Black Mirror, la Recensione della Sesta Stagione della serie cult Netflix

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La nuova stagione di Black Mirror è su Netflix dal 15 giugno

Cinque nuovi fantasiosi episodi per Black Mirror, l’intrigante serie ideata da Charlie Brooker che affronta incubi della modernità, della tecnologia e del mondo in cambiamento. Come sempre le storie presentate sono distopiche, profonde e taglienti; ma, in questa nuova stagione, mancano un po’ di “mordente” e di originalità. Ecco quali sono.

Joan Is Awful affronta differenti temi complessi legati ai cambiamenti nell’entertainment e, puntualmente, ai contenuti I.A.-generated. L’episodio parla della percezione che ciascuno di noi ha di sé e di quella che di noi hanno gli altri, invitando ad accettare la propria realtà e a non essere ossessionati dai propri difetti. Non guastano le partecipazioni di Salma Hayek e Michael Cera.

Loch Henry è una parodia che s’inserisce nel filone delle produzioni a tema serial killer celebri su Netflix, e pur rendendo omaggio alle classiche atmosfere dell’horror indipendente anni ’90 si traduce infine in una storia più drammatica, senza farsi mancare una riflessione sulla spettacolarizzazione della tragedia. John Hannah brilla in una piccola parte in questo episodio.

Beyond the Sea racconta una storia di gelosia e rancore in un 1969 alternativo, riflettendo su quanto è importante per noi trovare la felicità in ciò che abbiamo. Aaron Paul interpreta un doppio ruolo in quella che è forse la sua migliore performance dai tempi di Breaking Bad o di El Camino, e spicca come miglior attore in tutta la stagione.

In Mazey Day torniamo alla spettacolarizzazione della tragedia, stavolta con dei paparazzi che in una ambientazione anni ’00 inseguono una diva in rehab solo per poi scoprire che soffre di… licantropia. Il tema sarebbe quello dell”osservazione ossessiva, che però si perde in un mezzo omaggio horror (un altro) che sa molto di trama sprecata per un film.

L’ultimo episodio, Demon 79, funziona perché presentato in chiave ironica. Anche qui si tende a mancare il punto: si parla di razzismo, di responsabilità ma anche di differenza tra giusto e sbagliato; tuttavia tutto un po’ si perde in un finale con poco senso e in una serie di contenuti in fondo non granché originali.

Nel suo complesso questa nuova stagione di Black Mirror funziona molto bene come prodotto d’intrattenimento, meno invece come commentario sui nostri tempi, cosa che a Brooker riusciva molto meglio negli anni ’10. Temi fondamentali come i contenuti generati dalle I.A. o la “wokeness” dell’industria vengono toccati solo marginalmente e il resto della narrazione si presenta come piuttosto tradizionale.

Black Mirror ha finito di stupirci? Diciamo che parliamo di una serie che molto in anticipo sui tempi ha commentato tutto il commentabile con intelligenza e spessore; perciò al momento è facile pensare che le idee scarseggino. Vien quindi da concludere che la serie abbia ormai passato il suo punto di massimo impatto, ma non si può mai dire: ne riparleremo con una settima stagione.

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