Intervista a Le Coliche: Castellammare e dintorni

Le Coliche
Le Coliche - Foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale

Li abbiamo intervistati e sì, meritano questo grande successo.

Il trio romano dei fratelli Colica ha sfondato il web con Castellammare, il loro primo singolo. Insieme ad altri colleghi hanno messo in scena un grande carnevale di cantanti, finiti tutti senza distinzione di colpe e meriti nella loro parodia. La Scimmia è riuscita a strappare loro un’intervista, per scoprire i retroscena del loro successo e della loro storia. Queste sono le risposte di Fabrizio e Claudio Colica, e di Giacomo Spaconi, il loro regista.

– Ripassino veloce per i grandi assenti dal web. Chi sono Le coliche? Come siete arrivati dove siete ora?

Fabrizio: Le Coliche sono due fratelli, più uno. Nel senso, siamo Claudio e Fabrizio Colica, cresciuti insieme per ovvi motivi, perché siamo fratelli, a cui poi si è aggiunto un fratello acquisito, Giacomo Spaconi, che è un fotografo, regista, video maker. Nel tempo ci ha visti cazzeggiare con la nostra telecamerina, era molto divertito dai nostri sketch, e ci ha proposto una collaborazione. “Mi piace tanto quello che fate, vorrei adottarvi”. Lui fa in un certo senso da produzione: ha tutta l’attrezzatura.

Claudio: Ci lava i denti, ci fa il bidet. Ci viene a soccorrere in bagno quando lo chiamiamo.

F: E quindi è nato questo threesome… Ma Threesome l’hanno già fatto i Canova.

Nell’ordine, da sinistra: Fabrizio Colica, Claudio Colica e Giacomo Spaconi.

– Ne approfittiamo per fare una domanda proprio a Giacomo. Oltre all’aspetto tecnico, qual è il tuo apporto creativo ai format de Le Coliche?

Giacomo: Dividiamo tutto quanto in tre, in realtà. Nasce tutto dal cazzeggio, su un gruppo whatsapp. Messaggi vocali, non da dieci minuti, ma abbastanza lunghi. Poi ci vediamo tutti nel quartier generale, che sarebbe casa mia, dove tra l’altro siamo anche adesso per girare un nuovo episodio di cui non possiamo ancora svelarvi nulla. Sviluppiamo insieme le idee che ci vengono e decidiamo tutto quanto insieme.

I tre sono molto affiatati.

Si concedono a battute e risate, e ci offrono una chiacchierata molto varia. Era presente anche Francesco Marioni che però, impegnato al trucco per interpretare Tommaso Paradiso, non si è prestato all’intervista.

– Spostandoci sul lato più specificatamente musicale: da dove è nata l’idea di vestire i panni dei protagonisti della scena indie e itpop?

F: È nata un po’ sulla scia del tormentone che fu Riccione. Una nostra amica, Liliana Fiorelli, che interpreta Levante, ci ha visto insieme a Francesco Marioni e ci ha detto: “Mamma mia, sembrate i Thegiornalisti”. E noi: “Chi?”, e lei: “Appunto”. Da lì è nata questa idea, abbiamo buttato giù qualcosa ed è uscito il primo video di questa serie. Parlava dei “Thegiornalai”, che da principi dell’indie vivevano il loro successo pop, nel tentativo di scrivere un nuovo pezzo.

– E poi voi a vostra volta siete diventati un tormentone!

C: Tra l’altro un mio amico ha detto che al primo concerto a cui era stato dopo la nostra parodia dei Thegiornalisti, ad un certo punto Tommaso Paradiso ha citato una frase della nostra parodia. “Vabbè ma noi siam matti, possiamo fare quello che ci pare”.

– Ecco, a proposito: quali sono state le reazioni dei cantanti alle vostre parodie?

C:  Con Paradiso ci siamo sentiti spesso su Instagram, così come con Carl Brave, mentre Levante più volte ci ha condiviso sui social. L’unico che tace è Calcutta! Fa il guardone sulle stories di instagram, ma ufficialmente non ci conosce.

La vostra satira è puramente giocosa.

– È lontana dal voler essere critica, ma è pur sempre satira. Avete un’opinione dei cantanti che impersonate?

C:  Non ci permettiamo di dare giudizi artistici, perché non siamo musicisti… ancora. Però è successa una cosa un po’ paradossale. Ascoltando tutti i loro pezzi per parodizzarli, certe volte succede che alcune canzoni ci entrano in testa, e ci piacciono! Quindi noi alla fine andiamo anche ai loro concerti.

F: Qualcuno ci disse “Non guardare quella cassetta!” alla The ring, perché una volta che entri nel tunnel dell’indie non ne esci più.

C: Abbiamo utilizzato un po’ troppo il metodo Stanislavski!

F: Ormai andiamo in giro vestiti come loro.

