Perché le statue greche antiche avevano i peni piccoli?

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Ebbene sì, c’è un motivo per cui i peni degli uomini rappresentati nelle sculture dell’antica Grecia erano particolarmente piccoli

Le proporzioni dell’uomo ideale dell’antica Grecia coinvolgevano, a quanto pare, una misura dei peni particolarmente minuta. Lo vediamo in molte delle statue antiche oggi conservate nei nostri musei, che evidenziano come i membri maschili siano sempre rappresentati non eretti e anche di piccole dimensioni. Non è un caso: c’è un motivo preciso dietro a questa diciamo “scelta stilistica”.

Un pene minuto era infatti, anche se oggi non lo diremmo, l’ideale di bellezza maschile dell’epoca. Lo svela Aristofane, per esempio, autore dell’epoca che definisce i tratti perfetti del fisico maschile: “Un petto scintillante [non villoso, ndr], una pelle chiara, spalle larghe, una piccola lingua, natiche forti, e un piccolo pene”.

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Lo storico Paul Chrystal sostiene che: “Il pene piccolo andava d’accordo con gli ideali di bellezza maschile degli antichi greci, era distintivo della più alta cultura e un paragone di civiltà. I peni grandi erano volgari e fuori dalla norma culturale, qualcosa di ostentato dai barbari del mondo”, sostiene l’autore nel suo libro In Bed with the Ancient Greeks, del 2016.

In pratica, il pene grosso era sinonimo di inciviltà e abbandono agli eccessi e al richiamo della “carne”, mentre il pene minuto simboleggiava il contrario: il richiamo di una vita più dedita alla filosofia e alla conoscenza, alla civiltà e alla convivenza. Questo, almeno, era il concetto che con queste statue si intendeva rappresentare.

Fonte: UNILAD

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