10 film che trascendono la realtà e scavano nella metafisica

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3. eXistenZ di David Cronenberg (1999)

In un indefinito futuro, Allegra Geller presenta “eXistenZ” un videogame che tramite una bio-porta permette al giocatore di vivere in un simil-realtà parallela. Allegra verrà ferita da un terrorista contrario all’entrata in commercio del gioco perciò sarà costretta a scappare con un suo dipendente, Ted (Jude Law), iniziando un’avventura in una dimensione parallela.

Com’è solito fare il Maestro del body-horror, l’input ed output del videogioco sono innestate direttamente sulla schiena del giocatore che diventa un medium in carne ed ossa. Corpo e dispositivo si fondono come si fonde realtà e virtuale in un universo trascendentale e metafisico.

4. Nostalghia di Andrej Tarkovskij (1983)

Film del regista sovietico Andrej Tarkowskij del 1983. Vincitore del Grand Prix du Cinéma de création al Festival di Cannes.

Andrej Gorcakov, poeta sovietico, è in Italia per scrivere di Pavel Sosnovsky, un compositore russo morto suicida. Cercherà insieme ad Eugenia, la sua interprete, di tradurre alcune opere dell’artista.

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Probabilmente il film più intimo del regista, Nostalghia è una riflessione sull’impossibilità di colmare le distanze, in bilico fra il ricordo dell’amore e la speranza di un ritorno in patria. Una poesia esistenzialista avvolta dai rumori sordi del cadere della pioggia e dal grigiore della nebbia tra utopici orizzonti delle campagne toscane.

5. Matrix, Wachowski bros. (1999)

Ci sono film in cui gli effetti speciali soverchiano la loro natura ornamentale per divenire un vero e proprio motore estetico e narrativo: come Matrix (MatrixMatrix ReloadedMatrix Revolutions), la trilogia dei fratelli Wachowski che si avvale dell’azione a discapito dell’introiezione, ovvero ne enfatizza i suoi aspetti strutturali come intreccio, momenti clou, snodi e scioglimenti a discapito della logica della psicologia dei personaggi, dei dettagli dei luoghi etc.

Ispirato ai fumetti di stampo cyberpunk e dall’animazione giapponese, in particolar modo ad Akira di Katsuhiro Otomo e Ghost in the Shell di Mamoru Oshii, Matrix diviene l’apologia di un’egemonia dell’iperreale sul visibile.

La storia è ambientata in un futuro distopico in cui gli uomini sono stati assoggettati dalle Macchine che offrono loro esperienze virtuali tenendoli tutti in uno stato di coma perenne così da usufruire della loro energia vitale. Esiste però una piccola fazione di insorti capeggiata da Morpheus che muove battaglia per il (ritorno del) dominio umano.

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Vi sono due piani spazio-temporali, il primo corrisponde alla mera realtà: dove gli uomini giacciono inermi dentro vasche piene di liquido amniotico; il secondo al mondo creato da Matrix: quindi le suddette esperienze virtuali degli uomini in realtà intrappolati inconsapevolmente in una specie di limbo, dando appunto l’idea di apparente Realtà. Morpheus individua Neo, un semplice programmatore di software, come Eletto, ovvero Colui che secondo la Profezia porterà gli uomini alla riconquista della Verità.

(Qui un’analisi tecnica)