10 film che dovete assolutamente vedere se amate Quentin Tarantino

Killer Joe di William Friedkin (2011)

Chris (Emilie Hirsch) ha dei problemi a causa di una partita di droga finita male. Dopo aver chiesto aiuto al padre (Thomas Haden Church), decide di contattare Killer Joe (Matthew McConaughey), poliziotto che fa favori ai criminali in cambio di soldi, per uccidere la madre e dividersi i soldi dell’assicurazione. Un grandissimo ritorno del maestro William Friedkin (autore di Il braccio violento della legge e L’esorcista) che, senza snaturarsi, dimostra di stare al passo coi tempi e di non essere invecchiato affatto. Atmosfere malate e marce con una bella dose di humour nero. Un fan di Tarantino non potrà non amare la celebre scena col pollo…

‘Questo è il migliore dei mondi possibili.’

 

City of God di Fernando Meirelles e Katia Lund (2002)

Nella favela chiamata Cicade de Deus, di Rio de Jainero, vengono narrate diverse vicende ambientate tra gli anni ’60 e gli anni ’80: la storia del Trio Tenerezza, quella di Zè Pequeno (Leandro Firmino) e Benè (Phelipe Haagensen) e quella dell’aspirante fotografo Buscapè (Alexander Rodrigues). Da alcuni criticato per la presunta spettacolarizzazione della violenza, il film (che ovviamente tende all’intrattenimento) è anche uno spaccato della vita criminale all’interno delle favelas. E’ girato realmente in questi luoghi, con molti attori presi della strada. Con un ritmo e un montaggio tra Scorsese e Tarantino e una fotografia maniacale che scandisce il passare del tempo, il direttore della fotografia è Cèsar Charlone, candidato anche all’Oscar, il film sfortunatamente non è cosi conosciuto come dovrebbe. Dategli una chance e non resterete delusi.

‘Nella città di Dio se scappi sei fatto, e se resti sei fatto lo stesso.’

 

RocknRolla di Guy Ritchie (2008)

One-Two (Gerard Butler), Bob il Bello (Tom Hardy) e Mumbles (Idris Elba) si mettono nei casini per aver rapinato la persona sbagliata, il magnate russo Yuri Omovich (Karel Roden), per estinguere i debiti con il boss Lenny Cole (Tom Wilkinson). A complicare le cose, ci si mette anche il figlio di Lenny, Jhonny Quid (Toby Kebbel), in possesso di un quadro appartenente al magnate dell’Est Europa. Guy Ritchie al suo meglio (forse solo Lock and Stock è superiore), senza la pretenziosità di Revolver e gli inutili virtuosismi degli Sherlock Holmes, dirige un film dal ritmo travolgente e dai dialoghi brillanti. Panoramiche a schiaffo, montaggi paralleli e alternati e ellissi temporali, fanno di RocknRolla un prodotto godibilissimo. Il divertimento è assicurato, apprezzerete sicuramente il monologo di Jhonny Quid sulle sigarette.

‘Non c’è nessuna scuola come la vecchia scuola, ed io porca troia sono il preside!’

 

Cane Mangia Cane di Paul Schrader (2016)

Troy (Nicolas Cage e il suo inconfondibile ‘faccione’), Mad Dog (Williem Dafoe) e Diesel (Christopher Matthew Cook), sono tre criminali appena scarcerati a cui capita un gran colpo. I tre devono semplicemente rapinare la figlia di un uomo d’affari. Ovviamente tutto andrà storto. Il film dell’anno che soddisferà di più gli amanti del cinema tarantiniano, è senza dubbio l’ultimo lavoro di Paul Schrader. Il celebre sceneggiatore e regista della New Hollywood (ha scritto Taxi Driver e Toro Scatenato, ha diretto Hardcore, Mishima e American Gigolò), gioca col pulp, cercando di distruggerlo dall’interno. I protagonisti ad esempio, sono lontanissimi dall’archetipo ‘cool’ dei personaggi abitudinari dei film pulp, i tre sono soltanto dei disperati incapaci di riscattarsi. L’umorismo viene inserito in momenti moralmente sbagliati (l’inizio ne è un esempio eclatante), tutto sembra fuori posto. Il momento migliore però è la conclusione, dove Schrader chiude il film con un finale simbolico ed evocativo e di una potenza visiva stupefacente.

‘Quando hai i soldi non sei sicuro mai al 100% chi siano i veri amici.’

 

I Saw the Devil di Kim Jee-Woon (2010)

Soo-Hyun (Lee Byung-Sun), agente coreano, cerca di vendicarsi dell’assassino di sua sorella Joo-Yun (Oh San-Ha), fatta a pezzi da un killer psicopatico. Il soggetto è davvero semplicissimo, una classica storia di vendetta (il regista ci ha già abituato a storie simili con A bittersweet life). Ciò che lo contraddistingue, oltre alla massiccia dose di violenza, è una messa in scena elegantissima, che qualunque fan di Quentin apprezzerà. 141 minuti che passano in un batter d’occhio con un’atmosfera horror cupissima, dove la tensione non cala mai. Se poi non ne avete abbastanza, potete sempre vedere Il buono, il matto, il cattivo, una commedia western, sempre diretta dal regista coreano, con atmosfere tarantiniane.

‘Il tuo incubo sta solo peggiorando.’