La Fidèle – Recensione e ascesa del cinema belga

La Fidèle

Recensione – La Fidèle

In maniera molto breve, ed efficace, la sequenza inziale de La Fidèle mostra l’infanzia traumatica e difficile di Gino, detto “Gigi”. Ponendo all’attenzione dello spettatore un background socio-culturale all’interno del quale si sviluppa, e meglio si potrà cogliere in seguito, la figura del personaggio. Gigi, adulto, è un criminale, rapinatore di banche ed è piuttosto bravo in quello che fa. Lavora con la propria banda, composta da amici con i quali ha condiviso molte esperienze. Tale grado di sincera amicizia emerge nel momento stesso in cui i componenti della cerchia del protagonista vengono presentati sullo schermo. Inizialmente, poi, non si sospetterebbe nulla della vera natura delle loro personalità.

Gino e i suoi amici conducono, all’apparenza, una vita normale, spacciandosi per importanti uomini d’affari nel campo del commercio di auto. Data tale presunta carriera, Gino entra in contatto con Beatrice, detta “Bibi”, pilota d’auto. I due si conoscono, si frequentano, si innamorano.

La Fidèle

Recensione La Fidèle

Ed è così che si presenta la Fidèle, dichiarandosi melodramma, storia d’amore. All’interno della quale, in seguito, si paleserà la seconda sfaccettature, quella della gangster story. In tal modo il film si costruisce su una doppia impalcatura, che si fa commistione due generi, la cui fusione è sperimento noto nella storia del cinema. Ma che qui, ora, non convince del tutto. Sembrando prendere due strade differenti, che tuttavia si incrociano e si alternano, incidendo sulla narrazione e le vite dei due personaggi.

Se da un lato Roskam, si mostra capace di girare scene d’azione ben costruite, dall’altro risulta eccessivamente romantico e melodrammatico nelle scene d’amore. Si viene a creare in tal modo una sorta di squilibrio compositivo e narrativo. La regia di Roskam si dimostra, come detto, efficace e navigata nella costruzione delle sequenze legate all’aspetto criminale della storia. Le immagini delle rapine, messe a segno dalla banda di Gino, sono ben tese ed adrenaliniche.

La Fidèle

Recensione – La Fidèle

Il film rivela consapevolezza dietro la macchina da presa, e alla scrittura del regista, diventando rappresentante di una tendenza cinematografica che sta portando l’industria Belga all’attenzione della critica e del pubblico internazionale. Sono film, come Bullhead dello stesso regista, che trovano la propria essenza in un cinema che scandaglia il terreno della criminalità suburbana belga, suscitando notevole attenzione per queste storie che potremmo definire di carattere neo-neo-noir di strada.

Di contrappunto, fanno perdere il ritmo convulso le scene con al centro la storia d’amore tra i due protagonista. Che costituiscono, tuttavia, la maggior componente della struttura filmica. Un aspetto con il quale il regista non ha dimestichezza, ma che si dimostra piuttosto convenzionale nella rappresentazione. Eccetto un punto di svolta inaspettato, che risveglia l’interesse dello spettatore.

Recensione – La Fidèle

Un esperimento, quello di Roskam, in parte fallito, la sovrapposizione di generi. Volendo, per sua stessa ammissione, dare spazio alla rappresentazione di lati oscuri della società, mostrandone la complessità e la dinamicità. La fidele rientra in un dittico, insieme a Bullhead, inserendosi nello stesso universo narrativo. Ed è proprio da Bullhead che il regista trae spunto per il suo nuovo film, volendo approfondire un aspetto che aveva già accennato nel film precedente. Cioè la volontà da parte del personaggio criminale di costruire una famiglia, e forse cambiare stile di vita.

È quella l’idea di Gino, la sua intenzione di abbandonare la vita criminale e dedicarsi insieme a Benedicte alla costruzione di una famiglia. Ma le cose non vanno come sperato, la felicità dei due ragazzi trova un ostacolo in un risvolto tragico. Che conferisce, a quella che era una scialba storia d’amore un risvolto drammatico interessante.

Un racconto che si chiude tra due sequenze metaforicamente cicliche, simili nell’intonazione. Entrambe le che mostrano Gino, ora nella sua infanzia, ora nell’età adulta, correre, correre verso cose diverse. Sequenze che si dimostrano, stilisticamente le migliori dell’intera opera filmica.

Ma che mostrano, ancora una volta, un grande scompenso nello spazio dato ai due personaggi.

Per quanto la narrazione si divida in tre capitoli, due dei quali dovrebbero incentrarsi sulle storie parallele di Gino e Benedicte, si nota una totale propensione verso Gino. Non fornendo lo spazio necessario di cui avrebbe avuto bisogno il personaggio femminile, al quale si era fornito uno spessore inespresso e non sfruttato a dovere. Uno scompenso che si avverte in pieno, venendo a creare un risultato finale non equilibrato. Ma frammentario e scomposto nella completa composizione stilistico-narrativo.

Un film, quello di Roskam, che non convince pienamente, la cui natura d’azione viene penalizzata dall’eccessiva preponderanza di quella sentimentale. Ma è un’opera che intriga, affascina, nonostante tutto, trovando un’efficace punto di svolta, che fornisce al film una sorta di caratteristica originale. Riuscito a metà, per la capacità in alcuni tratti ma prevedibile per altri aspetti, che rendono la visione poco scorrevole. Ma La Fidèle afferma ancora una volta l’ascesa di quella belga tra le cinematografie europee. 

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