake di Vivere alla grande, titolo originale Going in Style, film del 79 di Martin Brest che vantava una trama ben più coraggiosa e originale in confronto a Insospettabili Sospetti. La sceneggiatura è del Theodore Melfi che l’anno scorso se n’è uscito con “Il diritto di contare”, film che ha scritto e diretto con impegno e risultati ben diversi. C’è veramente poco da dire sul film, 25 milioni di budget, 84 milioni di incasso: cinema facile per guadagno sicuro.

(a cura di Lapo Maranghi)

 

8) La Torre Nera, di Nikolaj Ariel

La Torre Nera era più che altro un prodotto per i fan di King e sono stati proprio loro a bocciarlo e rigettarlo totalmente.

La celebre e spettacolare serie di romanzi di Stephen King è approdata al cinema nell’Agosto del 2017, e tra le mille aspettative di cinofili e amanti dello scrittore, il film ha certamente dimostrato di avere una grande abilità: quella di deludere tutti quanti.

E anche gli attori avrebbero dovuto promettere il meglio. Idris Elba nel ruolo di Roland e Matthew McConaughey in quello di Walter, l’Uomo in Nero. Eppure gli attori non suscitano passione, non ci fanno affezionare ai personaggi (e in ciò il film è totalmente avulso dal pathos che trasuda dalla storia scritta) e sembrano addirittura spenti e, piange dirlo soprattutto per McConaughey, inadatti. Elba spicca comunque di più e soprattutto Tom Taylor si rivela un nuovo buon attore. Tra le caratteristiche negative della pellicola vi è soprattutto la sua superficialità. Non vengono spiegate le cause fondamentali nel libro (lotta fra bene e male, ad esempio) che muovono l’intera trama. Una delusione per i fan della serie che lascia comunque disorientate anche le persone che non conoscono il libro, poiché non vengono fornite informazioni purtroppo fondamentali.

Molto apprezzabili, soprattutto per i fan del mondo Kinghiano, i continui riferimenti al suo mondo, che come venivano creati nei libri vengono riportati anche nella trasposizione cinematografica; generando una costante di sorpresa e curiosità che aumenta l’interesse per la storia. Fattore positivo è anche la mano che lo stesso scrittore ha posto nella sceneggiatura, riducendo i dialoghi di Roland e generando delle variazioni. Ciò ha contribuito a lasciare l’impronta positiva dello scrittore nella trama, ma purtroppo ha allentato il ritmo del film (che forse non esiste proprio) snellendolo fin troppo. Ne è la conferma un minutaggio decisamente troppo basso per un storia come quella della Torre Nera.

Se comunque siete interessati a Stephen King, al suo mondo e alle trasposizioni cinematografiche delle sue storia questo articolo può fare per voi.

(a cura di Dafne Vicario)

 

7) Transformers – L’ultimo cavaliere, di Michael Bay

Boom! Clang! Kaboooom! Slooooooooooow mooooooooootion. Boom! Michael Bay è una certezza per la nostra classifica.

Confusionario, prolisso, rumoroso e vuoto. Questo è l’ultimo capitolo della saga di Michael Bay sui Transformers. Un reboot di una saga anch’essa poco convincente. L’estetica di Bay continua a gettarsi a capofitto nell’azione utilizzando la storia come un mero pretesto per mettere in mostra il più alto numero possibile di esplosioni ed effetti scenici vari ed eventuali. Anche in Trasnformers: l’ultimo cavaliere, di nuovo, il disaster movie è l’espediente narrativo perfetto. Con un prologo esistenzialista che vuole regalare un’aura epica alla genesi dei Trasfomers (sic!). Le chiacchiere stanno a zero, ovviamente. Non c’è tempo di architettare nulla per salvare il mondo, quindi è meglio farsi prendere dalla foga e dare il via ai combattimenti. D’altronde, dopo un’introduzione in stile Bastardi Senza Gloria cosa ci si sarebbe potuto aspettare? Un B Movie dall’altissimo budget che però non vuole raccontare praticamente nulla. Quanto più mostrare quanto si è bravi nella gestione degli effetti speciali.

(a cura di Lorenzo Pietroletti)

 

6) 50 Sfumature di Nero, di James Foley

La storia di Grey continua inspiegabilmente a riempire le sale, ecco perché è importante ribadire che prodotti di questo genere sono il classico esempio di film di cui ci dovremmo liberare.

Eccoci, dunque, al secondo capitolo della saga tratta dalla trilogia scritta da E. L. James, diretto da James Foley. Qui vediamo Anastasia rifiutare in un primo momento l’amore di Christian Grey, per poi accettarlo di nuovo; nel mentre, alcune persone cercano di ostacolare il loro amore. Le dinamiche sono quelle tipiche da soap opera, forse con uno stile più curato ed attento, ma sempre quelle sono: un amore duro e problematico, uomini possessivi, vecchie conquiste che fanno il loro ritorno sullo schermo per uccidere o per portare zizzania nella coppia. E ancora, Anastasia ha l’amore di un uomo bellissimo, ricchissimo, con un fisico statuario, ma con un passato oscuro; perché si sa, nell’immaginario comune la donna vuole sempre fare la differenza e redimere l’uomo dal suo passato buio, venendo relegata ad un mero ruolo di redentrice senza macchia e finendo, in questo caso, per rappresentare un personaggio piatto.
Inutile dire che la sceneggiatura è pessima. La trama risulta monotona, i pochi eventi che accadono sono fini a sé stessi (vedi episodio dell’aereo), non hanno lo scopo di evolvere veramente la vicenda. Per farla breve, ci siamo sparati due ore di film senza una vera ragione. Ciò è ancora più grave considerando che il tempo sprecato in inutili avvenimenti avrebbe potuto essere sostituito da un’analisi più pregnante dei personaggi, in modo da non lasciarli privi di qualsiasi spessore.
Ma cosa ci importa a noi della storia? Noi siamo andati a vedere il film per la trasgressione! Per vedere cosa si è inventato Mr. Grey con le sue perversioni sessuali. Ebbene, così come il primo capitolo, anche il secondo manca dell’aspetto sadomasochistico vero e proprio, che avrebbe dovuto essere il perno attorno cui ruota l’intera trilogia. Il massimo che lo spettatore può ottenere sono sculacciate, mani legate, occhi bendati. Ma è chiaro che l’esito sarebbe stato questo, visto e considerato che il film ha come target un pubblico vasto, e pertanto determinate scene di sesso non potevano spingersi più in là di quanto si è visto. C’è da dire che oltre a ciò non viene nemmeno ingaggiata un’analisi sulle ragioni delle “perversioni” di Grey.
In conclusione, niente è approfondito. A salvarsi è soltanto il fatto che qui il personaggio di Anastasia non è più un soggetto passivo, ma fa le sue scelte, è capace di dire di no e di salvarsi da sola.
Per tutto il resto il film reclama un posto che non può essere il suo, quello del film scandaloso e trasgressivo, ma ciò che finisce per fare è rientrare perfettamente all’interno dei canoni commerciali di un prodotto fine a sé stesso.

(a cura di Chiara Volponi)