Pulp Fiction: qual è l’origine di “Ezechiele 25:17”? [VIDEO]

Pulp fiction
Condividi l'articolo

“Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi”: vi siete mai chiesti da dove vengono queste leggendarie parole pronunciate da Jules in Pulp Fiction?

Se c’è una quote che ha davvero fatto la storia del cinema, è questa: in Pulp Fiction il personaggio di Jules (Samuel L. Jackson) pronuncia un condanna a morte affidandosi a dei versi (fittizi) della Bibbia, come per voler conferire sacralità a quella che è in realtà un’esecuzione qualunque per volere di un boss criminale come un altro.

La citazione la conosciamo tutti, alcuni la sanno a memoria (e ve la potete rivedere qui sotto): “Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre”.

“Perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.”

La scena rimane iconica, una delle più celebri del film, del cinema anni ’90 e della filmografia di Tarantino per intero. Ma da dove nasce questa epica citazione? In realtà sembra che il regista l’abbia tratta dal suo caratteristico bagaglio da cinefilo, riprendendola quasi pari pari da un cult semi-sconosciuto ma che ovviamente lui conosceva bene.

Si tratta di un film di arti marziali giapponese del 1973 dal titolo (inglese) The Bodyguard, con Sonny Chiba. La quote compare all’inizio del film e a quanto pare Tarantino se l’era impressa in mente e lo aveva colpito a tal punto da volerla poi recuperare per la scena leggendaria con il personaggio di Jules.

Spiega Quentin: “Quando scrivevo la sceneggiatura, ho realizzato che nella scena finale al coffee shop Jules non poteva pronunciare l’epifania religiosa nello stesso modo di prima. Dopo averla usata per dieci anni, per la prima volta realizza che cosa significa. E quella è la fine del film”. Che dire: geniale, come sempre.

Fonte: Far Out Magazine

Continuate a seguirci su LaScimmiaPensa