Twin Peaks 3 – Recensione 03×01/03×02

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1996

Sono le 3 di notte e 25 anni dopo la prima messa in onda ci troviamo di fronte ai primi due episodi della terza serie di Twin Peaks. Immediatamente ci rendiamo conto di quanto questa serie ci sia mancata, dall’oniricità delle suddette scene che ci appaiono sullo schermo, un misto di confusione, bizzarrie, inspiegabilità, elementi che viaggiano per la nostra mente e che confermano tutte le aspettative che ci eravamo posti su questo “nuovo” Twin Peaks.

Strutturalmente sono due puntate che si distaccano l’uno dall’altra e portano con sé elementi narrativi diversi. Così la prima puntata presenta numerosi riferimenti alla serie madre ma si distanzia abbastanza dalla trama che noi tutti conosciamo, al contrario la seconda ci butta a capofitto nella nuova storia dell’Agente Dale Cooper che resta legittimamente il centro nevralgico della poesia su schermo di Lynch.

E allora si riparte, li dove eravamo rimasti, 25 anni dopo, gli scenari, i medesimi, i personaggi, vecchie glorie e nuovi volti, abbozzati, messi li da Lynch come ad indicarci infinite possibilità narrative. Ma è proprio li che ritroviamo l’Agente Cooper, quello che amavamo e ricordavamo. Lì , bloccato in un limbo da 25 anni, con il suo doppio intento a scorrazzare liberamente per il mondo, un doppleganger violento, malefico, che fa ripartire la vicenda li da dove si era interrotta.

E’ così che ritroviamo la cittadina originale di Twin Peaks, sullo schermo infatti vediamo tornare i volti noti della serie come il vice sceriffo della cittadina, Lucy ed Andy (ancora una coppia, ancora insieme), il Dr. Jacoby, Shelly, James, Sarah Palmer, oltre che la signora Ceppo e Ben Horne. Tutti personaggi che vivono nel set l’invecchiamento dei loro anni, ritornando sempre a quel flash forward di 25 anni che ci riporta, però, esattamente, a dove eravamo rimasti.

Forse quello di cui si sente più la mancanza in questo nuovo Twin Peaks è l’assenza di quelle musiche che le vecchie (ma splendide) stagioni avevano. Angelo Badalamenti aveva firmato il successo della serie anche (e soprattutto) grazie alle sue composizioni. Mentre questa nuova serie,  sembra concentrarsi più sul realismo delle scene, sui rumori dettati dalla natura, i suoni degli ambienti. Una scelta di stile che forse porta con se il cambiamento degli anni, ma un cambiamento che sentiamo di poter accettare.

Cosa succede? Un giovane uomo se ne sta seduto in uno stanzone semivuoto, fissa una scatola di vetro. Ogni tanto una voce gli sussurra degli ordini, e lui li esegue, velocemente, per poi tornare al suo posto a fissare la misteriosa scatola. Poco dopo un’avvenente amica dell’uomo lo convince a infrangere la regola di riservatezza, entrando con lui nella stanza della scatola..

..nel frattempo nel South Dakota, a chilometri di distanza, una bibliotecaria viene ritrovata morta nel letto, ma quando la polizia solleva il lenzuolo che la ricopre scopre che la testa della donna è recisa e adagiata sul corpo decapitato di un uomo. Del delitto viene accusato l’amante della donna, un bonario preside che urla a gran voce la sua innocenza. Ma dov’è l’agente Cooper? Intrappolato nella Black Lodge insieme a Laura Palmer, al padre Leland e a un albero col cervello (che rimpiazza definitivamente il famoso nano/braccio) , mentre il suo doppio malefico continua la sua inarrestabile scia di morte.

Così ha inizio un ritorno nella valle di Twin Peaks, un inizio che è un po un ritorno ed un po qualcosa di nuovo, un mix spietato che incolla allo schermo e regala attimi di malinconia ma anche attimi di gioia e speranza. Ritorniamo in un ambiente familiare con i personaggi di un tempo, ma è li, nel nostro angolo sicuro che si palesa a noi un nuovo caso da affrontare e da seguire, con nuovi personaggi e forse un nuovo modo di fare di Twin Peaks il ritorno di una grande serie.

 

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