Harry Potter: ecco come è nato il Cappello Parlante

Oggi vi parliamo della storia di uno degli oggetti più iconici e leggendari della storia di Harry Potter: Il Cappello Parlante

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Ormai lo sappiamo. Nel mondo di Harry Potter ci sono moltissimi elementi e personaggi di sorta che non vengono approfonditi nei libri o nei film ma che poi trovano una loro backstory sul sito Pottermore (oggi Wizarding World). Per chi non lo conoscesse, si tratta di un blog dedicato al maghetto occhialuto nel quale l’autrice J.K. Rowling inserisce articoli e racconti che ampliano l’universo narrativo di libri e film.

In un post del 2015, la scrittrice ha rivelato le origini di uno degli oggetti più leggendari e amati della storia del franchise di Harry Potter: il Cappello Parlante, strumento utilizzato per smistare i nuovi alunni di Hogwarts nelle rispettive Case.

Il Cappello Parlante è uno degli oggetti incantati più intelligenti che la maggior parte delle streghe e dei maghi incontrerà mai – si legge. Contiene letteralmente l’intelligenza dei quattro fondatori, può parlare (attraverso uno strappo vicino all’orlo) ed è abile nella Legilimanzia. Questa gli consente di guardare nella testa di chi lo indossa e indovinare le sue capacità o il suo umore. Può anche rispondere ai pensieri di chi lo indossa.

Il famoso Cappello Parlante di Hogwarts racconta la propria genesi in una serie di canzoni cantate all’inizio di ogni anno scolastico. La leggenda narra che il cappello un tempo appartenesse a uno dei quattro fondatori, Godric Grifondoro, e che fu incantato congiuntamente da tutti e quattro i fondatori per garantire che gli studenti fossero smistati nelle loro case omonime, che sarebbero state selezionate in base alle preferenze particolari di ciascun fondatore negli studenti.

Nella parte successiva dell’articolo, la Rowling rivela che questa non fu la prima idea scelta per lo smistamento degli alunni.

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Il Cappello Parlante non compare nei miei primi piani per Hogwarts – si legge. Ho pensato a diversi metodi per smistare gli studenti (perché sapevo fin dall’inizio che ci sarebbero state quattro case, tutte con qualità molto diverse). La prima era un’elaborata macchina alla Heath Robinson [illustratore e fumettista britannico ndr] che faceva ogni genere di cose magiche prima di prendere una decisione, ma non mi piaceva.

Sembrava allo stesso tempo troppo complicata e troppo facile. Successivamente ho posizionato quattro statue dei quattro fondatori nell’atrio, che si animavano e selezionavano gli studenti dalla folla davanti a loro mentre la scuola osservava. Questo era meglio, ma non era ancora del tutto corretto. Infine, ho scritto un elenco dei modi in cui le persone possono essere scelte: la conta, cannucce corte, scelte dai capitani delle squadre, nomi da un cappello – nomi da un cappello parlante – indossare un cappello – il Cappello Parlante

Lo sapevate?

Avatar di Matteo Furina
In teoria sono un giornalista. In pratica scrivo di cose belle su un sito bellissimo. Perchè dai, nessuno è più fico della Scimmia.