La musica nei libri – Il rap secondo David Foster Wallace

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David Foster Wallace spiega il successo del rap insieme all'amico Mark Costello

David Foster Wallace è stato uno degli scrittori americani più originali e influenti degli ultimi trent’anni.

Nel 1989 il rap non era più un genere di nicchia, ma stava entrando con forza nella scena musicale mainstream americana e internazionale. I singoli Wild Thing e Funky Cold Medina del rapper Tone Lōc raggiunsero la seconda e la terza posizione nella Top 100 Billboard.

Bobby Brown dominava la scena pop-rap di Boston. In quella stessa città due studenti di Harvard si appassionarono al nuovo genere in ascesa e decisero di scrivere un saggio per approfondire l’argomento.

Nasce così il libro Il rap spiegato ai bianchi (Signifying Rappers) scritto da David Foster Wallace e dall’amico Mark Costello.

“Perché mai voi due…?”

Nella reazione del produttore Ralph Stacey viene sintetizzato il dubbio fondamentale di moltissimi dei protagonisti della scena rap incontrati dallo scrittore e dal collega.

Per quale motivo due studenti bianchi benestanti cercano di scrivere un saggio sul rap?

Mark è un procuratore legale che ama il jazz, il blues e il funk. David si definisce specializzando e aspirante disoccupato che guarda la tv invece di dormire e ascolta suppergiù qualunque pezzo commerciale trasmetta la stazione radio di Boston, che per pigrizia non cambia mai.

I due sono accumunati dalla passione per il nuovo genere emergente, il rap/hip hop, alla quale si accompagna però un enorme senso di disagio.

“Il rap serio ha sempre avuto le sue vere radici nel ghetto, nell’underground delle gang nere, come un albero cresciuto sopra del materiale in decomposizione”

Secondo gli autori il vero rap si è sviluppato grazie agli scratch e alla musica di Afrika Bambaataa, Zulu Nation e Grandmaster Flash.

Descrivono poi i luoghi e i tempi dell’avvento del rap.

Prima fase: le feste casalinghe nel South Bronx fra la metà e la fine degli anni Settanta

Seconda fase: le feste di quartiere, con allacci abusivi al sistema di illuminazione municipale, con veri e propri balli di strada.

Terza fase: locali rap e serate a tema in diversi club.

“È facile muoversi al ritmo della musica rap, ma è difficile analizzarla”

David Foster Wallace e Mark Costello ascoltano ore e ore di musica rap, bevono birra e discutono, ma la sensazione che emerge è una sola: il fascino che il rap esercita su due borghesi bianchi come loro è inspiegabile.

Una parziale giustificazione di questa irrazionale passione viene trovata nella paranoia e nell’ermetico contesto razziale che caratterizza il rap, rendendolo per Wallace tanto interessante quanto spaventoso.

Si passa poi ad una descrizione delle due figure fondamentali:

Il Rapper, anche chiamato MC, che propone i suoi testi parlati in versi dalla rima molto marcata, in cui sintassi e metrica sono spesso in funzione del ritmo.

Vengono dunque elencati alcuni esempi caricaturali dei temi trattati:

Quanto siano mitici e tosti i rapper; la stupidità e l’avidità delle donne; il bello di esser “pagati a dovere” per rappare invece che dover rubare o spacciare; le gang come vere e proprie famiglie e soprattutto, ultimo ma non ultimo per importanza, come sesso, violenza e giocattoloni da yuppie rappresentino il cammino verso la gloria Americana nella vita del ragazzo nero metropolitano degli anni Ottanta.

Il Dj, compagno inseparabile del rapper, è il responsabile del backbeat, del groove, del tappeto sonoro. Ovvero la componente della canzone che sta sotto al fraseggio rap. Una miscela digitalizzata di suoni e campionamenti.

Tra i campionamenti più riconoscibili troviamo ad esempio lo staccato degli scratch ai riff di James Brown e dei Funkadelic, il discorso I have a dream di Martin Luther King, oppure troviamo temi pubblicitari e altri spezzoni pop.

Una critica particolare, tipica di Wallace, è quella nei confronti della critica. I critici musicali degli anni Ottanta meno brillanti hanno infatti spesso denigrato il rap, o lo hanno considerato solo un genere di nicchia, non destinato al mercato dei bianchi. Secondo molte riviste del tempo il rap era ottimo da ballare, ma non poteva essere adatto per il pubblico educato dalla pubblicità alla musica pop.

Il pensiero di David Foster Wallace era corretto: il rap era una novità, nata dal disagio della società, ma pronta a modificarne i gusti musicali.

“Perché il rap, che sia fecondo o sterile, rappresenta l’unica avanguardia del pop attuale, il nuovo, l’inedito, ciò a cui il cervello oppone resistenza mentre il corpo si lascia andare alla danza”

In conclusione possiamo quindi affermare che, nonostante tutte le barriere di società e contesto, nonostante la lotta ai campionamenti (come spiega nei suoi capitoli del libro Mark Costello, venivano inizialmente considerati una forma di furto, di pirateria musicale e di violazione del diritto d’autore), il rap ce l’ha fatta, è arrivato al grande pubblico, indipendentemente dal colore della pelle e dalla classe sociale.

Resta però da risolvere il grande quesito posto inizialmente da David Foster Wallace: che cosa rende il rap così attraente e stimolante? La risposta, secondo l’autore, è nella concezione del tempo. Il “qui e ora” del rap è sempre qui e ora.

Questo genere, che esprime disprezzo nei confronti di un sistema fatto di ipocrisie e che non conosce il tempo futuro, non può che essere immortale.

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