Bugonia: un film sugli alieni per raccontare i traumi dell’umanità contemporanea
Il mondo di Yorgos Lanthimos torna al Festival del Cinema di Venezia con Bugonia, emozionando ancora un volta il pubblico con uno dei migliori film presentati fino ad ora alla Mostra.
Un thriller investigativo e psicologico, che passa però per la commedia e lo splatter, fino al fantastico.
Questa nuova pellicola vede ancora una volta la partecipazione della musa del regista, ovvero Emma Stone, accompagnata da Jesse Plemons, Aidan Delbis, Alicia Silverstone e Stavros Halkias, in una storia tutta dedicata alla credenza degli alieni sulla Terra, ai complotti e alla fine della specie umana.
La Stone è la CEO di un’azienda farmaceutica all’avanguardia, ricca, forte, indistruttibile. Plemons è un ragazzo disadattato, depresso, subdolo perché nasconde un lato pazzoide. Ben presto capiamo che il film gioca sullo schema dei contrari e degli uguali, in quanto veniamo a scoprire che il personaggio di Michelle è in realtà il carnefice della trama, che però svolge i suoi compiti a fin di bene. Al suo contrario Teddy è una vittima divenuta pazza ed emotivamente instabili per i traumi subiti dopo la malattia della madre, che lo portano però a trasformarsi nel vero carnefice della storia.
Intorno a questi due personaggi vediamo una comunità che si sta sfaldando, come le stesse api (a cui si ispira il titolo) che rischiano l’estinzione per lo sfruttamento umano. A questo si aggiunge la disgregazione e il disagio della sopravvivenza che nasce dalle solitudini e dai traumi contemporanei.
È evidente che c’è un prima e un dopo Povere Creature di Lanthimos, che ad oggi resta uno dei migliori film del regista, in cui si passa dalla mitologia moderna alla descrizione dell’industria americana che viene fatta in questa pellicola. Il cinema di Yorgos è sempre stato un turbamento continuo che sfociava nella sensualità, in Bugonia viene cancellata questa visione per trasformarsi in un mondo reale che si avvicina a quello dei suoi racconti, quasi un documentario sulla realtà contemporanea, una lenta d’ingrandimento sui traumi che si trasformano in violenza ed ossessione per qualcosa.
Prima ammiravamo mondi apparentemente realistici ma che in realtà non lo erano, un modo poetico ed estetico usato dal regista per osservare e descrivere il mondo. In Bugonia questo irreale appare solo alla fine del film, messo inizialmente da parte per assistere invece alla storia di un complotto che diventa ossessione, così intricato e viscerale da farlo diventare automaticamente la realtà del mondo in cui viviamo.
Il finale è sicuramente un qualcosa di inaspettato ma che sotto sotto, se conosci il cinema di Lanthimos, ti aspetti. Forse un pò fuori dalle righe, talmente tanto che stravolge tutto il film, ma comunque apprezzabile e stravagante.
Le domande che si pone il film:
Esistono gli alieni? Hanno fatto esperimenti sugli umani per cercare di distruggerli? Queste solo le domande che si pone Teddy dopo che la madre malata si è sottoposta a cure sperimentali e le capitano cose assurde. Questo fardello lo convince che gli alieni esistono davvero e sono tra noi, dunque li cerca e li trova in Michelle. Lei ovviamente nega tutto, in modo così ineluttabile e ironico che è inevitabile crederle senza alcun dubbio. Persino quando racconta una storia verosimile che conferma la sua natura aliena, per compiacere Teddy e farsi liberare, continui a credere che lo stia facendo solo per salvarsi la vita. Eppure andando avanti nel minutaggio del film il dubbio inizia ad insinuarsi, inizi a pensare che forse potrebbe esserci un seme di verità nelle folli credenze di Teddy, perché una pazzia così ben architettata e dettagliata è difficile immaginarla. Qua sta la bravura del regista, che crea una trama distorta e alienante, fondata sul dubbio continuo tra realtà ed apparenza, tra l’ossessione umana che porta a fare cose surreali e il surreale stesso che in realtà potrebbe essere reale.
Un climax continuo che ogni volta che un tassello in più viene fatto scoprire, si fa sempre più angosciante e distruttiva. Queste sfumature vengono enfatizzate dalla fotografia e da un’ambiente claustrofobico, con scene che si svolgono quasi totalmente nella casa del protagonista.
Allo stesso modo il regista ci regala uno scorcio delle ossessioni americane moderne, quelle che portano ragazzi comuni e segretamente complessati, a svolgere azioni violente e pericolose, come se ne sentono purtroppo sempre più spesso al telegiornale.
Infine è anche un film rivelazione: non sugli alieni in sé, ma su come le ultime generazioni umane stiano distruggendo il mondo e la natura, come erodono e danneggiano ogni giorno l’ecosistema vivente, tanto da essere arrivati ad un punto di non ritorno, in cui non si può più essere salvati, neanche da forze sovrumane come quelle aliene.
I personaggi tra verosimile e illusione:
I personaggi sono grotteschi ma eccezionali, l’interpretazione di Emma Stone è memorabile e ingannevole, si è persino fatta tagliare i capelli a zero per rendere meglio il personaggio e, come sempre, alla fine si miscela perfettamente nel mondo fantastico di Lanthimos.
La grande sorpresa è però Jesse Plemons nel suo primo ruolo importante da vero e indiscusso protagonista. È brillante e convincente, e per quanto alla fine si rivela un folle che fa esperimenti sulle persone per trovare gli alieni, il suo personaggio ha quella genuinità dovuta dal trauma che ti fa comunque empatizzare con lui e la sua “malattia”. Un’ossessione che tra l’altro alla fine si scopre essere non solo plausibile, ma perfettamente reale. Il suo subconscio che lo porta a cercare un colpevole per la malattia della madre con teorie discutibili, lo porta in realtà a trovare la verità. Solo che fatichi a credergli.
Conclusioni:
Nel complesso Bugonia è un grande film, che premiamo per la sua originalità ed audacia, oltre che per la bravura degli attori che lo rendono così speciale. Ma soprattutto lo apprezziamo per essere stato in grado di insinuarci il dubbio e la consapevolezza di non credere subito alla apparenze.