Il Giardino delle Parole – Recensione

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Il Giardino delle Parole” è un film di animazione giapponese del 2013 diretto da Makoto Shinkai, astro nascente del cinema nipponico e da molti ritenuto l’erede naturale di Hayao Miyazaki.

La storia ruota attorno a Takao, un ragazzo di quindici anni insoddisfatto della propria esistenza, che vive con il fratello maggiore e la madre (spesso assente) nella caotica e frenetica Tokyo. Egli è molto timido, ha pochi amici e non è molto “popolare” nella scuola che frequenta ma ha un grande sogno: quello di diventare uno stilista di scarpe. Per realizzare il suo sogno fa parecchi sacrifici, infatti lavora duramente nel doposcuola come lavapiatti in un ristorante, per potersi permettere i materiali necessari ad assemblare i suoi primi modelli di scarpe.

Solo ed esclusivamente nei giorni di pioggia, marina la scuola per dirigersi verso un giardino che sembra incantato, dove può “staccare” dalla frenesia della vita di tutti i giorni e dedicarsi a ciò che ama di più: disegnare ed ideare nuovi modelli di scarpe da donna. Qui, incontra una misteriosa donna che se ne sta in disparte, sotto al gazebo, a mangiare cioccolato e bere birra; sembra avere un’aria molto triste e Takao è affascinato dalla sua malinconica bellezza. Con il passare del tempo, per i due, diventa un appuntamento fisso e finalmente il profilo di questa bellissima ragazza inizia a delinearsi: si chiama Yukino, ha 27 anni, e ogni giorno cerca di andare al lavoro, ma proprio non ci riesce.

I due protagonisti si fanno forza a vicenda e, i momenti in cui si incontrano, diventano i migliori di tutta la loro grigia settimana; tuttavia, la signorina Yukino, non è una donna qualunque e il lavoro svolto da quest’ultima potrebbe rendere impossibile una storia d’amore che sembra ormai pronta per sbocciare.

Nonostante la breve durata (solo 46 minuti) “Il giardino delle parole” contiene tutti gli elementi caratteristici delle pellicole dirette da Makoto Shinkai: un’esistenza infelice, i sacrifici e la dedizione al lavoro tipici della cultura giapponese, ma soprattutto l’amore come medicina per tutti i mali e unico vero spiraglio di luce nelle giornate più buie. Questo film molto “intimo” fu solamente la prova generale per il suo vero capolavoro, “Your Name.” confermandosi un regista dal grande talento, e destinato a farci divertire ed emozionare nei decenni a venire.

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