Lamb, la Recensione di uno dei Migliori (e più controversi) Horror dell’Anno

La recensione di Lamb, meraviglioso horror in uscita il 31 marzo, con protagonista Noomi Rapace, madre improvvisa di un ibrido tra umano e agnello.

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Arriva finalmente nelle sale Lamb, diretto da Valdimar Johannsson e con Noomi Rapace Protagonista. Prodotto dalla meravigliosa casa di produzione e distribuzione A24, il film segna l’esordio (e che esordio) del regista islandese, conosciuto ai più per aver lavorato dietro le quinte in prestigiosi set come Rogue One o Il Trono di Spade.

Il film arriva al cinema il 31 marzo grazie a Wanted Cinema. Di seguito potete ammirare il meraviglioso trailer:

Da curatore di effetti speciali alla regia, Johansson firma un film assolutamente unico, riassumibile in un aggettivo anglosassone: weird. Ma anche un dramma, una tragedia dalle tinte grottesche, che trova le sue radici nella mitologia. A partire chiaramente da quella legata alla religione cristiana. Andiamo con ordine.

Lamb, la Trama

Ingvar e Maria vivono nel mezzo del nulla islandese. Hanno una fattoria, lavorano la terra, in un’ottica che ha del primordiale. Una routine che però viene brutalmente spezzata da una scoperta che ha (o dovrebbe avere) dell’agghiacciante. Un ibrido tra un essere umano e un agnello viene rinvenuto nella stalla. È chiaro che questa scoperta stravolgerà la loro vita pacata.

Lamb, la Recensione

L’esordio alla regia di Valdimar Johannsson è un esordio che si può definire col botto. Un film che presta il fianco a una moltitudine di interpretazioni, a partire da quella più religiosa e (anche) iconoclasta. L’agnello che toglie i peccati del mondo, l’agnello simbolo del sacrificio di Gesù Cristo. Eppure in Lamb non vi è nulla di tutto ciò.

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O meglio, vi è, seppur in una concezione legata ad un agnello come elemento dello scandalo e non purificatore. Il microcosmo dei coniugi, costituito principalmente dalla natura che li circonda, non viene in alcun modo alterato, se non nella figura di Petur, fratello di Ingvar, uomo di mondo che non riesce a credere a ciò che vede.

lamb, recensione

Natura e cultura, occidentale, giungono dunque ad uno scontro. Un scontro sulla percezione e sulla sua differente lettura soggettiva che varia da testa a testa. Petur non si capacita di ciò che vede. Non capisce come sia possibile l’esistenza di Ada, non capisce come sia possibile che suo fratello e sua cognata la stiano accudendo. Come se fosse tutto normale.

L’idillio di chi si è isolato dal caos occidentale, forse per scelta o forse no, trova dunque un elemento di disturbo non tanto nell’ibrido, che anzi darà alla coppia una verve mai vista, ma dal Petur di cui sopra. Un umano fatto e finito che porterà fin troppe anomalie nella lineare e isolata vita di coppia.

A far da sfondo, le ambientazioni islandesi che qui assumono un contorno ben delineato e funzionale alla storia. Solo quegli scorci, quei paesaggi, riescono a “concretizzare” una storia fantastica. Luoghi veri ma che presentano sempre qualcosa di profondamente sublime e perturbante, dove tutto può accadere. Anche l’imponderabile.

Johannsson si avvale dunque di tutti questi elementi per confezionare un film che si prende i suoi tempi, permettendo allo spettatore un’immersione completa nella vita di Ingvar e Maria. Una vita bucolica e minimalista, dove il rapporto tra uomo e natura resta sempre sul filo molto sottile di un rasoio.

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lamb

Lamb è un film che vuole quindi catturare lo sguardo, senza mai assecondarlo verso un piacere visivo. La regia di Johannsson alterna costantemente campi larghi a primissimi piani e dettagli, restituendo un voluto senso di straniamento, che porterà a porsi più di qualche domanda.

Un film denso e intenso nel suo essere glaciale, Lamb non ha mezze misure e vi porterà dentro la storia, percependo i silenzi assordanti della coppia così come il continuo belare delle pecore. Elementi naturali che a loro modo avvertono dell’incombere di un pericolo imminente. Perché la natura rivuole sempre ciò che gli viene sottratto, causando il più delle volte una tragedia.

Non aggiungeremo altro per evitare fastidiosissimi spoiler. Basti sapere che ci sarà un colpo di scena finale che lascerà a dir poco di stucco, amplificando la sensazione di straniamento di cui sopra, e rispetto quanto visto fin a quel momento.

Difficile inquadrare Lamb in un unico genere. Un altro punto di forza che di fatto permette a chi guarda di stabilire cosa sta guardando, a seconda delle sue idee rispetto al film stesso. È possibile categorizzare Lamb sotto l’etichetta dell’horror. Al tempo stesso, troviamo anche i più classici crismi del disturbing drama. E ancora, del fantasy. Insomma, la scelta appartiene a voi.

Cast

  • Noomi Rapace: Maria
  • Hilmir Snaer Gudnason: Ingvar
  • Bjorn Hlynur Haraldsson: Petur
RECENSIONE
Voto
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".