Il Reggae diventa patrimonio dell’umanità: la storica decisione dell’Unesco

Il comitato speciale dell’ONU ha inserito tra i patrimoni dell’umanità l’inconfondibile sound jamaicano.

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Riunito a Port-Louis nelle isole Mauritius, il comitato ha preso questa storica decisione sottolineando l’impegno sociale che da sempre contraddistingue la musica Reggae.
Nato col titolo del brano ”Do the raggay”, storica hit degli anni ’60 dei The Maytals, il termine definì fin da subito quel genere musicale. Il sound che lo caratterizza ha origini molteplici: la musica degli schiavi africani, quella degli indiani Arawak che abitavano le terre espropriate dagli europei, le melodie degli afroamericani e la calypso, il tutto fuso con gli elementi spirituali del Rastafarianesimo.

Sorta negli anni trenta in seguito alla divinizzazione dell’imperatore etiope ”Ras Tafari”, questa religione conobbe una forte popolarità grazie al successo di Bob Marley.
Per la decisione dell’Unesco è stato sicuramente un personaggio chiave; l’umanità non avrebbe potuto farne a meno.

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Molti sono stati i seguaci del suo stile: gli Inner Circle di Jacob Miller sempre in Jamaica, i The Toyes dall’Oregon, gli UB40 dal Regno Unito.. Più moltissime band fortemente influenzate (Clash, Bad Brains, Police…).
I singoli ”Nuntereggae più” di Rino Gaetano e ”La luna bussò” di Loredana Bertè, portano sul finire degli anni ’70 il Reggae anche nello stivale; con gli Africa Unite, il genere diventa definitivamente popolare.

Bob Marley non fu il primo: l’Early Reggae è considerato la prima forma di questo sound ed è sorto sul finire degli anni ’60 grazie a band quali i The Pioneers, The Melodians, i già citati The Maytals; gli stessi The Wailers di Bunny Wailer suonavano da quasi 10 anni prima di cambiare definitivamente nome in Bob Marley & The Wailers. Comunque sia, la voce di Marley ha fatto ottenere al Reggae il suo riconoscimento ufficiale, prova che: ”se vivi per gli altri, ritornerai a vivere

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