Tutti i film di Fincher dal peggiore al migliore secondo la Scimmia

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3) Fight Club (1999)

La prima regola dettata da Tyler Durden è quella che non si deve parlare mai del Fight Club. La seconda regola è come la prima. Il tempo però è passato ed il Fight Club si è sciolto, o più semplicemente questo è quello che sembra essere accaduto. Magari in molti si tanno impegnando nel rispettare le prime due regole.
È il 1999 e al cinema esce il film di Fincher, “Fight Club” la trasposizione filmica dell’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. Difficle inserirlo in un genere specifico: ora commedia grottesca, ora un thriller, ora un dramma. Fight Club è tutto questo ma anche di più. Un vero e proprio viaggio nella psicanalisi dove viene palesato il concetto di doppio e di inconscio, di schizofrenia, dell’Es che prevarica tutto. Ed in mezzo, una feroce critica al consumismo, alla società che sperperava ed ostentava morbosamente il suo benessere. “Le cose che possiedi, finiscono a possederti”. L’antitesi dell’antico detto latino “Habere non haberit”, possedere e non essere posseduto. Questo è quello che porta Edward Norton a viaggiare dentro sè stesso, portandolo a dissociare la sua personalità in due parti distinte e separate. Norton, un semplice impiegato figlio della middle class americana, Brad Pitt, il suo alter ego figlio invece della noia e della routine. Insieme daranno vita al Progetto Mayhem, per azzerare la società e mettere tutti sullo stesso piano.
Il film, come il libro, hanno avuto un’importanza non solo nella carriera di Fincher ma anche nell’influenza di moltissie altre storie. Basti pensare a Mr. Robot. Il regista americano indaga l’uomo moderno, la vittima e lo schiavo della società consumistica, soggiogato nella e dalla vuota apparenza. E lo fa con un film in cui i generi si sovrastano e si mischiano e dove lo stile è molto particolare. Già dalle prime sequenze, la rottura della quarta parete è sempre più percettibile, fino a momenti in cui addirittura si vede la pellicola andare fuori dai binari del proiettore. Tyler ci parla, ci guarda, osserva e si fa osservare. Perchè il messaggio deve arrivare preciso e diretto, come un vero pugno nello stomaco. Come in una rissa. Come nel Fight Club.

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(a cura di Lorenzo Pietroletti)