The End of the F***ing World – L’ennesimo successo di Netflix

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The End of the F***ing World
The End of the F***ing World

Ultimamente Netflix si sta facendo voler bene grazie alla pubblicazione di contenuti di qualità tra i quali spicca l’ottimo drama-horror indipendente Super Dark Times, comparso di recente sul catalogo. Il prodotto che sta maggiormente attirando l’attenzione degli abbonati, in questi giorni, è senza dubbio, The End of the F***ing World, piccola serie tv ideata da Charlie Covell e ispirata all’omonima serie a fumetti di Charles S. Forsman.

La storia è quella di James, diciassettenne psicopatico con istinti omicidi, e Alyssa, sua coetanea, sfrontata, maleducata e fastidiosamente sincera. Entrambi hanno un triste passato alle spalle. Stanchi della propria vita, decidono di partire per un viaggio senza meta, durante il quale finiscono, inevitabilmente, nei guai.

The End of the F***ing World
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Il fascino di Bonnie & Clyde è sempre piuttosto attraente. Lo è stato negli anni trenta, all’epoca dei fatti; lo è stato nel ’94, in cui la storia veniva riproposta in chiave pulp in Natural Born Killers di Oliver Stone, che riscosse grande successo fino a diventare un vero e proprio cult; e la serie di Covell dimostra ampiamente che il fascino dei due amanti criminali vive tutt’oggi. Tutto ciò è facilmente comprensibile se si pensa che il pubblico associ a quelle due figure, ideali puri di amore, sincero e incontrastato, oltre che complice in tutto e per tutto. Ovviamente The End of the F***ing World prende spunto dai due criminali statunitensi per delineare una storia d’amore delicata e prorompente allo stesso tempo.

Buona parte della qualità della serie è dovuta ai personaggi. Covell delinea due personalità decisamente borderline, riuscendo ad evitare i cliché tipici dei film sugli adolescenti e disegnando caratteri autentici, nella loro assurdità. Appare chiaro che i due protagonisti non vivano di luce propria: la loro straordinaria dinamicità è data dall’unione che va via via formandosi sempre più. È grazie all’unione che l’apatia (che arriva a toccare anche le sfere sessuali) abbandona, a mano a mano, James ed Alyssa, svelando i propri effettivi caratteri, conditi di punti forti e deboli, come quelli di qualsiasi essere umano. Ottima prova attoriale per i due giovani protagonisti, Alex Lawther, star della puntata Zitto e balla di Black Mirror, e Jessica Barden (comparsa anche in The Lobster di Lanthimos) al suo primo ruolo da protagonista.

The End of the F***ing World
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Quello che la serie ci propone, non è altro, quindi, che un racconto di formazione. Non è azzardato paragonare i due personaggi a Il giovane Holden, romanzo cult di Salinger. Il viaggio che i due percorrono non è altro che la strada da fare per conoscere sé stessi, mettersi a nudo, ridere, piangere e, quindi, abbandonare quell’apatia di cui entrambi sembrano essere tanto fieri. Tutte le sofferenze e le delusioni che hanno vissuto escono allo scoperto, sfondando quel muro che bloccava le emozioni, dietro il quale James ed Alyssa si sentivano tanto al sicuro.

The End of the F***ing World gode di un ritmo incalzante che ricorda, in parte, alcuni lavori di Edgar Wright. L’intreccio è ben strutturato e la prima parte della serie appare irriverente e senza freni, grazie a dialoghi bizzarramente scurrili e un black humour sottile e intelligente. Purtroppo il livello generale si abbassa nella parte finale, pur mantenendo una certa qualità. Questo perché, per obblighi legati alla storia, il ritmo serrato dell’inizio, si distende all’improvviso, senza un processo graduale. Il tutto si riprende nel finale, degna conclusione di stagione, che lascia aperte varie strade.

The End of the F***ing World
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La serie appare accattivante anche grazie ad un’ottima fotografia e, soprattutto, ad un montaggio superlativo. Azzeccati anche i personaggi dei due agenti, due donne omosessuali dal rapporto decisamente intrigante che si spera sarà approfondito nelle stagioni a seguire. Altro punto a favore per la narrazione, divisa in una doppia prima persona (James/Alyssa), che favorisce una maggiore empatia coi personaggi. La colonna sonora rappresenta, invece, il più grande difetto della serie, non tanto per la musica in sé quanto per l’utilizzo spropositato che se ne fa, rendendola quasi fastidiosa.

The End of the F***ing World è, in generale, un lavoro riuscito, ben realizzato e interessante, che presenta pochi difetti. Una piacevolissima sorpresa di questo neonato 2018 e una delle perla dell’attuale catalogo Netflix.

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19 anni, studente in conservatorio. Coltivo la passione per il cinema da quando Kubrick mi portò a visitare l'Overlook Hotel. Ho gusti piuttosto vari, ma in particolare adoro Tarkovskij, Bergman e René Ferretti.

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