Altered Carbon, la seconda stagione non convince|Recensione

La seconda stagione della serie sci-fi targata Netflix non osa quanto dovrebbe e rimane nel solco di quanto già visto nel primo ciclo di episodi.

altered carbon: titoli di testa

Nel 1374 Francesco Petrarca completò la stesura della sua opera I Trionfi. All’interno del poema allegorico si susseguono progressivamente sei trionfi, di cui il penultimo è rappresentato dal Tempo, superato soltanto dalla dimensione dell’Eternità. Il Tempo domina così su Amore, Pudicizia, Morte e Fama. Nonostante Petrarca scriva nel XIV secolo e le vicende dei protagonisti di Altered Carbon 2 si svolgano esattamente mille anni dopo, la logica che tesse le fila del racconto è esattamente la stessa. Ben più che nella prima stagione, Altered Carbon 2 è incentrata sull’idea che il Tempo sia il tiranno più possente, il guerriero più temibile che annienta dall’interno chiunque provi a confrontarvisi.

ATTENZIONE: SPOILER!

Altered Carbon: il passato, un inestricabile groviglio

Dopo esserci lasciati in seguito all’epica morte di Reileen, scopriamo che lo spirito e l’anima di Takeshi Kovacs vivono ancora, anche se in un’altra custodia (impersonata da Anthony Mackie). Tuttavia, nonostante un nuovo corpo, i ricordi del passato tornano a tormentare la mente dell’ultimo Spedi. La seconda stagione di Altered Carbon viene così a configurarsi come una storia di fantasmi, non intesi in senso paranormale, ma come inestricabile groviglio che lega i protagonisti al proprio passato. Perché il passato ricopre un ruolo di tale importanza nell’evolversi delle vicende e nell’introspezione psicologica dei singoli personaggi?

In una società che ha consapevolmente deciso di negarsi la possibilità della morte, ogni giorno trascorso diventa passato, in un ciclo infinito che crea quotidianamente il fardello del ricordo. In un universo distopico in cui la realtà è un compromesso con l’illusione, ognuno dei personaggi è obbligato a fronteggiare quotidianamente i propri demoni, che li inseguono senza lasciare loro tregua. Il caso emblematico è indubbiamente quello del protagonista della storia Takeshi Kovacs, l’eroe costretto a sacrificare tutti i propri affetti per perseguire l’ideale della Giustizia.

Altered Carbon
Le tre custodie di Takeshi Kovacs

Chi è davvero Takeshi Kovacs? L’ultimo Spedi è una traballante somma delle tre identità e delle tre vite da lui vissute. Il protagonista di questa seconda stagione vive un continuo flashback di ciò che la prima stagione ci ha mostrato e, come se non bastasse, è costretto a confrontarsi in questo secondo ciclo di episodi con il proprio doppio: il primo Takeshi Kovacs. Ciò che viene inevitabilmente fuori è una frammentazione del proprio Io in cui l’unico elemento a far da collante è, come detto in precedenza, l’ideale della Giustizia e dell’Amore verso le persone a lui care. E’ a questo punto impossibile non citare l’unico e vero amore di Takeshi Kovacs, ossia Quellcrist Falconer, uno dei punti dolenti di questa seconda stagione.

Viste le aspettative create durante la prima parte della serie sull’idolo dei rivoluzionari, gli spettatori attendevano con ansia l’ingresso in campo di Quell, che tuttavia si è rivelato un mezzo fiasco. Nonostante Falconer e Kovacs siano accomunati dalla frammentazione del proprio Io, questo elemento gioca a sfavore della donna amata da Takeshi in questa seconda stagione. Quellcrist Falconer ci era stata presentata come una donna forte, capace di penetrare nella mente degli uomini e in grado di sobbarcarsi il peso di imprese titaniche. Ciò che invece emerge dagli episodi in questione è ben diverso, poiché assistiamo per gran parte della stagione alle gesta di una donna insicura, tormentata ed eccessivamente biasimevole nei confronti di se stessa.

