Soylent Green: Recensione del film apocalittico ambientato nel 2022

Soylent Green
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Questo celebre cult distopico del 1973, Soylent Green, ha luogo nell’anno 2022

Soylent Green è un film distopico del 1973, diretto da Richard Fleischer. La prima particolarità da menzionare: è ambientato nel 2022. Sì, proprio l’anno che è appena iniziato. Un anno in cui decadi fa si immaginava, manco a dirlo, un mondo preda della disperazione e della distopia politica e sociale. Infatti il titolo italiano del film è 2022: I Sopravvissuti (e oggi fa un po’ ridere, per ovvi motivi).

Certo, possiamo iniziare col dire che (per fortuna) le cose non stanno come vengono dipinte in questo film. Vero, stiamo vivendo una situazione di crisi ed è vero anche che diversi cambiamenti politici e sociali (nonché mediatici) rendono la nostra un’epoca caratterizzata da una incertezza spasmodica.

Ma nell’universo di Soylent Green le cose sono ben diverse. Siamo nel 2022 e la prima e più importante emergenza è una grave carenza di cibo. I motivi? Sovrappopolazione, inquinamento e, a quanto pare, una crisi climatica già paventata all’epoca, prima ancora della scoperta del buco nell’ozono.

I prezzi per ogni bene sono altissimi e il divario sociale non è mai stato così ampio: i ricchi vivono in case isolate e dotate di ogni comfort, trattando anche le donne come oggetti d’arredamento, mentre i poveri si ribellano nelle strade a causa della scarsità di cibo e dei problemi nella distribuzione delle derrate.

La Soylent Corporation produce la metà del cibo consumato a livello mondiale, lavorandolo da origini non ben chiare e distribuendolo in diverse varietà, come Soylent Red e Soylent Yellow. Il Soylent Green (Soylent Verde, anche parodiato in Futurama), un nuovo “gusto” più nutriente, viene ricavato dal plancton marino. O questo, almeno, viene fatto credere alla popolazione ignara.

La verità è nascosta e terribile, come scoprirà il detective Frank Thorn della polizia di New York, indagando su un caso di omicidio. La tipica formula del film cospirazionista anni ’70, a cavallo del Watergate: qualcuno di insignificante finisce con lo scoprire un complotto gigantesco a partire da un evento minimo e ovviamente sono coinvolte a vari livelli istituzioni, cariche politiche ed elite abbienti.

Altri film contemporanei del genere riportano queste tematiche, come Klute (1971) e The Parallax View (1974) di Alan J. Pakula; Chinatown (1975) di Roman Polanski; Three Days of the Condor (1973) di Sydney Pollack; e The Conversation (1974) di Francis Ford Coppola. Al filone neo-noir del cospirazionismo (che vede spesso, non a caso, come protagonista un detective alla Philip Marlowe) si aggiunge qui quello della distopia.

E non è troppo un caso che la scelta per il volto protagonista ricada su Charlton Heston. L’attore è infatti già popolare in quel periodo come interprete di film dal sapore proprio apocalittico e distopico come Planet of the Apes (il famoso Il Pianeta delle Scimmie, 1968) e The Omega Man (noto in Italia con il titolo improponibile di: 1975 – Occhi Bianchi sul Pianeta Terra).

Chi meglio di lui per interpretare questo detective della post-apocalisse dai metodi bruschi e poco ortodossi, fascinoso ma anche bisognoso di scoprire la verità? La mescolanza di elementi è perfetta e i toni sui quali procede il film – tra mystery, thriller e poliziesco – sono perfettamente vissuti dal protagonista ideale, che capisce il suo mondo ma ripiange com’era un tempo e teme come potrà diventare.

Il detective Frank Thorn – difficile non pensare anche ad un Rick Deckard ante-litteram – è furbo e intelligente quanto basta per farsi largo tra i risvolti da incubo del suo mondo, ma non abbastanza da indovinare la verità, terribile, fino a che non ce l’ha davanti agli occhi. Ed è pazzesca: tenetevi forte. Ovviamente, SPOILER ALERT.

Si viene a sapere che in realtà gli oceani della Terra stanno anch’essi morendo, quindi le risorse per produrre il Soylent Verde non esistono più. Come fare, allora? Facile: lo si produce lavorando i corpi delle persone decedute. Dai cadaveri, insomma. La scoperta è tanto terribile da portare il fedele amico di Thorn, Roth (Edward G. Robinson nel suo ultimo ruolo) a scegliere l’eutanasia.

Ma la verità viene a galla. “Soylent Green is people!” grida Thorn alla fine sulle note della Sesta Sinfonia di Beethoven, ferito dagli agenti governativi ma ancora vivo. “Il Soylent Verde sono le persone!” Il film però termina così. La realtà è nota, ma cosa succederà ora? Ci sarà una ribellione, o verrà messo tutto a tacere?

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Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.