John Landis e il macabro incidente sul set di Ai Confini Della Realtà

Sul set dell'episodio di Ai Confini Della Realtà diretto da John Landis avvenne uno degli incidenti più efferati della storia del cinema.

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La carriera da regista di John Landis, anche produttore e sceneggiatore, spazia da generi musicali e comedy come il celeberrimo Blues Brothers a pellicole più horror come Un lupo mannaro a Londra.

Il 23 luglio 1982 però, al culmine della sua carriera cinematografica, il nome di Landis viene associato ad una delle tragedie più agghiaccianti avvenute sui set hollywodiani. Si tratta dell’incidente, durante le riprese di Ai Confini Della Realtà (Twilight Zone: The Movie in inglese) in cui la caduta di un elicottero provocò la morte dell’attore Vic Morrow e di due bambini, Myca Dinh Le e Renee Shin-Yi Chen.

Nel copione originale dell’episodio Vic Morrow interpretava un uomo bianco e razzista costretto a viaggiare nel passato. L’uomo subisce i peggiori momenti di persecuzione delle minoranze che tanto disprezzava. Dopo la Francia nazista e gli USA del Ku Kux Klan giunge fino al Vietnam, durante la guerra e i bombardamenti americani. Proprio qui avrebbe tentato la sua redenzione portando in salvo due bambini vietnamiti dalle esplosioni della guerra nella giungla del Vietnam.

L’infausto episodio diretto da Landis era solo uno dei capitoli del film, che portava sul grande schermo alcune tra le storie più famose dell’omonima serie anni ’80. L’incidente e le sue dinamiche particolarmente macabre inorridirono l’opinione pubblica. Sarà la goccia che fa traboccare il vaso di negligenza e vuoti normativi che circondavano il tema della sicurezza sui set cinematografici. Landis stesso fu il primo regista ad essere citato in giudizio e dover rispondere delle sue azioni per vie legali.

La location e le dinamiche dell’incidente

La prima pagina del Los Angeles Times che riportò la notizia

La notte del 22 luglio 1982 il cast e la troupe si trovarono nella location, un ranch chiamato Indiana Dunes nei pressi di Santa Clarita, in California. Il sito era stato scelto per la sua morfologia versatile (con tratti desertici ma anche di folta vegetazione, simile al Vietnam); oltre che per la lontananza dai centri abitati e dalle luci delle cittadine. Per la scena erano infatti previsti numerosi effetti pirotecnici al buio.

L’elicottero precipitato, guidato da Dorcey Wingo, per amara ironia della sorte veterano della guerra del Vietnam, avrebbe dovuto volare sopra l’attore fingendo di bombardarlo, mentre egli attraversava un fiume melmoso con in braccio i due bambini. Proprio per i finti bombardamenti erano stati predisposti una serie di effetti speciali e pirotecnici che generavano ovviamente luci accecanti e fumo. Furono proprio questi ultimi, uniti alla poca esperienza del pilota sulle dinamiche hollywodiane a provocare il terribile schianto.

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Sembrerebbe infatti che il tecnico a terra non si rese conto delle difficoltà di Wingo a mantenere il controllo del velivolo; all’ennesima esplosione il mezzo perse completamente il controllo precipitando nel fiume e sulle vittime, decapitandone due (Morrow e il piccolo Myca Dihn Le) e schiacciando la bambina. I sei passeggeri dell’elicottero, incluso il regista, rimasero lievemente feriti.

Controversie

Moltissime furono le controversie legate a questo incidente, e quasi tutte rivolte al regista stesso, noto per gli atteggiamenti dittatoriali sul set. In primo luogo, Myca Dinh Le e Renee Shin-Yi Chen, rispettivamente di 7 e 6 anni, stavano lavorando illegalmente di sera. Stavano infatti contravvenendo alla legge californiana, che lo vietava ai minori nelle fasce notturne.

John Landis ammise in seguito di essere stato lui stesso a chiedere la presenza dei bambini sul set. La scena andava girata di notte, e pagò sotto banco gli attori chiedendo discrezione ai loro genitori e ai vigili del fuoco presenti sul set. Gli agenti di casting, infatti, non sapevano nulla di questa “eccezione”.

