La Profezia dell’armadillo fa sorridere ma non convince

Delude la trasposizione filmica del fumetto di Zerocalcare "La Profezia dell'armadillo".

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la profezia dell'armadillo

Letteralmente, La Profezia dell’armadillo è “qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi ed irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen“. Ed è un po’ il mantra di coloro i quali hanno letto l’omonimo fumetto di Zerocalcare e si approcceranno al film. Avranno la speranza che sia un film bellissimo tanto quanto quello che hanno letto. Speranze che però verrano amaramente deluse. Trovare i motivi è un’operazione abbastanza semplice giacché la trasposizione libro-film ha sempre le sue difficoltà che trascinano l’opera filmica in un turbinio di polemiche legate per lo più alla fedeltà. Ebbene, in questo caso il problema è l’opposto.

La Profezia dell'armadillo

L’opera prima di Emanuele Scaringi è un progetto molto difficile perchè, e chi ha letto saprà, fare un film su un fumetto intimo come La Profezia dell’armadillo non è cosa facile. Ci ha provato, non ci è riuscito. Almeno non pienamente. Il film mantiene una rigida fedeltà alla storia del fumetto, pur prendendosi qualche digressione diegetica legate ai racconti della vita di Michele Rech, qui tra gli scrittori del film (insieme a Mastandrea e Johnny Palomba). Per cui c’è il lavoro all’aeroporto, ci sono le ripetizioni di francese. C’è tutto il microcosmo di Zerocalcare, insieme alla sua coscienza a forma di armadillo. C’è anche Camille, l’amore impossibile di Zero. C’è la sua morte improvvisa, ci sono gli amici. Anzi l’amico per eccellenza, Secco, interpretato perfettamente dal figlio d’arte, Pietro Castellitto.

Lui, insieme a Simone Liberati nei panni di Zero, sono le due cose migliori del film tanto che la componente buddy movie è ben salda. Attori discreti che interpretano alla perfezione i due ruoli nonostante siano ancora alle prime armi. Tutto ciò che li circonda, dai comprimari alla storyline, aiuta ad esaltare la loro buona prova. E in questo caso non è un bene giacché ciò che li circonda fa acqua da tutte le parti.

Il film si rifugia in una fedeltà morbosa, anche eccessiva, che fa storcere fin troppo il naso. Si sorride molto, si ride pochissimo. Le gag che si trovano ne La Profezia dell’armadillo fumetto si ripetono uguali ne La Profezia dell’armadillo film. Non c’è una rilettura, tantomeno una contestualizzazione precisa fatta di continuità, tanto da sembrare una mera diluizione. Forse l’ansia da prestazione della prima volta ha giocato un brutto scherzo a Scaringi che comunque qualche buona intuizione registica ce l’ha, come nelle sequenze in cui il passato confluisce nel presente di Zero. Ma è poco, troppo poco per salvare questo film.

La Profezia dell'armadillo

Il passaggio fondamentale tra il microcosmo di Zero e il macrocosmo della generazione del precariato non decolla mai veramente. Ancor meno tutta la crisi interiore del protagonista nel contesto della morte, le sue paure e i suoi dubbi rispetto ciò che lo circonda. Tutto questo viene esaurito in un’aneddoto o una semplice frase buttata lì come per sbrogliarsi da una situazione qualsiasi. Come se il pubblico volesse solamente vedere un live action del fumetto. Purtroppo però, i linguaggi in questione sono diversi e far confluire l’uno nell’altro non è stata una buona scelta. La scelta di rifugiarsi nella safe zone dell’estrema fedeltà al fumetto, come Zerocalcare fa con la sua Rebibbia, non è stata delle migliori. Un vero peccato.

 

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