Coma Cose, DUE passi alla volta [RECENSIONE]

Tornano i due, e nel "post concerto" non vogliono più ballare.

Coma Cose
I Coma_Cose nel video di MANCARSI. (Credits: End of a Century / YouTube / Asian Fake)

Salendo un po’ alla volta gli scalini, il duo cerca di svettare sul panorama.

I Coma Cose si stanno muovendo in un terreno paludoso, in cui rischi di affondare se ti muovi troppo o se non ti muovi per nulla: la musica italiana. Si sono lanciati con tanti singoli che ballavano e facevano ballare; e un esordio come HYPE AURA che ha fatto muovere la testa a tempo ai più, e ha fatto almeno sorridere chi proprio non voleva muoversi.

Il duo composto da Fausto Lama (Fausto Zanardelli) e California (Francesca Mesiano) è riuscito a farsi notare per le idee semplici espresse con rime intelligenti e incastrate ad arte. Il loro punto di forza sarebbe potuto diventare velocemente un grosso peso da portarsi dietro, usciti dalla cerchia in cui si balla e si va in chillout color pastello. Dopo la collaborazione con Francesca Michielin nell’ultimo album della cantante, il piccolo EP dei Coma Cose DUE cade come un cubetto di ghiaccio nel cocktail colorato delle uscite di questi ultimi mesi.

Due brani per due mood, due occhi per una stessa faccia.

I Coma Cose non perdono il gusto per i giochi di parole, sfruttandoli però in maniera intensa: con cautela, solo quando servono per sottolineare e spiegare bene quello che vogliono dire. In due pezzi, Fausto e California provano ed esprimono due sensazioni ben distinte, che con le dovute sfumature passano dalla rabbia per aver visto qualcosa che non si dovrebbe vedere alla nostalgia matura delle “guerre fredde riscaldate al microonde” .
Il fatto che le rime catchy siano dosate dimostra come volessero evitare di ricoprire di giochetti linguistici i loro testi; e ascoltandoli con un po’ più di attenzione del solito, possiamo anche capire il perché. Sono costruiti per non essere ricoperti, per arrivare finalmente diretti e dire qualcosa che prima non sapevano, o non volevano dire.

Una bella rivincita sul panorama musicale più giovane e anche sui “senatori”: DUE sono gli scalini che hanno salito i Coma Cose, uno per ogni pezzo. Superata la spensierata stagione dell’esordio, non si gioca più soltanto con le associazioni di idee.

La combinazione vincente tra nuovo e più nuovo.

Il produttore STABBER (Stefano Tartaglini) dà a questo nuovo modo di scrivere dei Coma Cose la giusta rilevanza. Le sue basi avvolgono le parole di Fausto e California con un tocco che viene dall’hip hop straniero, vicino alle nuove sonorità grime.
STABBER è stato uno dei pionieri del grime in Italia; un nuovo modo di sostenere il rapping con le basi. Molto lontano dall’old school che in Italia si sente sempre risuonare; e molto lontano dalla nuova scuola del sound rap, miscelatosi via via con le tendenze che si sono susseguite dopo gli anni Novanta.

I Coma Cose sono i pionieri di se stessi, in questo mini-EP che segna una nuova fase del loro percorso. Uno, anzi, due piccoli passi in due direzioni apparentemente diverse che vanno a convergere. Un bel modo per essere davvero un cubetto di ghiaccio nel cocktail della musica italiana. Il cubetto che ti svolta il cocktail.

Coma_Cose – DUE / Anno di pubblicazione: 2020 / Genere: Pop rap

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