Altered Carbon
Danica Harlan, Quellcrist Falconer e Takeshi Kovacs

La politica: una falsa rivoluzione al servizio del Potere

Messa in ombra nella prima stagione, ecco che la politica viene posta in maggior rilievo all’interno di questa seconda parte di Altered Carbon. Non tutto ciò che luccica è oro, o in questo caso rivoluzione. Il Protettorato, organo che controlla tutti i mondi esistenti in questo universo punk-distopico, ha creato ad arte un nemico da contrastare, dando così l’impressione di voler proteggere il proprio popolo. Il risultato che ne consegue è un rafforzamento della propria autorità, che schiavizza così un popolo ignaro delle bugie perpetrate dal proprio governo. Viene così totalmente a perdere di significato la contrapposizione tra due ideologie politiche antitetiche fra loro: patriottismo e rivoluzione.

Non esiste alcuna rivoluzione, ma la bugia che la alimenta è un vento che soffia forte sul fuoco che arde dentro un villain interessante come il colonnello Ivan Carrera. Per certi versi potremmo definire Carrera come un falso nemico, in virtù dell’inganno perpetrato anche nei suoi confronti. Anche alla luce di questa considerazione, il suo rapporto con Kovacs assume un significato particolarmente interessante. Nelle intenzioni di Carrera Kovacs è sempre stato la proiezione di ciò che lui stesso sarebbe voluto essere, fino al tradimento dell’ultimo Spedi per amore di Quell. Lo scontro tra Kovacs e Carrera simboleggia così il duello tra il dolore e il cinismo da un lato e amore e senso del dovere dall’altro. Così simili, ma al tempo stesso profondamente diversi, per dare vita ad una rivalità che rappresenta uno dei pochi elementi positivi ed innovativi di questa seconda stagione.

Altered Carbon
Kovacs e Carrera

Love and robots

Uno degli stilemi che hanno reso Altered Carbon una delle serie più interessanti degli ultimi anni è la capacità di combinare la narrazione fantascientifica, con caratteri marcatamente punk, e una vena poetica che riesce a generare un mix molto interessante. I personaggi che incarnano perfettamente l’unione di questi due caratteri risultano essere, forse, quelli più inaspettati: Poe e Trepp, due unità virtuali, due robot. E’ questa una delle contraddizioni più interessanti e riuscite di questa seconda stagione. Le macchine riescono a provare amore, desiderano ardentemente mettervi al servizio di esseri umani che spesso non riescono a comprendere la purezza di tali sentimenti.

Inoltre Poe e Trepp ci danno l’opportunità di conoscere un mondo interamente virtuale che, sul piano visivo, rappresenta una grande conferma di quanto fatto di buono già nella prima stagione. I contorni e i colori accesi e sgargianti di questo mondo virtuale controbilanciano in tal modo i toni freddi e cupi dei mondi abitati da esseri umani ormai depauperati delle loro emozioni più pure.

In vista della terza stagione

Diciamocelo onestamente: in virtù di quanto visto nella prima stagione, ci si aspettava lecitamente molto di più da questa seconda parte della storia, ma le aspettative sono state per buona parte disattese. Questa seconda stagione aggiunge poco e niente a quanto già visto e sperimentato nella prima. La sceneggiatura risulta essere a tratti banale e gli intrecci su cui finisce per ingarbugliarsi vengono spesso risolti con trovate superficiali e spesso legate alla concezione del deus ex machina.

E’ così che il compartimento della sceneggiatura risulta più debole e manchevole del desiderio di andare oltre il solco tracciato già dai primi dieci episodi. Altered Carbon ha delle potenzialità visive e narrative importanti e speriamo per questo che la terza stagione possa aggiustare il tiro e tornare sui livelli che le competono. E voi cosa pensate di questa seconda stagione?

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Alessio Corsaro
Credo fermamente che la capacità dell'uomo di raccontare e raccontarsi sia il sale della vita. Proprio per questo sono uno studente di Lettere Classiche e al contempo un inguaribile amante della settima arte e della serialità. "The Tree of Life" è il mio manifesto di bellezza, "Il caso Spotlight" racchiude la mia missione, "2001: Odissea nello spazio" la mia idea di sublime.