Morto Wayne Shorter, il sassofonista suonò con Miles Davis e i Weather Report

Wayne
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Wayne Shorter è stato un gigante della storia del jazz, ha attraversato tutte le ere del genere e ha suonato con i più grandi. Ci lascia a 89 anni.

In una classifica dei più leggendari sassofonisti di sempre, Wayne Shorter verrebbe forse subito dopo John Coltrane e anche prima di Ornette Coleman. Attivo dalla fine degli anni ’50, grazie alla sua bravura si è sempre trovato nel posto giusto al momento giusto, protagonista delle fasi salienti dell’evoluzione della musica jazz nel novecento.

A partire dal leggendario ensemble dei Jazz Messengers di Art Blakey, che accolse molte altre future stelle del genere, e passando per il secondo leggendario “grande” quintetto di Miles Davis (che includeva, tanto per dire, anche Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams). Con Miles registrò album leggendari come Nefertiti, Miles in the Sky, Filles de Kilimanjaro, In a Silent Way e Bitches Brew.

Protagonista della transizione da hard bop e post-bop e, poi, della nascita della fusion, Shorter si fece notare anche con una serie di album da solista tra i quali spiccano Juju (1965) e Speak No Evil (1966): assolutamente da ascoltare per gli appassionati di jazz e non, e per cogliere tutte le peculiarità della sua tecnica al sax.

Non è finita, perché con l’arrivo degli anni ’70 Shorter fu tra i fondatori, con Joe Zawinul, dei Weather Report: nientemeno che il più famoso complesso jazz fusion di sempre, celebre poi anche per la tenure del bassista Jaco Pastorius. Dopo lo scioglimento del gruppo Shorter proseguì la sua carriera più sporadicamente, registrando meno e di rado dopo gli anni ’90.

Ciò non di meno, ha fatto in tempo nelle decadi a collaborare con una miriade di artisti anche al di fuori della scena jazz vera e propria, tra cui Carlos Santana, Joni Mitchell, i Rolling Stones e anche il nostro Pino Daniele (nell’album Bella ‘mbriana, del 1982). Un vero mostro sacro, che ha davvero lasciato il segno.

Fonte: Consequence

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