Snatch – la serie: recensione

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Partiamo da un dato di fatto, Snatch-la serie è divertente. Tentare qualsiasi paragone con il film è un’attività inutile e per niente proficua, prendete la serie come un grande omaggio al mondo creato da Guy Ritchie e godetevelo come i fan di Fargo fanno con la omonima serie targata FX. Non è il film e non lo sarà mai, ma questo non vuol dire che non possa risultare piacevole da guardare. Insomma è inutile paragonare una piccola serie ad una pellicola che fu girato in un periodo di forma grandioso del suo regista e che annoverava tra gli attori Brad Pitt, Jason Statham, Benicio Del Toro, Dennis Farina, Stephen Graham, Vinnie Jones, Alan FordRade Šerbedžija e Lennie James, tutti in uno stato di grazia tale da riuscire a far rientrare i propri corrispettivi personaggi nella storia di un certo tipo di cinema. Non solo è inutile, ma rovina anche l’obiettività nel giudicare la serie.

Immaginate Snatch come una serie fatta da fan del film e che quest’ultimi siano dei quasi trentenni, ne risulta un’ evidente dichiarazione d’amore alla pellicola ed un tratto ampiamente più giovanile. Tutte, bene o male, le caratteristiche del film sono presenti, quindi ci sono personaggi bizzarri —anche se il tono grottesco è leggermente inferiore— flashback, improvvisi zoom, montaggio votato al cambio ritmo e al presentare azioni differenti simultaneamente, improvvisi slow-motion, frenetiche time-laps, ramping che terminano nei famosi fermi immagine che “posterizzano” i protagonisti, scene d’inseguimento e d’azione credibilissime, morti, feriti e gag. Il tutto è contornato da un ambiente underground come può essere il sottobosco criminale di Londra, che dona le caratteristiche tinte inglesi alternate con colori sgargianti, insomma, ci sono continue citazioni all’estetica di Ritchie.

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Peculiarità della serie: la storia è basata su fatti realmente accaduti, cosa che rende più affascinante l’intreccio, già ben congegnato, della trama, e, come detto, i protagonisti sono nettamente più giovani rispetto ai personaggi del film. Questa seconda peculiarità, ovviamente, mette al centro altre vie concettuali, come lo scontro generazionale e la questione che per sbarcare il lunario molti giovani di un certo tipo di ambiente debbano tentare la carriera criminale. Queste vie sono lasciate comunque al servizio dell’intrattenimento, nulla può distrarre la serie dal suo ritmo frenetico e dal suo stile di crime-story.

I ragazzi in questione sono il capobanda Albert Hill (Luke Pasqualino, il Freddie di Skins), il “damerino” Charlie Cavendish-Scott, appartenente ad una famiglia nobile decaduta ed interpretato da Rupert Grint ( Ron di Harry Potter), il pugile mezzo-zinga(ro)  Billy ‘Fuckin’ Ayres (Lucien Laviscout, The Bye Bye Man), la femme-fatale Lotti Mott (Phoebe Dynevor) e la giovane ricettatrice Chloe Cohen (Stephanie Leonidas). Questi ragazzi compongono la banda protagonista che ambisce al “tesoro”, forse vero protagonista della serie insieme al concetto di avidità, che in questo caso non è un diamante ma una partita di lingotti d’oro. Il ritrovamento di quest’ultimi durante una rapina, in cui i giovani criminali sbagliano furgone ritrovandosi con qualcosa di più costoso e raro, avvierà un vero e proprio intreccio di storie e personaggi, dato che quell’oro proviene da una rapina avvenuta quindici anni prima che coinvolse l’intera comunità, lasciando una scia di sangue per poi misteriosamente scomparire. La famosa rapina avvenuta quindici anni addietro fu organizzata dal padre di Albert, ovvero Vic Hill interpretato da Dougray Scott (famoso attore britannico e presente in innumerevoli serie), che a causa di quell’oro fu condannato a quindici anni di carcere.

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A proposito di Dougray Scott, bisogna dire che dona l’interpretazione più carismatica della serie grazie anche all’inconfondibile e profonda risata —se riuscite, consigliamo di vedere la serie in lingua originale per godere appieno dello slang e della recitazione— ed inoltre porta i caratteristici occhiali da vista introdotti nel film dal Boss Testarossa Polford interpretato da un grande Alan Ford. Oltre  a Scott, le performances da citare sono sicuramente quelle di Rupert Grint che regala il personaggio più pittoresco della serie, dimostrando, ancora una volta, di essere un attore bravo e versatile. Bravo anche Mark Warren (Band of brothers, The Good Wife) nella parte dello squilibrato e vendicativo poliziotto Bob Fink. Infine, divertente l’interpretazione di Ed Westwick (Chuck Bass di Gossip Girl)  del boss latino Sonny Castillo, il personaggio più grottesco della serie insieme al capo degli zingari Zio Dean (Brian McCardie). Ordinarie tutte le altre interpretazioni, coadiuvate dalla questione che molte parti calzano a pennello a molti degli attori, comprese quelle degli affermati attori britannici Juliet Aubrey (Lily Hill) e Tamer Hassan (Hate ‘Em).

 

Vedete, quindi, Snatch-la serie con leggerezza per goderne la ventata di nostalgia che porta, pensatela come una rimpatriata di fan cosplayer e divertitevi con la trama , i dialoghi e le scene d’azione. Infine, godetevi la sua tracklist, altro fattore che dona alla serie un certo appeal, che tra suoi tanti pezzi, qualcuno ha davvero qualcosa da dire. Vi lasciamo con la lista delle canzoni e ci vediamo alla seconda stagione, babbuzzi!