I 10 migliori bassisti della storia del rock [LISTA]

Flea
Credits: RHCPtv1 / YouTube
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I maestri delle quattro corde in ambito rock: dieci nomi da conoscere quando si parla di bassisti

Confessiamolo: il basso ha, come strumento, tutto un suo fascino. I bassisti sono spesso ignorati tra i musicisti e passa la sbagliata percezione del loro ruolo come “inutile”. Questo, certo, vale al limite per chi si limita a riprodurre le note base degli accordi. Ma i bassisti con la b maiuscola fanno molto di più: creano ritmi incredibili, texture di suoni bassi fantastiche.

Con le dovute tecniche, quali lo slapping, e un senso del tempo musicale immancabile, i migliori bassisti sono capaci spesso di eguagliare e persino superare i chitarristi in quanto ad importanza nel complesso. Spesso assurgono al ruolo di compositori primari, ed esecutori d’eccellenza. Poco conta se le loro note si “sentono” meno.

Del resto, il mito del basso come strumento “basso” è spesso dovuto a problemi di arrangiamento e registrazione, come accaduto per esempio con i Metallica e Jason Newsted. Per chi lo sa suonare e sa dargli spazio, il basso si sente eccome. Ecco quindi una lista dei maestri dello strumento, che non pretende di essere definitiva ma può dare spunti interessanti su nomi magari non scontati.

Una precisazione: qui parliamo di rock. Se dovessimo includere nell’elenco anche strumentisti jazz, come l’immancabile Jaco Pastorius, o funk, come il mitico Bootsy Collins, creeremmo una lista di nomi ben diversa. Per questa volta, proviamo a circoscrivere la nostra indagine entro questi territori, che già riservano comunque nomi da citare non indifferenti.

10. Geddy Lee

Cominciamo con uno dei grandi miti del basso classico, il frontman, vocalist e bassista dei Rush, il buon vecchio Geddy Lee. Il suo, neanche a dirlo, è un basso tecnico, virtuoso, indocile ma anche tranquillamente a suo agio tra gli spartiti progressive del rock della formazione canadese.

Le quattro corde di Geddy Lee sono quelle da ascoltare se si vuole sentire una versione dello strumento da performer preparato, nel suo caso poi sempre in continuo dialogo con la batteria del compianto Neil Peart e la chitarra state-of-the-art del capacissimo Alex Lifeson. I Rush, basso, batteria e chitarra (più synth, in una seconda fase) fanno del prog per tutti.

Anche per questo motivo il linguaggio “parlato” dal basso del loro frontman è alla portata del pubblico prog e non prog, non perdendosi in elucubrazioni più di quanto facciano i brani stessi di cui è colonna portante. Certo, per apprezzarlo a fondo un minimo il pentagramma bisogna masticarlo. Ma anche senza, la sua bravura leggendaria non sfugge a nessuno.

9. Cliff Burton

Una grande promessa mancata del basso metal. Forse “la” promessa per eccellenza, quando si parla di questo genere. Uno dei principali deficit degli strumentisti metal, dei bassisti come dei chitarristi (se così la si vuol vedere, sia chiaro) è l’eccessiva spinta verso la tecnica irreprensibile, che spesso nel mezzo dimentica purtroppo ogni barlume di stile.

Con Cliff Burton, per fortuna, il discorso è alla rovescia. Il suo approccio è fortemente personale, inventivo e, seppur immancabilmente heavy, anche sempre capace di lasciar spazio agli echi di ispirazioni non immediatamente comprese nel genere. Che poi nei Metallica, gruppo fortemente ispirato in primis dall’hard rock inglese, non è poco.

La sua morte prematura in giovane età lascia un vuoto che in seguito, nella storica formazione metal, né Jason Newsted Robert Trujillo sono riusciti a colmare (seppur a loro volta competenti, ovvio). Una concezione del basso heavy metal davvero originale e, a distanza di tre decadi e mezza, ancora unica.

8. Tina Weymouth

Vero, Tina Weymouth è l’unica bassista donna presente in lista. E, potendo, sarebbero molti altri i nomi da fare, come Kim Gordon dei Sonic Youth, D’arcy Wretzky degli Smashing Pumpkins e Kim Deal dei Pixies. Di tutte le sue eccellenti colleghe la Weymouth rimane però, in qualche modo e giustamente, la capostipite.

Come componente fondamentale dei Talking Heads assieme al marito Chris Frantz (batterista), forma l’ossatura ritmica caratteristicamente influenzata dal funk che regge tutte le idee musicali dello sregolato David Byrne. Più che per la tecnica e l’eclettismo, Tina si distingue per la sua incredibile bravura a tenere il ritmo senza mai sbagliare una nota.

Perfettamente a suo agio con il suo strumento anche tra beat, synth e motivi elettronici, assieme al marito Frantz veleggia tra i territori funk/soul e quelli synthpop anche come cantante nell’acclamato side-project Tom Tom Club. Una regina del basso, eclettica, capace, instancabilmente adattabile ad ogni contesto musicale e dall’influenza, sulle successive generazioni, incalcolabile.

7. Mike Rutherford

Per via della sua stessa natura, pacifica e discreta, Mike Rutherford non viene quasi mai citato nelle liste dei miglior bassisti di sempre. Grande errore: è proprio lui, assieme al tastierista Tony Banks, a formare per quasi tre decadi il fulcro del progetto Genesis, così come la fucina di idee dalla quale sorgono le maggior parti delle loro canzoni.

In quanto tale, Rutherford è anche chitarrista, celebre per suonare in coppia sempre con Banks i famosi passaggi arpeggiati del periodo prog della band. Per questa ragione, si fa costruire appositamente uno strumento double neck che fonde chitarra e basso insieme, sì da poter passare celermente da uno all’altra a seconda della sezione della canzone.

Poi, c’è la tecnica, esemplare per tutta la scena prog e inventiva nel sostenere le immaginifiche armonie del collega Banks. Rutherford non si occupa tanto di ritmo o groove, dedicandosi semmai alla produzione di note precise e pulite con l’accuratezza di un componente d’orchestra. Cosa che, di fatto, nella sua tenure nei Genesis è a tutti gli effetti.

6. Paul McCartney

A molti un nome come questo inserito qui farà sorridere, ma la verità è che lo status autoriale di Paul McCartney mette spesso in ombra la sua effettiva capacità come bassista. Che, fin dai primi tempi dei Beatles, è non indifferente, anzi. Pure nelle composizioni più semplici, Macca non manca di chiedere sempre il meglio al proprio strumento.

Poco conta che il cantante, nel corso della sua lunga carriera, si cimenti con ottimi risultati anche con il pianoforte (e ovviamente suona pure chitarra e batteria). Il basso è il suo strumento d’elezione e ne dà prova maneggiandolo con un approccio classico pensato per la moderna canzone pop, della quale è del resto tra i principali fautori.

È lui, di fatto, il bassista al quale un’intera generazione di musicisti guarda nello scoprire le possibilità dello strumento e nell’inspessirne il ruolo all’interno della musica rock. Prima di Macca, con poche eccezioni, nel rock and roll il basso era né più né meno che un componente della sezione ritmica. Dopo, è cambiato tutto.

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Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.