Recensione di The Great Buddha+, un omaggio orientale a Clerks di Kevin Smith

0
527
Recensione di The Great Buddha+

Recensione di The Great Buddha+

Vincitore del premio NETPAC al Toronto International Film Festival, di cinque premi al Taipei Film Awards e con 10 nomination al 54esimo Golden Horse Awards di Taipei, al 48° International Film Festival di Goa arriva per la competizione internazionale The Great Buddha+, la seconda opera del regista Huang Hsin-yao, Taiwanese. Il film è una bellissima commedia nera che ricorda per lunghi tratti Clerks di Kevin Smith. Ecco dunque la nostra recensione di The Great Buddha+.

Sinossi

Il signor Pickle (Cres Chuang) lavora come guardia di sicurezza nella fabbrica del facoltoso mr. Kevin Huang (Leon Dai). La fabbrica produce statue di Buddha in bronzo. Di recente gli artigiani di Huang sono al lavoro per la produzione di una grossa statua commissionata da alcuni facoltosi amici politici di Huang, che vediamo intenti in lussuriosi festini insieme al ricco industriale. Ma Pickle è davvero molto lontano dal mondo del suo principale, spende le sue giornate in un decadente ufficio svolgendo il suo lavoro e, quando viene sera, guardando la tv col suo amico Belly Button (Bamboo Chu-Sheng Chuen), sfogliando riviste porno e mangiando cibo troppo freddo. Belly Button si guadagna da vivere riciclando rifiuti, gira col suo scooter trainando un carretto pieno di tutto ciò che di interessante riesce a trovare. Sotto la pioggia, sotto al sole, ma soprattutto sotto la pioggia. La monotona vita di Pickle e Belly Button cambia radicalmente, almeno in apparenza, quando i due scoprono alcuni filmati privati compromettenti del signor Huang.

Temi

L’opera di Huang si divide tra religione, emarginazione, vouyerismo, divario di classe, corruzione e la disillusione delle prospettive per un avvenire migliore. Un simpatico siparietto verso la metà del film ci racconta in maniera brillante ed irriverente quanto il Buddhismo sia stato strumentalizzato dalla classe dirigente e trasformato in una fragile facciata, dietro alla quale nascondere i propri malaffari. Huang usa le riverenze religiose per ironizzare sul falso rispetto che intercorre tra i potenti a Taiwan. Gli invisibili dal canto loro sembrano non notare la propria emarginazione. Dandola quasi per scontata guardano alla vita del ricco Mr. Kevin Huang con un malcelato desiderio privo però di concrete velleità. Il voyeurismo nel film, non fa riferimento a Pickle e Belly Button che spiano le avventure sessuali di Huang, ma in generale allo spiare la sua sfarzosa vita, sognano a proposito delle sue auto e del suo potere. Il divario tra le due classi è incolmabile e non c’è margine per un avvicinamento. Agli occhi dei due protagonisti la vita risulta così vuota, una farsa, che nel migliore dei casi lascia una sagoma sull’asfalto. Anche la polizia di Taiwan riserva diversi trattamenti a ricchi e poveri e questo Belly Button lo scoprirà a sue spese.

Recensione di The Great Buddha+
Recensione di The Great Buddha+

Analisi

Il vero colpo di genio del film è la voce narrante, la voce del regista che introduce il film chiedendo sarcasticamente ai produttori di ricordarsi di inserirlo nei titoli di coda. La voce non abbandona mai l’intera vicenda, regalando qua e là altri interventi sarcastici che sbriciolano la quarta parete per andare a strappare numerose risate tra il pubblico.

Chung Mong-Hong è il direttore della fotografia, ma ha diretto anche film di successo come Soul, selezionato dall’Accademy nel 2013 ma non successivamente nominato. Il regista e il direttore della fotografia optano per il bianco e nero, giocano sull’oscurità delle piovose e dismesse periferie di Taiwan illuminate da rari lampioni, dalla luna e dai fari dei pochi veicoli in circolo. Chung riesce a trasmettere egregiamente il senso di solitudine e di abbandono che vive la classe operaia. La fotografia risulta perfettamente amalgamata con una colonna sonora povera, ma meravigliosa, basata su piccole percussioni, corde acustiche e fischiettii, con rare incursioni di musica occidentale (come la stupenda Surfin with the Chairman), il tutto firmato da Sheng-Xiang Lin.

Il bianco e nero delle scene di Belly Button e Pickle contrasta tragicomicamente con la scelta di trasporre a colori i filmati di Mr. Huang che i due sono soliti spiare, domandandosi per altro “come mai la vita dei ricchi appare sempre cosi’ ricca di colore“.

Recensione di The Great Buddha+
Recensione di The Great Buddha+

La dark comedy di Huang ha dei brillanti tempi comici, riuscendo a catturare immediatamente simpatia e interesse del pubblico. I personaggi creati sono solo in apparenza macchiettati e superficiali, per poi acquistare notevole spessore grazie al commento del regista che si spinge ad analizzare certi loro comportamenti e a spiegare i loro pensieri e sentimenti.

E’ impossibile non notare il forte parallelismo con Clerks di Kevin Smith, in primo luogo per la caratterizzazione dei personaggi: Pickle e Belly Button corrispondono per larghi tratti a Dante e Randall, mentre Peanut, un altro misterioso individuo, ricorda molto Silent Bob. A conferma di queste analogie abbiamo la scelta del bianco e nero, alcune riprese in un market e i comici siparietti dei due protagonisti.

Da quel che emerge da quanto abbiamo visto finora The Great Buddha+ ha buone possibilità di vittoria finale, anche se fortemente insidiato dal The Party di Sally Potter. Con quest’ultimo condivide la potenza e la costruzione della sequenza finale, con quella di The Great Buddha+ che si lascia dietro anche qualche interrogativo.

Recensione di The Great Buddha+

RASSEGNA PANORAMICA
stars
CONDIVIDI
Articolo precedenteGood Time – La recensione
Prossimo articoloGary Oldman si trasforma in Winston Churchill in “Darkest Hour”
Fieramente fiorentino. Studente di medicina, di estrazione classica, ormai prossimo alla laurea. Vanta un bagaglio culturale vintage-pop costruito grazie a varie attività parallele, portate avanti boicottando e autosabotando i propri studi, come la lettura compulsiva di fumetti e libri, la passione per concerti e festival, la pallanuoto e ovviamente l'amore per il cinema. Scrive per la Scimmia perché nessuno è più figo della Scimmia.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here