– Una cosa abbastanza curiosa è la presenza di Gazzelle in alcuni vostri video, “una cosa molto indie”. Prima nel video in cui Paradiso, Calcutta e Coez si riuniscono per la prima volta, poi nel video di Castellammare.

F: Sì, ma non bisogna pensare che lui avesse detto di preferire se stesso a qualche sua imitazione. Lui è una persona talmente disponibile che non ha avuto problemi a collaborare con noi. Ci seguiva, e alla fine siamo riusciti a farlo apparire in alcuni video. Poi, dato che ripresentiamo gli stessi personaggi di volta in volta, dopo che è stato “lui stesso il poster”, è comparso anche in Castellammare.

C: È un personaggio, di per sé. È come se facesse la parodia di se stesso! Lui è il primo ad essersi divertito.

– Gazzelle ha collaborato alla scrittura di Castellammare?

F: No, anzi, la prima volta non era venuto nemmeno sul set. Giacomo è andato a casa sua, “Ma che devo fare?”, “Dì queste battute, poi vediamo!”.

– Un’altra domanda per Giacomo, riguardo Castellammare. È la tua prima esperienza, oppure hai già avuto occasione di girare delle videoclip musicali?

G:  Vengo da un passato dove facevo solo videoclip musicali, quindi questo è stato l’espediente perfetto per unire due mondi nel miglior modo possibile. Ho collaborato principalmente con artisti emergenti della realtà musicale romana, tra cui anche il gruppo indie La Scala Shepard.

F: Giacomo ha questa grande capacità di far emergere.

Castellammare è diventata una vera e propria hit natalizia.

– Avete detto però di non essere cantanti. C’è qualcuno con una formazione musicale alle spalle che vi ha guidato, o è stato solo un esperimento?

C: Giacomo ha formazione di tutto alle spalle. Non ha mai studiato nulla, ma sa fare tutto.

F: L’unica cosa che ha studiato è farmacia. Un dottore in farmacia prestato all’arte, tutto ciò per cui non ha studiato lo sa fare bene.

– Castellammare è in qualche modo l’avvio di una carriera, o è solo l’apoteosi della parodia?

C: Bhe, carriera è un parolone. Diciamo che ci abbiamo preso la mano, e stiamo lavorando anche ad altri pezzi musicali.

F: Purtroppo qualcos’altro è uscito fuori, ormai ci siamo buttati nel campo musicale, che all’inizio avevamo preso solo come un gioco. La nostra community si divide molto tra noi e la musica indie, qu-indie, indie per cui… Dobbiamo accontentarla anche musicalmente.

C: Stiamo preparando una canzone per Sanremo!

(ridono)

F: No, in realtà parlerà anche di Sanremo. Su Sanremo, per Sanremo, in Sanremo, con Sanremo.

I vostri format, come comicità, fanno tendenza sul web.

– Avete qualche modello di riferimento dalla storia della recitazione che vi ha ispirato?

C: Noi ci ispiriamo molto ad un certo tipo di comicità italiana del cinema degli anni ’80 e ’90. Paolo Villaggio, così come i primi Aldo, Giovanni e Giacomo. Anche andando ancora più indietro, guardiamo a Totò, Alberto Sordi. Siamo cresciuti con le loro VHS.

F: Anche la comicità “romana” di Carlo Verdone o Christian De Sica. E crescendo con questi riferimenti, è inevitabile che poi ci siano delle influenze. Parlando del presente, anche la Gialappas, con la quale collaboriamo, ha influito molto sul nostro stile. Penso che dal punto di vista lavorativo sia il periodo più bello.

– Quindi per voi l’esperienza televisiva è molto importante?

F: Sì, per loro scriviamo e giriamo molto materiale. Ieri sera è andato in onda “Mai dire”, e rivedere un nostro sketch, riascoltare le nostre tre voci è molto emozionante. Oltre ad avere il feedback televisivo, importantissimo per capire cosa piace al pubblico.

C: Il web rimane il pilastro della nostra attività, ma la televisione è un’esperienza decisiva.

– Oltre al web e alla tv, ci sono progetti teatrali all’orizzonte?

C: Per ora no, ma non ci precludiamo nulla.

F: Il teatro ci piacerebbe molto. Ci piacerebbe molto farlo sempre a modo nostro. Dobbiamo ancora capire bene la formula, ma ci piacerebbe portare qualcosa sul palcoscenico. Abbiamo un grande bisogno di relazionarci direttamente con il pubblico.

Ci siamo salutati, tra qualche convenevole e qualche risata, ma anche qualche reciproca dichiarazione d’amore. Perché è inevitabile, tutti vogliamo bene a Le Coliche. Sono bravi, genuini e pieni di creatività, quindi aspettiamo solo i loro prossimi lavori. E intanto ci risentiamo Castellammare, che ormai sappiamo a memoria.

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