Kynodontas: Recensione film di Yorgos Lanthimos

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Ci sono moltissimi film che arrivano diretti nelle nostre sale, pronti a sbancare al botteghino o a riservarsi un posto tra i cinema d’essai. Ma ci sono altrettanti film, talvolta anche più meritevoli di quelli sopra citati, che hanno tanta potenzialità, scarsa liquidità, poco charme e sono costretti a trascorrere il resto della loro esistenza in sordina, tra i meandri dello streaming e qualche introvabile dvd d’importazione. Se avete visto e amato The Lobster di Yorgos Lanthimos e vi siete interessati di conseguenza alla filmografia del regista, avrete sicuramente potuto notare quanto il lavoro del cineasta greco abbia dovuto subire questa triste dimenticanza qui in Italia. Soltanto due dei suoi film sono riusciti a raggiungere le nostre sale, eppure ci sarebbe sicuramente un altro titolo che meriterebbe molta più attenzione: la prima collaborazione del regista con lo sceneggiatore Efthymis Filippou, il film Kynodontas.

Non è indubbiamente facile classificare un film come Kynodontas e riuscire ad inserirlo in una delle due categorie predefinite di bello-brutto, perché la pellicola è talmente fuori dagli schemi che qualsiasi giudizio a riguardo potrebbe sembrare troppo eccessivo, o eccessivamente inutile. Tutto il lungometraggio ruota attorno ad una ricca quanto anonima famiglia greca e ai metodi educativi imposti dai genitori ai figli. In questo particolare nucleo familiare la realtà viene completamente distorta: il gatto è considerato una belva feroce, gli aerei che sorvolano il cielo sono dei giocattoli, ogni riferimento sessuale è proibito e le parole non corrispondono al loro significato. E, cosa più importante, è impossibile uscire dalle mura di casa finché uno dei propri canini non cade spontaneamente. Cioè mai.

Seguire la quotidianità, gli imprevisti e gli sconvolgimenti di questa famiglia diventerà per lo spettatore un sorprendente, disturbante ed allucinante viaggio.Infatti, tutte le stravaganti quanto inquietanti ed anomale pratiche svolte dai suoi componenti sono dipinte da Lanthimos come naturali, innocenti, fiabesche: si viene così catapultati in un mondo a parte dove non c’è malizia o cattiveria, ma solo paura, follia e tanta ingenuità. Nell’esplorare e capire a fondo i dettagli che incorniciano questa particolare famiglia, lo spettatore si sentirà coinvolto in un turbine di emozioni, che dall’incomprensione all’angoscia, passando per la tristezza, il disgusto e la compassione, gli cambieranno tutta la visione del film.

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