Recensione “Pelle” di Eduardo Casanova su Netflix

Netflix non è solo un fornitore di prodotti mainstream. Esiste una parte molto cupa, di nicchia, che rilascia film non propriamente per tutti. Si potrebbe quasi parlare di Deep Netflix. Scorrendo tra le novità, ci si può imbattere sia nel criticato “Love” del regista psichedelico Gaspar Noé che in “Pelle” dell’enfant prodige spagnolo Eduardo Casanova. Già il cognome è tutto un perché. Se poi notiamo, nei titoli di apertura, che dietro c’è lo zampino di Alex De La Iglesia, già sappiamo che ci stiamo avventurando in un territorio che oscilla costantemente tra il grottesco ed il drammatico.

Classe 1991, Eduardo Casanova esordisce nella televisione spagnola con la longeva fiction “Aida” nel 2005 per poi passare al grande schermo, a soli vent’anni, proprio con De La Iglesia in “La Chispa De La Vida” ed in “Mi Gran Noche”. Parallelamente, dirige vari cortometraggi senz’altro particolari per poi arrivare ad oggi con “Pieles, “Pelle” in italiano. Un proseguo del suo cortometraggio “Eat My Shit”, la cui protagonista Ana Polvorosa interpretava una ragazza nata con ano e bocca invertiti.

Un film tanto breve (non si arriva nemmeno alla canonica ora e mezza) quanto intenso che racconta varie storie, tutte intrecciate tra di loro, i cui personaggi sono tutti quanti brutalmente sfigurati in volto dalla nascita. Persone con deformità rilegati ai margini della società, nascosti nelle loro case e sommersi dalle loro insicurezze e paure. Sfruttati da chi invece vede in loro un potenziale lucro, c’è chi si ribella e chi no. C’è chi prova, senza riuscirci ad uscire da quelle quattro mura che la circondano e chi invece preferisce la solitudine e la marginalizzazione. Un roseo racconto che mette in scena gli ultimi, gli emarginati. Coloro che non rispettano i canoni estetici contemporanei e che, soggiogati dal bombardamento della costante richiesta di perfezione da parte della società, entrano nella sopracitata solitudine e marginalizzazione. O autoesclusione, sopravvivendo e mai vivendo.

Storie senz’altro toccanti caratterizzate da un perenne alone grottesco che lascia con gli occhi strabuzzati e lo stomaco sottospora. Complice una fotografia dove il rosa predomina su tutto ed una ricercata simmetria nelle inquadrature, “Pieles” gioca molto sulla dicotomia tra perfetto ed imperfetto. Tutti i protagonisti rompono le perfette inquadrature con la loro imperfezione non voluta sublimando di fatto la loro condizione ed il loro disagio, in un’ideale dialettica che porta l’immagine ad essere tanto ben costruita quanto disturbante. Una vera dimostrazione, dai toni indubbiamente accesi, del fatto che la forma fisica ci condiziona agli occhi della società: o ci si piega ai suoi canoni preimpostati o si è esclusi senza riserva. Visivamente ci sembra essere catapultati in un film di Wes Anderson dove il colore e la prospettiva sono frutto di una ricerca maniacale. Un film tanto bello quanto potente e sicuramente non adatto ai deboli di stomaco.
Un esordio davvero forte e molto convincente per Casanova che già è pronto ad essere subissato di critiche quando il film verrà proiettato al prossimo Festival di Berlino.

Piccola curiosità: il social network Instagram ha censurato moltissime foto postate dal regista che ritraevano i personaggi e le varie (controverse a là Nymphomaniac) locandine.

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