Kill la Kill – Recensione dell’anime approdato su Netflix

Lo spettacolare anime targato studio Trigger è finalmente approdato su Netflix

Kill la Kill

Divertente, spettacolare e profondo.

L’anime creato dal famigerato studio Trigger e prodotto da Aniplex è sicuramente molto conosciuto dagli amanti del genere. Kill la Kill infatti divenne subito cult grazie alla consueta cura per le animazioni legata a una trama in continua evoluzione. Sotto questo aspetto infatti ricalca un’altra bellissima opera su cui molti dello studio lavorarono anni prima per la Gainax: Gurren Lagann.

La storia vede la protagonista Ryūko Matoi che approda al liceo Honnōji alla ricerca di vendetta e di informazioni riguardanti l’altra metà della forbice che usa come arma. Davanti a lei trova un istituto gestito e comandato al consiglio studentesco, con a capo l’indissolubile Satsuki Kiryūin. Durante il loro primo incontro Ryūko scopre che Satsuki è a conoscenza della forbice. Non riesce però ad avvicinarsi a causa dei potentissimi scagnozzi della leader. La scuola infatti prevede una gerarchia basata sulle ultra uniformi, vestiario che potenzia enormemente le capacità umane. Satsuki in persona dona ai più ubbidienti e fedeli le migliori uniformi che si dividono in una, due e tre stelle. Al suo fianco ha 4 fedelissimi: Ira GamagōriUzu SanageyamaHōka InumutaNonon Jakuzure.

Considerate le guardie del corpo dell’inarrivabile Satsuki, i 4 detentori delle uniche uniformi a 3 stelle faranno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote alla protagonista. D’altro canto Ryūko Matoi riuscirà a trovare Senketsu, uno speciale vestito parlante. Grazie al suo potere può tenere testa a tutti gli avversari che gli si pongono davanti, fino al decisivo scontro con la rivale Satsuki.

Epicità che sprizza da ogni fotogramma.

La migliore particolarità di Kill la Kill è senza dubbio l’impeccabile realizzazione a livello tecnico e stilistico. L’opera riesce a prendere in parte dagli anime scolastici, dai classici shonen/seinen (Dragon Ball, Kenshiro) e dagli ecchi per la componente erotica. Soffermarsi alle apparenze però non ripaga perché l’opera dello studio Trigger è molto più profonda di quel che sembra a primo acchito.

Oltre alla spettacolare caratterizzazione dei protagonisti principali, per primi Satsuki e Ryūko, l’anime può fare affidamento su tutti gli altri comprimari, tutti con una propria storia e personalità. Da citare è sicuramente Mako, l’amica del cuore di Ryūko e macchietta comica, riuscitissima, della serie.

La cosa bizzarra è che gli ideatori di Kill la Kill hanno creato la serie partendo da 3 parole che in giapponese hanno una fonetica simile ma significati completamente diversi. Fascio (littorio) viene pronunciato molto simile a fashionseifuku significa sia uniforme scolastica che conquista e kiru (presente nel titolo originale Kiru ra Kiru) può voler dire uccidere, tagliare e indossare. Da queste semplici parole nasce tutta la sceneggiatura che, se avete voglia di continuare a leggere e non avete paura degli spoiler, presenta grosse sorprese.

Da semplici combattimenti a una realtà filosofica. (SPOILER)

Come da sottotitolo, entreremo nel vivo della trama quindi occhio agli spoiler. La storia è divisa da tre principali fazioni: Ryūko che è in cerca di risposte e di vendetta, Satsuki che vuole aumentare il proprio potere tramite il liceo e i nudist beach, organizzazione segreta che architetta la distruzione delle divise belliche. Proprio grazie al professor Aikurō Mikisugi, Ryūko riesce a trovare Senketsu e poter competere con Satsuki. Avviene infine un incredibile plot twist dove fa l’apparizione la quarta fazione: la Revocs.

A capo della più grande azienda di vestiari al mondo c’è la madre di Satsuki, Ragyō Kiryūin. Durante la sua apparizione si scopre che la figlia stava ottenendo più potere possibile non per ingraziarsi la madre, ma per ucciderla. In quel momento si scopre anche che Satsuki e Ryūko sono in realtà sorelle. A uccidere il padre della protagonista è stata Nui Harime, un emissario e sarta della grande Ragyō Kiryūin. Le fibre che compongono i vestiti sono in realtà provenienti dallo spazio e la leader della Revocs ha il compito ultimo di schiavizzare e assorbire l’umanità tramite i vestiti.

Senza entrare troppo nel merito del finale, già a questo punto si hanno le basi per scoprire che la serie è molto più profonda di quel che può apparire nelle fasi iniziali. Nell’arco della narrativa si scoprono critiche al sistema di scalata sociale e differenziazioni delle classi, che vede il suo culmine nella puntata in cui la famiglia di Mako passa dalla povertà assoluta alla ricchezza e al lusso. L’argomento principale però permea intorno alla schiavitù mentale dell’uomo nei confronti dei vestiti e come essi abbiano, in modo fantasioso e dispotico, aiutato l’evoluzione umana per lo scopo finale. Non a caso l’ultima scena, prima dei saluti finali, vede tutti i protagonisti dell’anime completamente nudi e finalmente liberi.

Cult che però potrebbe non essere adatto a tutti.

Per alcuni potrebbe non essere semplice passare oltre la componente erotica. Non ci sono scene di sesso ma i protagonisti hanno spesso molta pelle in mostra. A prima vista infatti questa componente traspare più delle altre, seguita dal frenetico action dei combattimenti. Se si è alla ricerca di opere più oniriche e realistiche allora Kill la Kill non fa per voi. Per chi invece è alla ricerca di una serie esplosiva e con una trama ben congegnata allora questo anime è senza dubbio uno dei migliori che possiate trovare.

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