Recensione di Break-Up – L’Uomo Dei Cinque Palloni: restaurato il film massacrato da Carlo Ponti

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Break-Up – L’Uomo Dei Cinque Palloni

di Marco Ferreri (1965, Italia, Francia)

 

Oggi, lunedì 6 febbraio 2017, esce in alcune sale italiane la versione restaurata di Il Disprezzo di Jean Luc Godard, film massacrato nella versione italiana dal produttore Carlo Ponti. Proprio oggi ho scelto di rendere omaggio ad un altro film distrutto da Ponti, Break-Up – L’uomo Dei Cinque Palloni di Marco Ferreri con protagonisti Marcello Mastroianni e Catherine Spaak e sceneggiato dal regista stesso insieme al suo fidato collaboratore, lo spagnolo Rafael Azcona.
Il film, inizialmente intitolato solo L’Uomo Dei Cinque Palloni, doveva essere distribuito, secondo le intenzioni di Ferreri, in una versione di 82’, ma Ponti lo fece rimontare in una versione di 35’, snaturando completamente l’opera, inserendolo lo stesso anno, nel film a episodi Oggi, Domani, Dopodomani, insieme ad altri due mediometraggi L’Ora Di Punta e La Moglie Bionda, diretti rispettivamente da Eduardo De Filippo e Luciano Salce. I motivi che spinsero il produttore a tagliare il film furono le seguenti: in primis fu considerato da Ponti un film poco vendibile e di non facile comprensione per il pubblico, inoltre ebbe paura di “sciupare” l’immagine di Marcello Mastroianni, poiché nel film interpreta un personaggio molto diverso da quelli solitamente affidatigli. Nella versione breve il film perde tutta la sua forza, finendo per sembrare una farsa grottesca sconclusionata, frammentata e troppo ellittica, ciò infatti spiega perché all’epoca non fu preso in considerazione né dal pubblico né dalla critica, finendo presto nel dimenticatoio.
Ferreri, per nostra fortuna,  dopo alcuni anni ritornò sul progetto, modificò il titolo iniziale in Break-Up, girò nuove scene (di cui una a colori) e montò nuovamente il film in una versione (la terza e finalmente quella ufficiale) di 86’,  distribuita nel 1969 però solamente in Francia. Il film, è inutile dirlo, non ebbe successo.
In pochi sono riusciti a vedere la “director’s cut” poiché dopo l’uscita in Francia fu proiettato solo in alcuni cinema e in qualche festival (in Italia nel 1973 alle Giornate Del Cinema Italiano e poi in pochissimi cinema nel 1979).

La tranquillità e la monotonia della vita di Mario (Marcello Mastroianni), industriale annoiato e prossimo al matrimonio con la giovane fidanzata Giovanna (Catherine Spaak), viene interrotta e compromessa, quando Mario raccoglie un palloncino usato come gadget pubblicitario dalla sua ditta. Ossessionato dal voler capire e quantificare quanta aria possa contenere il palloncino, incomincia a vagare per la città incontrando e chiedendo pareri ad amici ed esperti.

«Mi sono messo in testa di sapere quanta aria entra in un pallone, è un chiodo fisso»
Il restauro della versione integrale è stato realizzato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna con il Museo del Cinema di Torino, in collaborazione con Warner Bros e il sostegno di Sordella e Nuovo Imaie, che hanno fatto rinascere il film.
Presentato alla 73° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nella sezione Venezia Classici, insieme ad altri capolavori restaurati, il film ha vinto il premio (assegnatogli dalla giuria presieduta dal regista Roberto Andò) per il miglior restauro.  Premio ritirato da Gian Luca Farinelli della Cineteca di Bologna e da Paolo Damilano presidente del Museo di Torino.

In pieno boom economico, il film di Ferreri è una metafora sul consumismo e sul neo-capitalismo.  È una critica ad una società ormai superficiale, succube dell’ordine, chiusa nelle certezze della quotidianità, ma fragililissima, infatti non appena qualcosa di irrazionale vi irrompe dentro, ogni certezza si frantuma, poiché tutto ciò che non è quantificabile (come la quantità d’aria che può contenere il palloncino) e tutto ciò che non si può spiegare razionalmente, fa paura. Una società che non si ferma mai, che è alla ricerca continua dell’espansione, che immette, immette e immette.
” Il problema è il seguente: quanta aria, al limite, può contenere senza scoppiare il tenue involucro di gomma? Quanto benessere neocapitalista può essere pompato nella società senza farla scoppiare? […] Break-up, insieme a Dillinger è morto, è probabilmente il miglior film di Ferreri(cit. Alberto Moravia).
Il film tratta anche il tema dell’assenza di comunicazione e di comprensione tra esseri umani, ciò che dà sconforto non è che nessun personaggio riesca a capire perché il protagonista si comporti in modo tanto bizzarro, ma è che nessuno voglia nemmeno provare a capire tale comportamento, ciò che disturba è la passività e l’apatia di chi gli sta intorno, che osserva impotentemente e svogliatamente l’autodistruzione di un uomo.

Il tutto è magnificamente narrato da Ferreri con il suo riconoscibilissimo tocco grottesco e surreale, che esplode nella nichilistica scena finale (dove il grande Ugo Tognazzi, fa una fugace apparizione che sarà difficile da dimenticare) e nell’onirica sequenza a colori, definita da Gian Luca Farinelli stesso, durante la presentazione del film a Venezia, “uno dei cambi di colore più schockanti della Storia del Cinema”.
Un cinema con la C maiuscola,  di uno dei più grandi autori italiani, amatissimo dalla critica francese e spagnola, ma purtroppo non così conosciuto tra i nostri cinefili. Autore di film come Una Storia Moderna: L’Ape Regina, La Donna Scimmia, Dillinger è Morto, L’Udienza e La Grande Abbuffata che svettano nella cinematografia italiana.

Da segnalare la bellissima fotografia di Aldo Tonti e le musiche ossessive di Teo Usuelli, tra cui una canzone cantata da Orietta Berti, che vi assicuro non riuscirete a non canticchiare subito dopo aver visionato il film.

Fate in modo che questo capolavoro riviva!

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