Protagonista del nuovo film del maestro coreano, No Other Choice, è proprio Lee Byung-hun: il Frontman di Squid Game
Quando non hai scelta, o almeno pensi di non averla: è lì che si scatena l’arte di Park Chan-Wook, nel nuovo film No Other Choice.
Il Festival di Venezia attendeva con tutte le sue forze il regista coreano.. Lo bramava talmente tanto che lui è arrivato e ci ha regalato il suo nuovo intrigante film, che vede protagonista Lee Byung-hun, l’amato Frontman di Squid Game, Son Ye-jin della serie Crash Landing on You e Park Hui-sun.
La storia è un ritratto che analizza in una forma inedita ed originale il tema della disoccupazione in Corea del Sud, accompagnata dalla solita particolare ironia asiatica, in cui si ride amaramente delle disavventure del protagonista.
Un film audace ed inedito, messo a punto in modo estremamente poetico ed estetico da Park. Il suo tocco si riconosce in ogni inquadratura, scena o dettaglio; le vibes sono sicuramente in stile asiatico e ne mostra leggermente la cultura.
Bellissima invece la fotografia dai colori pastello, una scelta stilistica che abbraccia l’anima gentile dei personaggi, ma allo stesso tempo è una scelta interessante per accentuare come si distorce il comportamento del protagonista, perché va in diretto contrasto.
La trama gira intorno ad una sola affermazione: “non c’è altra scelta”:
Il protagonista è convinto di non avere altra scelta per riuscire a trovare un lavoro dopo essere stato licenziato, è disperato per la situazione, quindi usa questo mantra per stabilire ogni sua mossa. Si rimbocca le maniche ed escogita un piano grottesco e folle allo stesso momento, per far fuori la concorrenza (e non è un ossimoro ma ciò che decide di fare concretamente).
La società di oggi imprime nella nostra mente che non si vive senza il lavoro, quindi il personaggio di Lee cerca con ogni mezzo di riaverlo, anche facendo cose totalmente estreme come arrivare ad uccidere qualcuno. La cosa più sorprendente è che non gli viene mai in mente, neanche per sbaglio, di provare a cerca un altro tipo di lavoro, qualsiasi cosa gli venga offerta. Questo perché lavora da quasi 20 anni nello stesso settore e quando passi la vita a fare sempre la stessa cosa non riesci ad adattarti ad altro, non puoi farlo perché quel lavoro è la tua stessa vita, più della famiglia.
E’ con queste premesse che You decide di togliere di mezzo gli ostacoli, non importa che siano persone come lui. E’ con questi preamboli che i suoi desideri diventano ossessioni, facendovi capire che anche l’uomo più buono e docile si trasforma in un mostro per la disperazione di perdere soldi e casa.
L’ironia torna anche sul finale: dopo aver raggiunto l’obiettivo tanto agognato, You scopre che nel corso del tempo il mondo del lavoro è progredito e il suo stesso mestiere è cambiato ed evoluto, trasformandosi in qualcosa di tecnologico in cui le macchine regnano rispetto la manualità umana. Qui ritroviamo di nuovo il mantra “non c’è altra scelta”, perché anche in questo caso è inevitabile che il mondo del lavoro cambi come tutto il resto.
Un cane che si morde la coda, un gioco circolare in cui torna e ritorna la convinzione di non avere scelta e di conseguenza di dover fare qualsiasi follia per raggiungere gli obiettivi prefissati, che nella mente dei protagonisti sono gli standard di vita.
I personaggi – i contrari:
Lee Byung-hun è magnificamente bravo, perfetto nel ruolo e nel trasmettere l’irrequietezza di un uomo buono ma disperato. Un’anima docile che vorrebbe solo passare il tempo con la famiglia e tra le sue piante, ma si ritrova a dover tenere in mano una pistola o una pala per la prima volta.
Dal canto suo anche Son Ye-jin ci regala una bellissima interpretazione, fresca e sprizzante. Il suo personaggio è il contrario del marito: lei sa rinnovarsi, sa cambiare e adattarsi alle circostanze e alle innovazioni della vita e della società. Cambia pelle e vita in base alle esigenze della sua famiglia, muovendosi tra ricchezza e povertà senza perdersi d’animo. E’ lei a portare davvero avanti la casa, tanto da coprire e difendere il marito quando intuisce la sua colpevolezza.
Il nostro riscontro:
Nel complesso un film davvero bello, un degno e grande ritorno del regista al cinema che probabilmente vincerà qualche Premio, non solo a Venezia ma anche a livello internazionale. Se fosse così noi ne saremmo sicuramente piacevolmente contenti!