Come se non bastasse questo grave passo falso, molti membri della crew – incluso il papà di una delle vittime, confermarono di aver sentito Landis gridare al cameramen sull’elicottero di volare “ancora più basso”. Per riprendere meglio la scena, il pilota scese ulteriormente di quota, cosa che contribuì a fargli perdere il controllo.

Durante i processi successivi, gli avvocati della difesa affermarono che le esplosioni erano “partite troppo presto”, negando quindi una responsabilità diretta di Landis ma estendendo ad elementi di natura più tecnica.

A peggiorare le cose, durante il processo emerse che nessuno dei quattro genitori erano informati esattamente che sul set sarebbero avvenute esplosioni.

Tuttavia un paio di membri del cast più consapevoli delle dinamiche, Morrow compreso, avevano manifestato dubbi e timori per la pericolosità della scena. Sembra che una delle ultime frasi che Morrow disse fu “devo essere pazzo a fare io questa scena” (e non uno stuntman)

Le conseguenze della tragedia

John Landis
Il regista John Landis al funerale dell’attore Vic Morrow -1982

Ad essere imputati furono Landis, l’assistente di produzione George Folsey Jr e il pilota Wingo. Il primo processo durò nove mesi e il regista patteggiò, ma i problemi legali continuarono per quasi un decennio. In cause successive, parte della responsabilità venne data al tecnico delle esplosioni, partite troppo in anticipo rispetto ai patti. Il regista non venne mai condannato.

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Il finale del film venne rigirato e fu tagliata la scena successiva all’attraversamento del fiume. Il film uscì regolarmente nel 1983. Si modificò lievemente la trama, e i due bambini non vennero mai menzionati nei titoli di coda.

Le famiglie riceverono in risarcimento un’ingente somma di denaro. Questa fu calcolata con un macabro prospetto su “quanto avrebbero guadagnato con una vita di carriera cinematografica”. Tutta la vicenda risultò nella mera rimozione dai titoli di coda del nome del secondo assistente alla regia, che tuttavia comparve ugualmente con uno pseudonimo.

La location di Indiana Dunes non perse però la sua attrattiva e venne usata da moltissime produzioni successive (ad esempio Larry Franco la usò per Fuga da New York) e viene tuttora utilizzata.

Le conseguenze per John Landis

A parte le accuse legali (da cui venne prosciolto), John Landis non ebbe gravi ripercussioni. Continuò a girare film di discreto successo (tra cui Beverly Hills Cops III e il celebre video di Micheal Jackson per Thriller), sebbene avesse profetizzato dopo l’incidente che questo avrebbe avuto impatti disastrosi sulla sua carriera. Di sicuro, però, non ottenne più il successo della prima parte di carriera.

Sembra però che per John Landis i mezzi giustifichino i fini: lui stava facendo un grande film e, come ribadì durante l’eulogia per Vic Morrow, “Se proprio doveva morire, almeno è morto girando un grande film“.

L’incidente gli costò però l’amicizia di Steven Spielberg, anche lui nel pool di registi del film, che se ne dichiarò costernato, sottolineando come la tragedia lo avesse fatto crescere e “maturare un po’ di più”. Spielberg, inoltre, fece un appello a tutti i lavoratori del settore (che si può leggere quasi come una risposta a Landis). “Non esiste un film per cui valga la pena morire. Penso che le persone ora si oppongano in maniera crescente quando registi e produttori chiedono troppo”.

Infatti l’effetto più tangibile e importante dell’incidente sul set di “Ai confini della realtà” avvenne sulle modalità di fare film nell’industry holliwoodiana. Si introdussero misure extra e specifiche sull’utilizzo di elicotteri e velivoli per le riprese cinematografiche e garantite tutele e protezioni reali per tutti i membri del cast e della crew.

A seguito di queste nuove misure, gli incidenti sul set calarono quasi del 70% nei quattro anni successivi all’incidente.