Jackie – Recensione in anteprima

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È stato, senza ombra di dubbio, uno dei film più chiacchierati all’ultima mostra del cinema di Venezia, riuscendosi a portare a casa anche il premio per la miglior sceneggiatura. Perché Pablo Larrain è un regista davvero particolare, in grado di portare sul grande schermo, grazie al suo stile davvero unico, dei soggetti apparentemente privi di originalità, donando nuova linfa vitale. Basti a pensare al capolavoro diretto nel 2015, ovvero ”El Club, dove il tema trattato era quello della pedofilia e degli scandali all’interno della chiesa. Un film che proprio grazie al suo stile, freddo e glaciale, risultava efficace sia nello sviluppo narrativo che in quello registico, senza scadere mai nella banalità.

Cosa che si può dire di Jackie, l’ultima fatica del regista cileno, con protagonista la splendida Natalie Portman, nei panni di Jacqueline Kennedy, moglie del presidente ”JFK”, assassinato durante una campagna elettorale con un colpo alla testa. Un ritratto intimo, profondo, che mostra il passato e il presente di una donna emblematica e al tempo stesso enigmatica. Il racconto di una settimana che la vedrà costretta ad affrontare, probabilmente, i momenti più difficili della sua vita: Il rapporto con i bambini, il funerale di suo marito e la perdita della fede.

Il tutto diretto da Larrain in maniera splendida, con una regia immersiva e delle inquadrature notevoli, che riesce a trovare il perfetto connubio, grazie anche a una sceneggiatura intensa, che si basa in primis sui dialoghi e che lavora in maniera veramente maniacale sulle sensazioni e sui sentimenti della protagonista, raggiungendo quel tocco in più, grazie anche al talento della Portman. La sua è un’interpretazione magnifica, in grado di lavorare sui vari livelli emotivi della first lady, studiata nei minimi dettagli (in lingua originale si può notare l’incredibile studio che c’è dietro la sua voce) e che metterà in difficoltà, quasi sicuramente, l’Academy. L’atmosfera che aleggia, all’interno della pellicola, si unisce allo stato d’animo della protagonista. Triste, malinconica, ma che col passare del tempo diventerà sempre più ipnotica. Una colonna sonora dalle tonalità stranianti, ma che caratterizza ancora di più il senso di solitudine, di cui tutta la pellicola è permeata.

Ci troviamo davanti a una di quelle storie che o si amano o si odiano e Jackie è la prova lampante di un cinema in continua evoluzione, ma anche la conferma di un regista ormai capace e sicuro di sé, in grado di dirigere le pellicole come pochi, con uno stile unico, originale e poetico.

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